martedì, Agosto 9, 2022
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Il Tuo Ultimo Sguardo recensione del ritorno alla regia di Sean Penn

Il Tuo Ultimo Sguardo (The Last Face) è il nuovo atteso e discusso film diretto da Sean Penn, attore e regista Premio Oscar che torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di un amore impossibile sullo sfondo dei sanguinosi conflitti che devastano il corno d’Africa.

Durante la guerra in Liberia del 2003, la dottoressa Wren Petersen (il Premio Oscar Charlize Theron), figlia del fondatore di una nota associazione umanitaria attiva sul territorio africano, decide di partire per raccogliere l’eredità paterna e vedere, con i propri occhi, la vita che suo padre aveva scelto per sé. Qui si unisce ad un’equipe medica composta dai dottori Faber (Jared Harris), Love (Jean Reno), dalla cugina infermiera Ellen (Adéle Exarchopoulous) e dal dottore spagnolo Miguel Leon (il Premio Oscar Javier Bardem).

Il Tuo Ultimo Sguardo rappresenta un tentativo di unire impegno civile e sociale alla classica romance che, da sempre, cattura l’attenzione degli spettatori perché universale e magnetica.

Wren e Miguel finiscono per innamorarsi, ma trovare un modo per mantenere vivo il rapporto in quelle condizioni estremamente difficili, mentre provano anche a trovare delle soluzioni per il conflitto che li circonda superando le proprie opinioni diametralmente opposte, sembra una sfida troppo grande perfino per un amore così ostinato e contrario come il loro.

Il Tuo Ultimo Sguardo, basato su una sceneggiatura di Erin Dignam, rappresenta un tentativo – compiuto ai margini del “sistema Hollywood” – di unire impegno civile e sociale alla classica romance che, da sempre, cattura l’attenzione degli spettatori perché universale e magnetica.

il tuo ultimo sguardo

Il Tuo Ultimo Sguardo: il discusso ritorno di Sean Penn alla regia

In questo caso specifico la presenza di due divi come Bardem e la Theron, divi “atipici” (lei sudafricana, lui spagnolo) nel panorama patinato della mecca del cinema, calamita immediatamente l’attenzione voyeuristica di chi guarda, scivolando in modo più o meno congeniale nel cuore di una storia che affonda le proprie radici nella realtà dei nostri contraddittori tempi, ma che Penn sceglie di raccontare ricorrendo a dei moduli di genere datati.

Guardando Il Tuo Ultimo Sguardo si viene assaliti da sensazioni amarcord – ancora una volta – contraddittorie, che rimandano a blockbusters più datati, quando era possibile integrare il melodramma con l’impegno, risultando entrambe due realtà inscindibili anche solo a livello conoscitivo ed informativo. Oggi, che un medium come il cinema ha perso il proprio primato come unico mezzo d’informazione pop su larga scala; oggi che il suo ruolo è insidiato da nuovi – e più agguerriti – media che passano per il web e le sue infinite potenzialità, ha ancora senso parlare di una messinscena simile, di moduli così datati?

Il risultato finale è fragile, in bilico su un delicato equilibrio pronto ad infrangersi davanti all’eccesso retorico delle immagini

Non bastano due superstar circondate da ottimi attori di supporto (come Reno o Harris) e un regista tanto impegnato quanto famoso per il proprio ruolo sociale, che lo vede coinvolto sempre in prima linea, a creare un mix perfetto: il risultato finale è fragile, in bilico su un delicato equilibrio pronto ad infrangersi davanti all’eccesso retorico delle immagini, a quel concentrato di dolore, morte, emozioni forti che viene mostrato in tutta la sua crudeltà, come in un reportage televisivo.

Il cinema, la macchina delle illusioni, ha ancora bisogna di nutrirsi dei sogni e dei bi-sogni degli spettatori: un eccesso di realtà rischia di trasformare il risultato finale in una discutibile “pubblicità progresso” dal gusto 80’s, se a salvarlo non intervenisse il carisma dei due interpreti e l’intensa love story che incarnano sul grande schermo, immortalata dal personale stile registico di Penn. Uno stile introspettivo e speculare dei turbamenti interiori che animano i personaggi, ostacolati da contraddizioni che si riflettono, a livello globale, sui numerosi conflitti irrisolti che agitano l’Africa fin dalla notte dei tempi.

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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