In Viaggio Verso un Sogno, recensione del film con Shia LaBeouf

scritto da: Ludovica Ottaviani

In Viaggio Verso un Sogno – The Peanut Butter Falcon è il titolo del nuovo film indie con protagonisti Shia LaBeouf e Dakota Johnson che affiancano l’esordiente Zack Gottsagen, straordinario mattatore in quest’opera diretta a quattro mani da Tyler Nilson e Michael Schwartz.

La commedia indipendente – con venature da dramedy on the road e un tocco southern – è stata accolta molto positivamente negli Stati Uniti dopo la première dello scorso South by Southwest (Texas), ma soprattutto grazie al passaparola che lo ha portato ad avere successo presso il pubblico e la critica, rivelandosi un vero successo al box office almeno prima che l’emergenza COVID-19 arginasse la sua inarrestabile corsa; per tale motivo, il film sarà disponibile in prima visione on demand sulle principali piattaforme digitali a partire dal 1 giugno (come potete approfondire qui).

Zak (Zack Gottsagen), un giovane ragazzo con la sindrome di Down, scappa dalla casa di cura dove vive per inseguire il sogno di allenarsi con il suo eroe e diventare un wrestler professionista. In un’imprevista svolta del destino, la strada di Zak s’incrocia con quella di Tyler (Shia LaBeouf), un burbero fuorilegge in fuga. Tra i due nascerà un’amicizia così forte da riuscire persino a convincere Eleanor (Dakota Johnson), amorevole ma determinata tutrice di Zak, a unirsi al loro viaggio verso la scuola di wrestling fondata dal suo mito.

Non è facile trovare punti di vista alternativi per raccontare piccole, grandi, storie di ordinaria normalità: spesso il rischio d’incappare nei luoghi comuni, nei cliché atavici e ben consolidati – ma non sempre riusciti – è dietro l’angolo. Immaginiamo quando si aggiunge, a tutto questo, anche la voglia di raccontare una condizione di diversità che rende unici, ma che corre il pericolo di scivolare nella retorica più drammatica e abusata. In Viaggio Verso un Sogno – The Peanut Butter Falcon trova una chiave di lettura unica e inedita proprio là, dove altre commedie indie hanno mostrato i propri limiti, e lo fa grazie al recupero di modelli classici della narrazione e ad una genialità insita nella sceneggiatura.

Lo script, firmato dagli stessi registi, si rifà all’archetipo del viaggio on the road a stelle e strisce coniato da Mark Twain nei suoi racconti e romanzi brevi: l’innocenza e l’ingenuità che lo scrittore intravedeva negli americani sono ben incarnati da Zak, giovane affetto dalla Sindrome di Down capace di superare ogni prigione – e limite – imposto dalla paura o dalla diversità grazie alla forza del suo grande sogno, ovvero diventare un wrestler. Nell’ottica di Zak anche una semplice fuga da una casa di riposo si trasforma in un’avventura senza regole, atipica e spensierata proprio come quelle vissute dai giovanissimi protagonisti delle storie di Twain.

Un dettaglio fondamentale è legato al wrestling, perché non c’è niente di più americano – a parte il football – che meglio può incarnare l’identità, anacronistica e unica, di un luogo come gli Stati Uniti. E il viaggio compiuto da Zak lo trascina nel cuore estremo del sud, tra filari di grano e oceani che lambiscono le spiagge, un sud scandito dalla musica folk che lo accompagna durante quest’avventura insieme a Tyler. Tom Sawyer e Huckleberry Finn, compagni di viaggio in fuga, fuorilegge improbabili e picareschi, non pericolosi; così appaiono Zak e Tyler (un ritrovato LaBeouf dopo la performance in Honey Boy) entrambi proiettati lontano dal passato – e dalle sue ombre – e vicini ad un futuro indefinito, ma che definiscono ogni giorno a piccoli passi mentre intensificano la loro amicizia.

E questa improbabile strana coppia dal sapore letterario – e classico – trova un terzo elemento nella figura di Eleanor, sensibile tutrice di Zak che irrompe nella bromance tra i due ma senza incrinare gli equilibri, anzi, tingendo il road movie dai toni dramedy di un romanticismo sospeso e delicato, di una tenerezza malinconica comune al linguaggio dell’indie ma mostrato qui sotto una nuova luce sfolgorante. Tanti dei capisaldi del genere indie (appunto) hanno trovato nuova linfa vitale nel film, grazie anche alla fotografia e alla regia, con panoramiche e campi lunghissimi che evidenziano la natura incontaminata del paesaggio americano, i suoi aspetti più selvaggi e vicini a quella purezza di cui scrivevano Twain, Whitman e altri padri fondatori della narrativa statunitense.

In Viaggio Verso un Sogno – The Peanut Butter Falcon è la cronaca dell’ultima versione, post-moderna, del sogno americano visto attraverso gli occhi dell’innocenza: il desiderio di Zak supera ogni ostacolo, limite o confine grazie alla sua purezza e grazie alla capacità di Tyler (e di Eleanor) di credere nel suo stesso sogno, nonostante le evidenti difficoltà. Rispetta alla lettera il canone del tradizionale road movie, specchio di un’avventura e di un viaggio interiore, supera gli ostacoli della banalità dipingendo un ritratto estroso e sopra le righe ma proprio per questo umano, pulsante di voglia di vivere e di respirare libertà.

Guarda il trailer di In Viaggio Verso un Sogno

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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