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In the Grey, recensione del film di Guy Ritchie con Jake Gyllenhaal e Henry Cavill

Interpretato da Jake Gyllenhaal, Henry Cavill e Eiza González, In the Grey di Guy Ritchie arriva al cinema dal 14 maggio con 01 Distribution.

Guy Ritchie è tornato. E già questa, per chi ha amato il cinema ipercinetico, ironico e criminale di Lock & Stock – Pazzi scatenati, SnatchLo strappo e The Gentlemen, non è una notizia da poco. In the Grey segna infatti il ritorno del regista britannico alla sala dopo una lunga parentesi, durata ben sette anni, fatta di film distribuiti dalle piattaforme: da La furia di un uomo – Wrath of Man a Operation Fortune, passando per The Covenant, Il ministero della guerra sporca e Fountain of Youth – L’eterna giovinezza. Nel frattempo, Ritchie ha anche esplorato il mondo seriale con The Gentleman, tratto dal suo stesso film, e MobLand, arrivati rispettivamente su Netflix e Paramount+.

In the Grey si presenta con una storia produttiva e distributiva piuttosto movimentata: annunciato nel maggio 2023, è stato girato a Tenerife tra settembre e ottobre dello stesso anno, proprio durante lo sciopero degli attori che in quei mesi aveva bloccato gran parte di Hollywood. La produzione è riuscita comunque ad andare avanti grazie a un accordo speciale, per poi restare in sospeso a causa di ritardi in post-produzione e cambi di distribuzione. Insomma, il film arriva in sala dopo un percorso non proprio lineare. Eppure, appena entriamo nel vivo, tutto questo peso produttivo sparisce: In the Grey accelera subito e non si volta mai indietro.

Dentro la zona grigia

Il film parte in medias res, cioè nel pieno dell’azione. Guy Ritchie ci catapulta direttamente dentro una macchina, sul primo piano di Sophia (Eiza González) mentre prova a mettersi al riparo: fuori infuria una sparatoria e i vetri dell’auto vanno in frantumi sotto i colpi. Con una voce fuori campo, Sophia ci spiega di essere un’avvocata che opera nella zona grigia, cioè in quello spazio tra la morale e l’immorale, tra la legalità e l’illegalità, tra il bianco e il nero. Quando l’azione torna al presente, capiamo davvero cosa intende.

Sophia è a capo di una squadra di agenti sotto copertura, a cui appartengono anche Bronco (Jake Gyllenhaal) e Sid (Henry Cavill), ingaggiati da grandi aziende per recuperare denaro rubato in cambio del dieci percento della somma dovuta. In questo caso il bersaglio è Manny Salazar (Carlos Bardem), un miliardario che, per liberarsi di un prestito aziendale, ha fatto uccidere l’intermediario senza poi restituire il miliardo di dollari che avrebbe dovuto.

La società danneggiata, rappresentata da Bobby (Rosamund Pike), decide quindi di rivolgersi a Sophia e alla sua squadra per convincere Salazar a restituire il denaro. Per raggiungere l’obiettivo, Sophia, Sid e Bronco devono recarsi su un’isola al largo della costa spagnola che, di fatto, è l’isola di Salazar, dato che tutti sembrano lavorare per lui, a partire dalla polizia.

Eiza González al centro del gioco

Jake Gyllenhaal e Henry Cavill funzionano benissimo insieme. Bronco e Sid hanno un’affinità immediata, fatta di prese in giro, provocazioni, complicità e un modo quasi infantile di affrontare il pericolo. Sono divertenti perché sembrano sapere di essere dentro un gioco più grande di loro, ma invece di farsi schiacciare dalla situazione scelgono di attraversarla con arroganza, ironia e una certa dose di incoscienza. Allo stesso tempo, però, non sono solo due semplici braccia armate: sono intelligentissimi, metodici, capaci di costruire piani precisi e di muoversi con lucidità anche quando intorno a loro sembra saltare tutto.

