giovedì, Luglio 29, 2021
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Io sono nessuno, recensione del film con Bob Odenkirk

La recensione di Io sono nessuno, il nuovo film action di Ilya Naishuller con protagonista Bob Odenkirk. Al cinema dal 1 luglio.

Io sono nessuno è un film che rientra nella categoria dei guilty pleasure imperdibili, complice la capacità unica di intrattenere il grande pubblico (delle sale) e di ampliare, allo stesso tempo, un immaginario cinefilo già consolidato in seno ai film di genere che costellano la settima arte. Diretto dal giovane regista russo Ilya Naishuller, già brillante “occhio meccanico” dietro il roboante Hardcore!, il film ha la firma di Derek Kolstad alla sceneggiatura – un ulteriore richiamo esplicito all’universo di John Wickmentre al timone produttivo troviamo Kelly McCormick e David Leitch, già creatori di Deadpool 2, dello spinoff di Fast & Furious – Hobbs & Shaw ma soprattutto di Atomica Bionda, altro action adrenalinico strettamente correlato all’universo di Wick.

Se quest’ultimo titolo e la saga di Wick potevano contare su due stelle come Charlize Theron e Keanu Reeves per incarnare le anime letali e tormentate dei main characters intorno ai quali ruotava l’azione, questa volta a prestare il proprio volto al “mite” protagonista Hutch è Bob Odenkirk (Better Call Saul, The Post, Nebraska, Breaking Bad, Piccole Donne) affiancato da Connie Nielsen (Wonder Woman 1984), Christopher Lloyd (la saga di Ritorno al futuro), RZA (L’uomo con i pugni di ferro, I morti non muoiono), Gage Munroe e Aleksey Serebryakov (Amazon’s McMafia). Il film, distribuito dalla Universal, è disponibile nelle sale dal 1 luglio.

Hutch Mansell (Odenkirk) è un padre sottovalutato e un marito trascurato, che prende le umiliazioni della vita in faccia, senza mai respingerle. Un vero signor nessuno, mite e sottotono. Quando una notte due ladri entrano nella sua casa di periferia, l’uomo si rifiuta di difendere se stesso e la sua famiglia, sperando di prevenire in tal modo una violenza maggiore. Suo figlio adolescente Blake (Munroe) rimane deluso da lui, mentre sua figlia cerca di consolarlo e sua moglie Becca (Nielsen) sembra volerlo tenere sempre più lontano. Le conseguenze dell’incidente si scontrano con la rabbia ribollente di Hutch, innescando istinti dormienti e spingendolo verso un percorso brutale che farà emergere oscuri segreti e abilità letali, che l’uomo metterà in pratica affrontando un pericoloso mafioso russo in un turbinio di pugni, sparatorie e stridore di pneumatici.

Io sono nessuno è un giocattolo pirotecnico, roboante ed exploitation dal gusto retrò quanto post-moderno: erede della rivalsa contemporanea dei film di serie B, spesso campioni del Box-Office, si colloca nel solco di una nuova tradizione senza perdere uno sguardo sul passato, che affonda le proprie radici nelle contraddizioni degli anni ’70 e nei suoi (anti)eroi metropolitani. Perché il personaggio di Hutch, per quanto affine a Wick o alla letale bionda Lorraine Broughton, in un primo momento riporta subito alla mente gli echi lontani dei cani di paglia di Peckinpah, dei giustizieri della notte improvvisati – e mossi dalla rabbia – di Charles Bronson o i risoluti ispettori Callaghan della coppia Eastwood-Siegel; un uomo qualunque, un volto comune che si aggira per le strade delle nostre città e che all’improvviso viene scosso fin nel profondo, innescando un viscerale – e inarrestabile – processo di trasformazione.

Ma Hutch ha in sé più sorprese, innalzandosi a perfetto simbolo del nuovo action moderno che è pronto a mettere da parte l’adrenalina e l’intrattenimento in favore dell’aspetto più videoludico, nel quale il viaggio dell’eroe è più lineare e meno tormentato, interattivo e spiazzante quanto basta per tenere alta l’attenzione degli spettatori, a prescindere dalla forza della storia raccontata, dalla capacità di scrittura impiegata per raccontarla o dall’impatto che anche gli altri personaggi esercitano sul pubblico. I characters del nuovo cinema d’azione sono sopra le righe, incapaci di prendersi troppo sul serio, eredi della tradizione del fumetto e dell’immaginario pop degli anni ’80: rispetto a quest’ultimi, ai loro antesignani che hanno colonizzato un decennio, sono meno eroi positivi e più scanzonati anti-eroi sconfitti, personaggi dalla moralità ambigua e dai passati turbolenti che riemergono nei momenti più impensati, complici le sceneggiature con degli esili inneschi.

Ma basta una piccola scintilla per accendere una miccia cortissima, capace di far esplodere un ordigno perfetto: e Io sono nessuno lo è, una perfetta bomba di intrattenimento videoludico di cui godere in sala, tra la gente (distanziata e mascherata), circondati dai suoni e davanti alla magnificenza dello schermo d’argento: le scene d’azione orchestrate da Naishuller sono incalzanti, divertenti e dotate di un ritmo perfetto, sporcate dalla patina metropolitana che trasforma Hutch in un uomo qualunque capace di ribellarsi, un giustiziere della notte lontano però dalla critica sociale di Winner, di Bronson e degli anni ’70 in generale; piuttosto quello che si ribella sullo schermo è un quasi sessantenne consapevole della propria età, del proprio passato e dei propri limiti, capace tanto di rifilare dei fendenti mortali, elaborare pericolose trappole quanto di incassare (male) i colpi inferti dai propri nemici.

Io sono nessuno, nonostante la regia adrenalinica e incalzante, dal respiro serrato e dirompente che non lascia mai spazio ad un tempo morto o ad un rallentamento nella sceneggiatura che finisce per non smagliarsi mai, si configura come la perfetta occasione per tornare in sala grazie soprattutto al suo protagonista, un Bob Odenkirk che è a tutti gli effetti il Nobody del titolo originale del film. Con quel volto laconico e cinico allo stesso tempo, Odenkirk è un nessuno pericolso ma divertente, un moderno Dr. Jekyll che nasconde dentro di sé un Mr. Hyde letale come un’arma, affilato come un filo d’acciaio, irresistibile come il desiderio dell’uomo medio che può deflagrare, in una pirotecnica esplosione, solo sul magico schermo d’argento.

Guarda il trailer ufficiale di Io sono nessuno

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Io sono nessuno è un giocattolo pirotecnico, roboante ed exploitation dal gusto retrò quanto post-moderno: erede della rivalsa contemporanea dei film di serie B, spesso campioni del Box-Office, si colloca nel solco di una nuova tradizione senza perdere uno sguardo sul passato, che affonda le proprie radici nelle contraddizioni degli anni ’70 e nei suoi (anti)eroi metropolitani.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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