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Ketticè, recensione del film di Giovanni Tortorici

Ketticè è il secondo film di Giovanni Tortorici, prodotto da Luca Guadagnino. Nel cast anche Monica Bellucci. In sala dal 3 settembre grazie a PiperFilm.

Mentre i protagonisti da lui scelti ringiovaniscono, il cinema di Giovanni Tortorici evolve. Classe 1996, due anni fa il regista palermitano aveva colpito nel segno con il suo lungometraggio d’esordio, Diciannove, presentato alla Mostra di Venezia: un coming of age semi-autobiografico brillante e ricco di idee, a volte eccessivo ma comunque pungente, su un diciannovenne al primo anno di università schivo, solitario e un filo borioso. Ketticè, in concorso al Locarno Film Festival, di idee ne ha forse di meno, ma sono anche più chiare, nette e centrate. 

Un’autobiografia al contrario

Palermo, 2012. Giulio (Salvatore Gallina) ha 16 anni e non ha idea di cosa fare del proprio futuro. Le sue giornate trascorrono nell’ozio più totale, tra un tiro di canna e l’altro e le serate con gli amici, mentre il rapporto con la madre (Monica Bellucci) è sempre più conflittuale. Le cose cambiano (o forse no) quando conosce Ketty (Rachele Testagrossa), una ragazza indipendente e imprevedibile con cui stringe un’amicizia profonda, al di là dei condizionamenti esterni e del giudicante mondo dei genitori e dei professori. 

Con il supporto di Luca Guadagnino – produttore di entrambi i film – Tortorici prosegue il suo percorso d’indagine del difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Lo fa con quello che sembra il secondo capitolo di un’autobiografia al contrario, che procede a ritroso nello spazio e nel tempo – Diciannove era ambientato nel 2015 – e racconta versioni diverse (ma non poi così tanto) del medesimo personaggio. Difficile dirlo con certezza, ma l’impressione che Giulio sia un nuovo alter ego del regista è piuttosto forte. 

Rispetto al Leonardo del film precedente, il protagonista di Ketticè è decisamente meno arrabbiato, meno asociale e meno studioso. Meno “arrapato”, perfino, nonostante sia nel pieno dei fermenti ormonali e abbia più di uno scambio intimo con delle coetanee, sempre però con fare disinteressato e apatico. Lo stesso legame con Ketty resta puramente platonico, e probabilmente è proprio per questo che Giulio la lascia entrare laddove tutti gli altri vengono esclusi: la sua piccola automobile, inizialmente presentata come un rifugio privato dal mondo esterno, diventa il luogo in cui i due ragazzi passano le giornate, comprando erba dagli spacciatori locali e condividendo lunghi silenzi.   

Alla (ri)scoperta di nuovi e vecchi volti

Differenze a parte, non è così difficile vedere Giulio diventare, nel giro di qualche anno, un altro Leonardo. Con lui condivide l’animo ribelle, il rifiuto di sottostare a regole e convenzioni sociali e una madre oppressiva che si lancia in dichiarazioni isteriche e inutilmente esasperate. In Diciannove questo tema era solo accennato, mentre Ketticè ne fa uno dei punti nevralgici del racconto con – a sorpresa – una Monica Bellucci particolarmente in parte: Tortorici ne riscopre le doti comiche (certe battute sono esilaranti) mescolandole all’aria malinconica e al velo di tristezza che appartengono già al volto dell’attrice. 

Tra i talenti più evidenti del regista, tuttavia, c’è quello di saper ricavare performance convincenti da parte dei suoi giovani interpreti. Lo aveva fatto con Manfredi Marini, non attore senza alcuna esperienza di recitazione, e lo fa di nuovo con Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, entrambi esordienti e probabilmente non professionisti. Non sappiamo se questa sarà una tendenza costante del cinema di Tortorici, ma finora è chiaro l’intento (di eredità neorealista) di cercare delle facce nuove, diverse dalle solite e prese dalla strada, per dare alle sue storie un carattere più genuino e meno artificioso. 

L’annullamento del coming of age

Qualcosa di simile avviene all’impianto visivo e sonoro, lontano dalla tipica italianità e più vicino a un linguaggio internazionale, curato nella fotografia, nell’attenzione alla lingua e nella scelta di campi, piani e movimenti di macchina. Diminuisce la varietà di soluzioni stilistiche, come gli inserti animati o gli split screen, e l’anima da coming of age del film precedente viene quasi annullata. Ketticé sembra, in effetti, girare quasi a vuoto, battendo spesso sulle stesse note e rifiutandosi di costruire un convenzionale cammino di crescita per i protagonisti. Ma è solo un riflesso del contesto che circonda questi ultimi.

Dall’irrequieto vagabondare tra Londra, Siena e Torino della sua opera prima, il cineasta ci offre infatti un primo, vero sguardo alla sua città natale. Ed è un luogo dall’inquietante immobilismo, che abbatte sogni e obiettivi e genera solo tossicodipendenti, nullafacenti o criminali. Giulio e Kitty (ma soprattutto Giulio) si aggirano come fantasmi invisibili per le strade, deserte di giorno e popolate di ragazzi ubriachi di notte. 

Tra i primi amori puberali, la mafia sullo sfondo, i viaggi in auto, le risse tra ragazze, le feste in piazza, gli insegnanti rancorosi e offensivi, gli allenatori di calcio esaltati, le scommesse disperate, lo spaccio di droga e l’ascesa di Facebook come surrogato della socialità, ecco però che Palermo, e il film con essa, racchiude al suo interno una grande vivacità. Per quanto non sia bello quanto Diciannove, né altrettanto grezzo, Ketticè conferma dunque l’estro artistico e la sensibilità umana di Giovanni Tortorici e contribuisce a definire lo stile di un autore dal grande potenziale, di cui abbiamo visto solo la punta dell’iceberg. 

Guarda il trailer ufficiale di Ketticè

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Opera seconda di Giovanni Tortorici, Ketticè prosegue l'indagine sull'adolescenza iniziata con Diciannove e sembra quasi il secondo capitolo di un'autobiografia al contrario. Non è grezzo né straripa di idee come il film precedente, ma è anche più chiaro, netto e centrato in quello che vuole raccontare, confermando il talento del giovane autore. Con una Monica Bellucci decisamente in parte e un giovane cast non professionista molto convincente.

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Opera seconda di Giovanni Tortorici, Ketticè prosegue l'indagine sull'adolescenza iniziata con Diciannove e sembra quasi il secondo capitolo di un'autobiografia al contrario. Non è grezzo né straripa di idee come il film precedente, ma è anche più chiaro, netto e centrato in quello che vuole raccontare, confermando il talento del giovane autore. Con una Monica Bellucci decisamente in parte e un giovane cast non professionista molto convincente. Ketticè, recensione del film di Giovanni Tortorici