Ma il vero centro del film è Eiza González. Bellissima, certo, ma soprattutto bravissima, magnetica, pienamente dentro il personaggio. In un film dove Gyllenhaal e Cavill hanno i corpi, le battute, la fisicità e il carisma da buddy movie, è lei la vera mente dell’operazione. Sophia non è semplicemente “la donna del gruppo” o il contrappeso elegante alla forza maschile: è il capo. Sono gli altri a chiamarla così, e il film lavora molto bene su questa gerarchia: Bronco e Sid fanno, sparano, corrono, mentre lei vede prima degli altri, organizza, decide, sposta le pedine.

Ritmo serrato e dialoghi affilati

In the Grey dura 98 minuti e non ti lascia mai. È una giostra, una montagna russa, un film costruito per tenere sempre acceso il motore e tenere lo spettatore agganciato senza lascargli tempo per respirare. Il ritmo è serrato, i dialoghi sono affilati, l’ironia attraversa anche i momenti più tesi e l’azione arriva sempre con chiarezza. Questo è un elemento importante: Guy Ritchie non gira scene confuse, non nasconde l’azione dietro il montaggio isterico, non usa il caos come scorciatoia. Le sequenze sono leggibili, dirette con precisione, sporche quando serve ma sempre comprensibili. Si capisce dove sono i personaggi, cosa vogliono fare, da dove arriva il pericolo e come cambia la situazione.

Il film è pieno di tensione, anche grazie all’ottima colonna sonora di Christopher Benstead (da tempo collaboratore fidato del regista), ma non diventa mai pesante. Sta costantemente sul filo del rasoio, senza trasformarsi però in un action cupo o muscolare fino allo sfinimento. C’è sempre qualcosa a sporcare la gravità del momento: una battuta, un dialogo, un’ironia che si infila dentro la tensione senza interromperla. Il regista sa benissimo, soprattutto nella seconda parte del film, di star esagerando, ma la cosa bella è che riesce comunque a far sembrare plausibile quello che accade, realistico dentro le regole del suo mondo.

Intrattenere con stile

La forza di In The Grey sta anche nella sua onestà. Non vuole reinventare il cinema d’azione, né tantomeno appesantirsi con ambizioni che non gli appartengono. È un film senza grandi pretese autoriali dichiarate, ma fatto con una sicurezza che oggi non è affatto scontata. E verrebbe da dire: ad avercene di film così.

Guy Ritchie è in pieno controllo per tutto il film. Anche quando indulge in qualche esagerazione, anche quando sembra divertirsi un po’ troppo con i suoi personaggi, non perde mai il comando del racconto. Sa dove mettere la macchina da presa, sa quando accelerare, sa quando lasciare spazio agli attori e sa soprattutto come costruire un tono. Perché il tono, in un film del genere, è tutto. Basta poco per cadere nel ridicolo involontario o nel prodotto senz’anima. In the Grey, invece, resta sempre dentro una zona di divertimento intelligente, muscolare ma non stupido, leggero ma non svogliato.

Forse non sarà il miglior Guy Ritchie in assoluto, e forse In the Grey non avrà l’impatto iconico dei suoi titoli più amati. Ma è un film lucidissimo che dimostra ancora una volta quanto il regista britannico sia perfettamente a suo agio nel cinema d’azione più divertito e spettacolare. Un cinema di ritmo, di facce, di battute, di corpi in movimento: elegante, rapido, ironico, violento quanto basta. Un cinema che sa benissimo cosa vuole fare: intrattenere, ma pur sempre con stile.

Guarda il trailer ufficiale di In the Grey

GIUDIZIO COMPLESSIVO

In The Grey è un action-thriller compatto, divertente e adrenalinico, guidato da un Guy Ritchie in ottima forma e da un cast perfettamente accordato. Non è un’opera rivoluzionaria, ma è cinema di intrattenimento fatto con mestiere, ritmo e personalità. E oggi, francamente, non è poco.

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