lunedì, Agosto 8, 2022
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Jackie, recensione del film di Pablo Larraín con Natalie Portman

Jackie è un film che riesce ad avvicinarsi alla verità più di qualsiasi documentario, senza però essere un documentario. 22 novembre 1963 o 22\11\63 (per gli amanti di Stephen King) è probabilmente la seconda data più memorizzata dagli americani, subito dopo l’11 settembre 2001.

Come si reagisce quando la persona più potente del mondo viene uccisa, senza che nessuno riesca a fare nulla? L’assassinio del presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzerald Kennedy (JFK) è stata simbolicamente una delle morti più tragiche della storia americana, sia per quanto riguarda la carica presidenziale, sia per quanto riguarda la sua giovane età. Proprio per questo, intorno alla figura di Kennedy si è formato un alone di leggenda, nonostante fosse il quarto presidente nella storia americana ad essere assassinato (per la cronaca gli altri tre sono Abraham Licoln, James Garfield e William McKinley).

Pablo Larraín, regista e sceneggiatore cileno, già vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino nel 2015 con Il Club e autore dello splendido lungometraggio Neruda, circoscrive l’azione del film ai giorni che vanno dall’attentato al presidente JFK fino alla sua sepoltura. Il punto di vista è, come dice il titolo, quello della bellissima First Lady Jacqueline Kennedy. Dopo l’omicidio del presidente, Jacqueline si ritrova a dover fare tutti i preparativi per la funzione del marito. Jackie deve affrontare immediatamente questa tragedia, sia per preservare l’immagine di suo marito sia per se stessa.

Pablo Larraín è un regista geniale. Supportato dalla sceneggiatura di Noah Oppenheim e dall’eccellente fotografia di Stéphane Fontaine (che riprende esattamente l’estetica degli anni ’60), allestisce un film che più di qualsiasi altro documentario si avvicina alla verità. Sia chiaro però che questa non è la verità storica, ovvero quella che viene scritta sui libri e che passa come ufficiale, ma la verità umana di Jackie e della figura del presidente Kennedy.

La scintillante armatura della leggenda perde il suo smalto. La struttura di Jackie consiste in una doppia “confessione”: la prima, più stuzzicante, è quella tra Jackie e il Giornalista interpretato da Billy Crudup, in cui ripercorriamo la storia dall’assassinio fino al funerale; la seconda confessione è invece quella tra la First Lady e il Prete interpretato da John Hurt, in cui siamo partecipi del percorso emotivo della protagonista.

Menzione speciale merita proprio il personaggio di Hurt: nelle ultime parole del suo personaggio ci è sembrato scorgere forse le ultime parole dell’attore da poco deceduto, un tuffo al cuore a cui non si può rimanere insensibili. Natalie Portman è assolutamente Jackie: eccezionale in ogni sfumatura e in ogni grado della sua sofferenza, immensa nella sua umanità, l’attrice compie una prova attoriale a dir poco straordinaria.

Jackie è probabilmente il miglior film sui Kennedy, di sicuro è quello che più di ogni altro ha mostrato la verità umana di questa leggenda.

Guarda il trailer ufficiale di Jackie

Redazione
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