lunedì, Luglio 4, 2022
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Il Vizio della Speranza, recensione del film di Edoardo De Angelis

A due anni esatti dal successo folgorante di Indivisibili, Edoardo De Angelis torna dietro la macchina da presa per dirigere un nuovo ritratto della femminilità intesa come sfruttamento del corpo, un corpo che da prigione esistenziale diventa contenitore di dolore e martirio, punto nevralgico e cuore pulsante dal quale far partire una rivoluzione.

Quella raccontata ne Il Vizio della Speranza, presentato nella Selezione Ufficiale della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma, è la più nera delle favole contemporanee che affonda le sue radici in una spaventosa realtà – quella della maternità surrogata legata al traffico illegale di neonati – capace di non renderci più umani, di sottrarci alle nostre idee e ai nostri sentimenti, e di trasformarci in dei non morti con il cappuccio sulla testa e il passo risoluto, che vivono un giorno alla volta, senza sogni né desideri.

Le musiche ancestrali di Enzo Avitabile, che torna a lavorare con Edoardo De Angelis dopo Indivisibili, si sposano alla perfezione con lo stile personalissimo – a volte crudo, a volte evocativo – del regista e sceneggiatore napoletano, che ancora una volta ci racconta di personaggi maledetti come intrappolati in un purgatorio senza fine, segnati dal passato e schiacciati dal presente, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro.

Un futuro scritto fuori e dentro il corpo di donne che attraverso la resistenza sperano nella ribellione. La ribellione nei confronti di un mondo che tende alla disumanizzazione, in cui chi resta immobile è destinato alla sconfitta e chi si muove, invece, chi ha ancora la forza di resistere, coltiva ardentemente quel vizio, “il vizio della speranza” a cui fa riferimento il titolo; quella speranza che sottindende un cambiamento radicale e rivoluazionario.

Quella speranza di chi ogni giorno – come la protagonista Maria – si trascina tra la sporicizia di un ambiente tossico e l’oscurità più bieca dell’animo umano, nascosta tra le nuvole di fumo di una madame ingioiellata (una superba Marina Confalone) o tra le gocce d’acqua che scivolano sul corpo nudo di una madre snaturata che nasconde i propri orrori dietro l’apatia affettiva più totale (una terrificante Cristina Donadio).

La Maria di Pina Turco è, però, la vera anima sofferente de Il Vizio della Speranza (qui l’incontro con il cast in occasione di RomaFF13): feroce e generosa, traghettatrice di anime dannate che hanno perso tutto, con due occhi disperati e urlanti che scrutano dentro la nostra anima, così come il film stesso: un film che fa riflettere, che fa male; un viaggio dall’inferno al paradiso forse meno accurato, preciso e sconvolgente di quello di Viola e Daisy, ma non per questo incapace di far arrivare il suo messaggio forte e chiaro, con prepotenza.

Guarda il trailer ufficiale de Il Vizio della Speranza

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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