lunedì, Settembre 20, 2021
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Jungle Cruise, recensione del film con Dwayne Johnson e Emily Blunt

La recensione di Jungle Cruise con Dwayne Johnson ed Emily Blunt. Nelle sale dal 28 luglio e in streaming su Disney+ dal 30 con Accesso Vip.

Jungle Cruise è il nuovo, avventuroso, film targato Disney pronto a riportare in sala le famiglie, per ricreare tutti insieme quella magia della visione collettiva su grande schermo. Complice la presenza nel cast di nomi di spicco come Emily Blunt (A Quiet Place II, ma già avvistata nella Casa di Topolino nei panni di Mary Poppins nel film Il ritorno di Mary Poppins), Dwayne Johnson (che vedremo prossimamente in Black Adam), Edgar Ramirez (The Undoing) e Jack Whitehall, oltre alla partecipazione di Jesse Plemons e Paul Giamatti, il blockbuster ispirato alla celebre – e omonima – attrazione Disneyland arriverà il prossimo 28 luglio nelle sale e in esclusiva streaming su Disney+ con Accesso VIP dal 30 luglio.

Da Londra, in Inghilterra, la dottoressa in botanica Lily Houghton (Blunt) – intrepida, anticonformista e testarda – parte per la foresta amazzonica e recluta il capitano Frank Wolff (Johnson) per guidarla lungo il corso del fiume Rio delle Amazzoni con La Quila, la sua diroccata barca: la donna è determinata a scoprire un antico albero con straordinarie capacità curative, in grado di cambiare il futuro della medicina. Durante questa epica ricerca, compiuta con l’aiuto di suo fratello McGregor (Whitehall), l’improbabile gruppo incontra innumerevoli pericoli e forze soprannaturali, nascosti nell’ingannevole bellezza della rigogliosa foresta pluviale. Ma quando vengono svelati i segreti dell’albero perduto, la posta in gioco per Lily e Frank diventa sempre più alta e il loro destino e quello dell’umanità finiscono per essere appesi ad un fragilissimo filo.

Ogni decennio ha avuto il proprio blockbuster iconografico, rappresentativo e imprescindibile per intere generazioni: film d’avventura e sull’avventura, capaci di concedere allo spettatore ore d’evasione leggere e fresche come un cocktail, permettendo alla fantasia di viaggiare leggera sulle ali della Settima Arte, da sempre il medium prediletto per narrare bizzarre storie d’evasione, ereditando dalla letteratura una certa inclinazione all’immaginazione iperattiva e un vero e proprio gusto per le immagini, capace di appagare il piacere retinico. Immagini mozzafiato che dipingono, come in un olio su tela, le lunghe sequenze d’azione che si susseguono a ritmo incalzante e forsennato, penalizzando la narrazione di una storia in favore dell’intrattenimento.

Jungle Cruise ha una “confezione” seducente e carica di fascino: l’idea di seguire le picaresche vicende di eccentrici personaggi è un topos comune al cinema d’avventura, evidenziato dalla potenza evocativa delle immagini mozzafiato, elegantemente sottolineate dai prodigi raggiunti dalla CGI. Mondi immaginari – o lontani, semplici parti della fantasia – prendono vita sullo schermo d’argento creando uno spettacolo immersivo per lo spettatore, che si ritrova catapultato nel cuore stesso dell’avventura. L’impatto visivo appaga il piacere retinico, smussando le debolezze di una sceneggiatura fragile, basata su situazioni e luoghi comuni già raccontati dalle arti visive del XX Secolo. È da apprezzare il tentativo, da parte della Disney, di trasporre sul grande schermo i loro franchise più famosi della casa di Topolino, donando loro uno spessore narrativo mainstream, creando una drammaturgia avvincente e delle storie destinate ad una serializzazione più lunga.

Un espediente narrativo che ha già premiato il brand nei primi anni 2000, con l’uscita nelle sale del film La maledizione della prima luna, primo capitolo della longeva saga di Pirati dei Caraibi; purtroppo però Jungle Cruise non ha niente a che fare con il mondo di pirati guasconi, bucanieri, mare e maledizioni appena citato, limitandosi ad appiattirsi nel solco di un innocuo divertimento per famiglie, caotico e pirotecnico al punto giusto, incapace di sovvertire le regole o di provare almeno a cambiarle. Il film è figlio dei nostri tempi, cerca di approfondire tematiche “calde” come l’inclusione, l’identità sessuale e di genere, la condizione della donna in una società prettamente maschile: ma il risultato è un tentativo edulcorato e in salsa Disney, innocuo e per tutti.

Jungle Cruise è l’erede di una narrativa cinematografica che spazia da Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta passando per la saga de La mummia fino a Pirati dei Caraibi: tutti grandi titoli che hanno segnato la settima arte, determinando l’estetica del cinema d’avventura nel corso dei differenti decenni. Prodotti che continuano ad echeggiare ancora oggi, osservando l’opera diretta da Jaume Collet-Serra che non riesce però a riprodurre la stessa sospensione dell’incredulità giocosa e spensierata, probabilmente vittima di una sceneggiatura che rimane in superficie senza mai scavare in profondità. Le tematiche importanti che vengono trattate sono solo appena accennate; i personaggi non sono dotati della complessità necessaria per lasciare un segno, un graffio nella memoria dello spettatore – com’è accaduto per Indiana Jones e Jack Sparrow – e finiscono per agire come semplici pedine sulla scacchiera di un gioco divertente quanto effimero e leggero.

Guarda il trailer ufficiale di Jungle Cruise

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Jungle Cruise ha una “confezione” seducente e carica di fascino: l’idea di seguire le picaresche vicende di eccentrici personaggi è un topos comune al cinema d’avventura, evidenziato dalla potenza evocativa delle immagini mozzafiato, elegantemente sottolineate dai prodigi raggiunti dalla CGI.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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