venerdì, Aprile 12, 2024
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Knight of Cups, recensione del film di Terrence Malick con Christian Bale

Il regista Terence Malick ha cercato da sempre, in ogni inquadratura, in ogni frammento della propria filmografia, in ogni lungometraggio, quella grammatica audiovisiva personale e specifica in grado di raccontare l’insondabile – le profonde complessità della psiche e dell’animo umano – svincolandosi da qualunque precostituito concetto di spazio/tempo.

Nei suoi film le abituali coordinate di riferimento vengono abbattute, la narrazione si presta al respiro dei personaggi e l’onirico, il lirico, la riflessione diventano un corpo unico con la fotografia, pronta a mimetizzarsi con le potenzialità dello spettro dell’iride o, più semplicemente, con l’occhio di chi guarda.

Questo processo si manifesta anche nell’ultima fatica del regista americano, da oggi nelle sale: dopo una lunga attesa, Knight of Cups è pronto a debuttare conquistando il pubblico con le sue suggestioni ipnotiche e con le potenzialità di un viaggio che, al contrario dei road movie più tradizionali, è nel cuore dell’anima stessa del protagonista, interpretato da Christian Bale.

Rick (Bale) è uno sceneggiatore hollywoodiano, corteggiato dal mondo sulfureo della mecca del cinema e rapito dalle sirene del successo, dalle feste sfrenate, dalla rutilante movida e dalla “grande bellezza” (soprattutto quella femminile). Ma dietro la patina sfavillante, la vita dell’uomo nasconde segreti e baratri inconfessabili: la morte del fratello Billy, i sensi di colpa di suo padre Joseph (Brian Dennehy), le difficoltà ad accettare la realtà da parte di suo fratello Barry (Wes Bentley) minano,  profondamente, la sua stabilità e le proprie certezze.

Atutto questo, si aggiunge il suo complesso rapporto con le donne, tante, diverse, che compongono il mosaico caleidoscopico della propria esistenza decostruita: l’attrice Della (Imogen Poots), la dottoressa Nancy (Cate Blanchett), la modella Helen (Freida Pinto), la fedifraga ma amatissima Elizabeth (Natalie Portman), la spogliarellista Karen (Teresa Palmer) e la giovane Isabel (Isabel Lucas); ogni donna ha un volto diverso, ogni incontro aggiunge un tassello al puzzle frammentato della vita di Rick, alla vera ricerca di sé.

Senza rinunciare agli aspetti chiave della propria poetica, in Knight of Cups Malick si confronta con aspetti legati alla psiche, all’onirico, all’esoterico e alla trascendenza: è forte il rimando alla sfera religiosa (con il discorso sul perdono, sulle conseguenze delle azioni dei padri, con un rimando lontano alle suggestioni del “figliol prodigo”), al lato più esoterico della realtà (la fiaba che Joseph raccontava a Rick da bambino; i riferimenti agli Arcani Maggiori dei Tarocchi marsigliesi, che scandiscono i capitoli in cui è suddiviso il film).

Come in una sorta di viaggio sciamanico, ogni inquadratura – definita e immortalata dalla fotografia del premio Oscar Emmanuel Lubezki – rimanda a qualcosa di diverso, ad un tassello del viaggio iniziatico di questo sceneggiatore in crisi: dal terremoto iniziale – che scuote il suo loft, ma soprattutto la sua vita – fino alla ricerca viscerale della Libertà che passa attraverso il viaggio.

Un viaggio in sé stessi ma anche un viaggio rivolto all’esterno, dove ogni incontro avvia un processo d’analisi, spinge Rick verso un nuovo livello di consapevolezza: in modo progressivo prende coscienza della futilità e vacuità della propria vita, ma – proprio come il principe della fiaba – è talmente intorpidito da non riuscire a scovare la rara perla che doveva cercare, scivolando in un sonno profondo dall’ipnotico eco e dall’esoterico risvolto.

Guarda il trailer ufficiale di Knight of Cups

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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