venerdì, Ottobre 7, 2022
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Il Testimone Invisibile, recensione del film con Riccardo Scamarcio e Miriam Leone

Il Testimone Invisibile è il titolo del nuovo thriller diretto da Stefano Mordini che lo riunisce, sul grande schermo, all’attore Riccardo Scamarcio, già protagonista del precedente noir Pericle Il Nero. In questo film, oltre a Scamarcio, fanno parte del cast anche gli attori Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato. Il lungometraggio sarà distribuito a partire dal 13 dicembre nelle sale grazie alla Warner Bros. Pictures.

Adriano Doria (Scamarcio), un giovane imprenditore di successo, si risveglia in una camera d’albergo chiusa dall’interno accanto al corpo senza vita della sua amante, la seducente femme fatale e fotografa Laura (Leone). Accusato di omicidio, continua però a dichiararsi innocente. Per difendersi si affida all’avvocato penalista Virginia Ferrara (Paiato), famosa per non aver mai perso una causa; ma l’emergere di un testimone chiave che potrebbe rivelare la verità in procura – condannando definitivamente Doria – costringe i due a preparare in sole tre ore la strategia per la difesa dell’uomo, provando ad attestare la sua innocenza ad ogni costo, scavando nei dettagli alla ricerca della verità.

Il Testimone Invisibile è il remake – fedele e pedissequo – di un originale spagnolo intitolato Contratiempo (come raccontato anche durante la conferenza stampa): pregevole il tentativo, da parte del regista Mordini e della Warner, di adattare punto per punto il film originale, seguendone dettagliatamente la trama e plasmando la sceneggiatura alle necessità e alle esigenze del mercato italiano.

Dal paesaggio spagnolo la vicenda a tinte forti del rampante imprenditore Adriano si sposta nei boschi maestosi del Trentino, immersi in un sinistro silenzio che distorce la realtà fino ad alterarla, trasformandola in un inquietante perturbante di freudiana memoria.

E la stessa, distorta, trasformazione investe lo spazio quanto il tempo del racconto: ogni versione fornita – come insegnava la tradizione di Rashomon di Kurosawa – è fallace, viziata dalla memoria e dalle macchinazioni, ordite per salvarsi o per condannare.

Doria e l’avvocato Ferrara si affrontano ai due lati opposti di un tavolo, e la conversazione/confessione assume subito i contorni di un ping pong, di una partita dove in palio c’è la libertà o la condanna definitiva per un delitto che non si è commesso.

Il Testimone Invisibile (qui il trailer ufficiale) ha una regia estetizzante, fin troppo formalizzata in una fotografia livida e ieratica che trasporta lo spettatore nel mondo tipico del noir, con le metropoli solitarie sullo sfondo e i paesaggi sinistri dove qualcosa di terribile sembra sempre sul punto di abbattersi, sconvolgendo il destino dei malcapitati coinvolti.

L’ineluttabilità del Destino e della Legge del Karma sembra essere il filo conduttore della vicenda: i colpi di scena incalzanti si susseguono, risentendo però – soprattutto sul piano della sceneggiatura – di un set up non particolarmente riuscito, che sembra privilegiare piuttosto lo stupore che la pianificazione.

Lo spettatore, più che coinvolto in un intricato ragionamento, in un gioco della mente e di rimandi in un meccanismo di scatole cinesi, si ritrova a spiare da lontano la vicenda, come un voyeur privilegiato che osserva, dalla giusta distanza di sicurezza, i protagonisti che si muovono come pedine in un’ostinata partita per la vita.

Gli attori cercano di assecondare la natura inafferrabile delle narrazione, destreggiandosi tra bugie, mezze verità e scuse che adombrano la realtà d’un velo di oscura segretezza. Il risultato finale è un thriller incalzante, forse troppo lento nello svolgimento, che cerca di privilegiare le relazioni umane più che il susseguirsi degli eventi; con l’estetica rarefatta e impeccabile, prova a ricreare quel tocco hitchcockiano che rese immortale il maestro della suspense, rendendolo – ancora una volta – un inarrivabile mito senza tempo.

Guarda il trailer ufficiale de Il Testimone Invisibile

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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