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Joker: Folie à Deux, recensione del film con Joaquin Phoenix e Lady Gaga

Presentato in Concorso a Venezia 81, Joker: Folie à Deux di Todd Phillips, interpretato da Joaquin Phoenix e Lady Gaga, arriverà nelle sale il 2 ottobre grazie a Warner Bros.

Joker: Folie à Deux è un film sdoppiato quanto il suo protagonista. Ha un’anima da musical e una da dramma processuale. Le due non vanno mai d’accordo. Litigano e stridono come l’ombra che insegue il Joker nel cartone animato che si vede all’inizio come riassunto di quanto avvenuto nel primo capitolo. Todd Phillips rifiutava, con la sua opera del 2019, l’appartenenza al genere del cinecomic. Snaturava con sfacciataggine il misterioso villain dandogli una origin story (nei fumetti la sua identità è per lo più misteriosa). Lo rendeva eroe. Questo sequel invece si avvicina maggiormente all’andamento fumettistico, fatto di personaggi che vanno, vengono, ritornano, nuovi ingressi in scena e un “to be continued” costante. Meno sicuro del suo messaggio, lo mette in discussione, e questo è una gran cosa.

Il processo a Joker è arrivato. Arthur Fleck deve rendere conto delle sue azioni alla città di Gotham City. La sfida è tra il Procuratore Distrettuale Harvey Dent e la difesa del killer, diventato simbolo degli emarginati, collettore dello scontento che volteggia sulla città. Il dittico di film si regge interamente sulle spalle, fragili e scheletriche di Joaquin Phoenix che offre un’interpretazione molto più contenuta rispetto alla precedente. Per questo motivo, a tratti, è ancora migliore. Evita finalmente l’overacting, ampliando la gamma di gesti e piccoli tic che danno accesso al mondo interiore del personaggio. Mentre gli viene tagliata la barba la lama lo ferisce, lui si lecca il sangue. In macchina verso il tribunale prepara la sua risata provandone diversi tipi e commentandoseli con uno sguardo. È incredibile il lavoro fatto sugli accenti e sul modo in cui Joker imita le movenze dei suoi avversari nella corte di giustizia.

Joker: Folie à Deux trova però presto i suoi limiti proprio nella sua grande ambizione. Un passo più lungo della gamba, quello di Phillips, che non riesce mai a bilanciare l’introspezione con la costruzione di una tensione. Nel 2019 il racconto finiva con ambiguità: quello che abbiamo visto è reale o è frutto dell’immaginazione di un pazzo che ha ricamato la storia? In Joker: Folie à Deux ci vengono date alcune conferme, andando così a indebolire quanto fatto in precedenza rispetto all’attendibilità o meno del narratore. Anzi, il film si affanna moltissimo a spiegare quanto accaduto, è estremamente dipendente dalle immagini vecchie che continuano a tornare. Ancora una volta c’è un importante momento sulla scalinata, simbolo dell’ascesa al successo. Ancora vediamo la sequenza nei bagni in cui Arthur si guarda allo specchio dopo la danza e si rende conto di essere un doppio: il Joker. Manca, questo sequel, di trovarne una ugualmente iconica.

Un musical riluttante

A ben guardare Joker era già un musical. Si ballava e si cantava moltissimo. Qui il tutto è più diretto: la musica dovrebbe essere uno strumento di ricomposizione cognitiva per i pazienti dell’Arkham Asylum, quindi viene proposta come terapia. È però un manicomio criminale pulito, senza fascino gotico, in cui le guardie lasciano estrema libertà ai detenuti (!). Si giustificherà il tutto, così come tutte le incoerenze del film, con la soggettività della narrazione.

Le regole sono semplici: i numeri musicali sono interiori. Le canzoni sono esplosioni della fantasia dei soggetti che esprimono i loro sentimenti. I brani vengono da film e dischi reali e sono ricantate. Questo perché tutto Joker: Folie à Deux, così come il primo Joker, ha come principale villain (o anche come McGuffin) i media. Ci sono tante televisioni anche qui, sono infatti gli schermi a permettere ad Arthur Fleck di diventare il simbolo di Joker. Contemporaneamente, però, il mondo dei media è la falsa illusione di un’evasione impossibile che manda ai matti. La gente di Gotham vuole evadere con un processo-spettacolo. Vuole evadere rompendo la quarta parete (del tribunale) e facendo evadere il detenuto. Joker: Folie à Deux parla di entertainment.

È questa la parte più forte del film: raccontare l’ossessione del macabro, il sentirsi coinvolti in prima persona dai fatti di cronaca. Ci sono due giurie: quella del tribunale e quella del popolo. A non funzionare è invece tutto il resto. Harvey Dent è scritto con drammatica superficialità. La sua figura fumettistica, simbolo della fede nella giustizia e della rabbia contro la stessa, è qui svilita in poche battute prive di spessore. Anche Harley Quinn è sorprendentemente superficiale. Inizia da fan dell’assassino, e pian piano diventa a sua volta manipolatrice. Una bella idea, se non fosse che la sua presenza evanescente in scena, per via di una ragione narrativa che non sveleremo, la rende un’occasione sprecata.

Joker: Folie à Deux. Credits: Niko Tavernise/Warner Bros. Entertainment

Un sequel non necessario

Il musical del peggior tipo: quello che blocca il ritmo per dare spazio ai momenti musicali. Il contributo di Lady Gaga è minimo. Non c’è la sua capacità musicale di trovare hit e la sua interpretazione canora viene costantemente frustrata da un protagonista che le ruba la scena. Mancando la tensione che avrebbe dovuto generare Harley Quinn, anche il processo finisce per girare nel nulla.

Lo scontro tra accusa e difesa dovrebbe far progredire lo sviluppo del personaggio, invece Todd Phillips usa Joker: Folie à Deux non per andare avanti, bensì per andare dentro. Entrare in Joker, sia personaggio che film, farne uscire i temi, esplicitarli, continuare a navigare in essi. Esiste un film su quanto fatto da Joker al Murray Show all’interno di Folie à Deux. La sua esistenza diventa una cosa di molto conto: Fleck vuole sapere se sia bello o brutto, ci sono persone che l’hanno visto molte volte. È un ragionamento meta (sembra inevitabile nei blockbuster di oggi) che rafforza il sottotesto sulle immagini e sull’apparire. Nulla di nuovo però.

Ancora una volta la saga in solitaria su Joker si presenta al pubblico come un’opera urgente, con molto da dire e con idee ben precise e reazionarie rispetto alla società odierna. Questo Joker: Folie à Deux, però, finisce per essere solo un sequel non necessario, ben realizzato, ma senza la capacità di graffiare.

Guarda il trailer ufficiale di Joker: Folie à Deux

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Joker: Folie à Deux sdoppia letteralmente le ambizioni del primo capitolo, ma finisce per ottenere molto poco rispetto a quello che si propone. Fuori fuoco le parti musicali, brilla l’interpretazione di Joaquin Phoenix ancora migliore rispetto alla precedente; sottoutilizzata invece Lady Gaga. Lo si apprezza per il coraggio, meno per la riuscita.

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