lunedì, Agosto 8, 2022
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Il potere del cane, recensione del film di Jane Campion

La recensione de Il potere del cane, dramma western diretto dal premio Oscar Jane Campion. Disponibile dal 1 dicembre su Netflix.

Il cowboy è una figura fortemente radicata nella mitologia americana; un mito che è stato ripreso più volte e alimentato dall’immaginario pop. Il genere western al cinema, presente sin dagli albori del medium, e in tv – come non citare l’iconica serie Gli uomini della prateria, con protagonista un giovane Clint Eastwood – ha contribuito a definire e popolarizzare l’archetipo del mandriano duro e virile.

Un tipo di personaggio diventato l’ennesima incarnazione, soprattutto nelle sue declinazioni più esasperate, di mascolinità tossica; un simbolo di machismo oppressivo da sfatare e demistificare (riuscita, da questo punto di vista, l’operazione di Ang Lee con I segreti di Brokeback Mountain). Rientra pienamente sotto questa ottica moderna e revisionista Il potere del cane, pellicola disponibile sulla piattaforma Netflix dal 1 dicembre.

Tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Savage, datato 1967, il film è stato presentato quest’anno, in Concorso, alla 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il potere del cane è valso alla sua regista e sceneggiatrice, la neozelandese Jane Campion (già premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale per Lezioni di piano), il Leone d’argento per la migliore regia.

Anni ’20, i due fratelli Burbank, il rude e scorbutico Phil (Benedict Cumberbatch) e il mite e gentile George (Jesse Plemons), gestiscono il ranch di famiglia in Montana. Presto George, andando contro l’opinione del fratello, sposa la vedova Rose Gordon (Kirsten Dunst), padrona di una vicina locanda con figlio al seguito. Phil inizierà a tormentare la povera cognata, portandola all’alcolismo, per poi rendere oggetto delle sue vessazioni anche Peter (Kodi Smit-McPhee), il timido e sensibile figlio adolescente della donna. Le attenzioni del mandriano verso il giovane, nel tempo, sembrerebbero assumere tutt’altra natura.

Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Campion e lo strepitoso cast danno anima e corpo al romanzo di Savage, trasportandoci in un dramma dalla tensione palpabile, punteggiata con efficacia dalla colonna sonora di Jonny Greenwood (il polistrumentista dei Radiohead aveva già dimostrato le sue capacità di compositore per il cinema nelle diverse collaborazioni con Paul Thomas Anderson, da Il petroliere a Il filo nascosto).

Il potere del cane è la storia inquieta di un segreto, gelosamente custodito dal protagonista, anche a costo di ferire gravemente gli altri. Il personaggio di Phil nasconde il suo orientamento sessuale attraverso atteggiamenti ostili e ignobili, deridendo e osteggiando tutto ciò che è femminile o, secondo lui, effeminato. Una maschera da bullo patentato ed omofobo, che ha rinunciato ad ogni forma di gentilezza, fatta – letteralmente – di fango e di odori sgradevoli (il cowboy, per accentuare il suo lato da maschio rude, porta avanti una discutibile igiene personale).

Un lento crescendo di tensione, prima ostile e poi quasi sensuale, che però non troverà il pieno compimento nella sua conclusione. Il film, sul finale, dà un po’ l’impressione di una lunga attesa non del tutto ripagata, di pistola carica che spara a salve. Il potere del cane, inevitabilmente, non soddisfa del tutto, ma rimane una prova molto buona dell’autrice neozelandese. Un film dall’atmosfera invidiabile, valorizzato dai bravissimi interpreti, fortemente consigliato a chi ha amato gli altri lavori della regista e affini.

Guarda il trailer ufficiale de Il potere del cane

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La regista Jane Campion e lo strepitoso cast danno anima e corpo al romanzo di Thomas Savage, trasportandoci in un dramma dalla tensione palpabile, che però non ripaga del tutto sul finale. Nonostante questo neo, Il potere del cane rimane un buon dramma western moderno, volto a demistificare la figura rude e virile del cowboy.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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