venerdì, Aprile 16, 2021
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Il principe cerca figlio, recensione del sequel con Eddie Murphy

La recensione di Il principe cerca figlio, sequel del film Il principe cerca moglie on Eddie Murphy. Dal 5 marzo su Amazon Prime Video.

Il principe cerca figlio (Coming 2 America) è il film che segna il ritorno, in esclusiva su Amazon Prime Video, di Eddie Murphy: il versatile attore comico – protagonista di titoli immortali come Una poltrona per due, Il principe cerca moglie, Il bambino d’oro, la trilogia di Beverly Hills Cop, Dreamgirls e Dolemite Is My Name (citando alcuni tra i film più famosi) – torna infatti nei panni del principe di Zamunda Akeem Joffer. Accanto all’attore e mattatore, ritroviamo lo stesso cast dell’originale diretto, nel 1988, da John Landis: Arsenio Hall, James Earl Jones, Shari Headley, John Amos, Louie Anderson insieme alle new entry Wesley Snipes, Leslie Jones, Tracy Morgan, Jermaine Fowler, Bella Murphy, Rotimi, KiKi Layne, Nomzamo Mbatha e Teyana Taylor.

La commedia, disponibile sulla piattaforma on demand dal 5 marzo, conduce di nuovo lo spettatore nel regno di Zamunda, nel quale Akeem è appena stato incoronato re ma già inizia ad affrontare i primi problemi legati al “peso della corona”: per questo motivo decide di partire insieme al suo fidato consigliere (e amico) Semmi alla volta di una nuova esilarante avventura… che li condurrà ancora una volta nel Queens, il quartiere di New York dove tutto è iniziato, sulle tracce di un figlio maschio che non sapeva nemmeno di aver avuto.

Il principe cerca figlio si colloca nel pieno di una macroscopica operazione nostalgia che sta travolgendo il mondo dell’audiovisivo: le produzioni cine-televisive guardano al passato più recente, dal quale recuperare ispirazioni, storie, personaggi e situazioni che vengono aggiornati ai modelli e ai tempi della drammaturgia moderna. Una drammaturgia che ha cambiato nome trasformandosi in “storytelling”, narrazione fluida e crossmediale che abbatte la quarta parete, le convenzioni e i taciti accordi che si instaurano con lo spettatore. Quest’ultimo, abbandonati i panni del voyeur silenzioso e schivo, è mutato a sua volta fino a diventare un osservatore privilegiato con una forte capacità decisionale, l’unico in grado di influire sul destino di un progetto solo esprimendo il proprio indice di gradimento.

Per apprezzare pienamente il valore dell’operazione nostalgia alla base di questo sequel, bisogna considerare Il principe cerca figlio in sé, trascurando l’ombra gigantesca che ancora proietta l’originale sul presente, anche se a distanza di 33 anni. La commedia riprende il modello dell’originale, adattandolo al mercato del 2021 e inserendo, accanto ai temi portanti che avevano caratterizzato lo script del primo, altre tematiche “calde” legate all’attualità: il ruolo della donna nella società, coinvolta com’è in un continuo processo di emancipazione; l’affermazione di se stessi, della propria identità e delle proprie intenzioni, senza trascurare la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e nel quale viviamo.

I volti protagonisti del film di Landis lasciano spazio ai “giovani leoni” che animano le dinamiche di questo sequel, diventando solo motori (immobili) delle azioni drammatiche che si susseguono, stelle opache che vivono del riflesso emanato dalle giovani promesse, consapevoli del mondo in cui vivono. Un mondo in cui realtà e finzione creano un continuo cortocircuito comunicativo sul piccolo schermo, innescando riflessioni meta-cinematografiche che strizzano l’occhio alla consapevolezza di spettatori sempre più smaliziati e a caccia di emozioni audiovisive sempre più forti, complesse e “diverse”.

Per tale motivo Il principe cerca figlio affianca, al percorso narrativo più convenzionale, numeri di danza, ballo, lotta: scenografie mainstream per un mondo-cinema che è sempre più piccolo (a livello di supporti) ma pop(olare) per quanto riguarda la qualità e la resa. Eppure, l’operazione nostalgia – letta nell’ottica del modello originale – si rivela un gigante dai piedi d’argilla: un Golem traballante, gigantesco ma fragile e pronto a sgretolarsi con una folata di vento. Eddie Murphy, mattatore assoluto della precedente versione con le sue innumerevoli incarnazioni, si defila fin quasi a scomparire, ingabbiato nella stessa rigidità del suo personaggio; le new entry non hanno la forza – e la scanzonata capacità di divertire – che avevano Akeem e soci nel 1988, finendo per giocare con luoghi comuni, stereotipi e battute zoppicanti.

La grande differenza che crea una profonda crepa tra Il principe cerca figlio e il precedente del 1988 si annida nella mancanza di una drammaturgia efficace: il talento comico di John Landis – iperbolico, nonsense e grafico – scompare in questo sequel, lasciando spazio ad un tempo della narrazione sincopato e incerto, con lunghe sequenze che dilatano il ritmo e altre che si contraggono bruciando il potenziale comico intrinseco che avrebbero potuto avere, e che aumenta la struggente saudade insita nel senso di nostalgia alla base dell’intera operazione.

Guarda il trailer ufficiale di Il principe cerca figlio

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il principe cerca figlio si colloca nel pieno di una macroscopica operazione nostalgia che sta travolgendo il mondo dell’audiovisivo: le produzioni cine-televisive guardano al passato più recente, dal quale recuperare ispirazioni, storie, personaggi e situazioni che vengono aggiornati ai modelli e ai tempi della drammaturgia moderna.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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