domenica, Ottobre 24, 2021
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Il materiale emotivo, recensione del film di e con Sergio Castellitto

La recensione de Il materiale emotivo, il nuovo film di Sergio Castellitto con Bérénice Bejo e Matilda De Angelis. Al cinema dal 7 ottobre.

Il materiale emotivo è il nuovo film che riporta, dietro la macchina da presa, Sergio Castellitto (Il talento del calabrone, Natale in Casa Cupiello, Il cattivo poeta): dopo l’esordio con Non ti muovere e i successivi La bellezza del somaro, Venuto al mondo, Nessuno si salva da solo e Fortunata, l’attore romano torna alla regia per trasportare sul grande schermo una graphic novel – Un Drago a forma di nuvola – realizzata da Ivo Milazzo sulla base di una sceneggiatura originale di Ettore Scala, che aveva valutato di adattare il progetto poco prima della sua scomparsa. Castellitto, insieme alla moglie Margaret Mazzantini, ha lavorato sulla sceneggiatura, dirigendo l’opera finale e interpretandola insieme a Bérénice Bejo (The Artist) e alla lanciatissima Matilda De Angelis (vista di recente in Leonardo, The Undoing e L’incredibile storia de L’Isola delle rose).

Vincenzo (Castellitto) dedica la propria esistenza alla sua antica libreria nel centro di una piazzetta parigina e alla figlia Albertine (De Angelis), costretta a casa per colpa di un tragico incidente avvenuto qualche anno prima. La vita di Vincenzo scorre tranquilla, tra l’amore per la figlia e quello per i libri, finché un bel giorno non irrompe Yolande (Bejo), una ragazza esuberante e sopra le righe che fa l’attrice ed è in cerca di “materiale emotivo” sul quale lavorare, per costruire i suoi personaggi. Affascinato dalla forza vitale della donna, il libraio inizia a riscoprire emozioni ormai dimenticate da tempo, che lo porteranno a interrogarsi sul suo modo malinconico e sospeso di affrontare la vita e sull’impatto che le sue scelte hanno avuto sulla vita di chi lo circonda.

Con Il materiale emotivo, Sergio Castellitto si lancia nel racconto intimo e malinconico di solitudini che si incontrano, di “isole emotive” pronte a scontarsi nel mare aperto – ed imprevedibile – della vita, pronte a condividere emozioni e sentimenti nonostante le insormontabili paure e difficoltà che le attanagliano. Il “quadro” finale è una storia teatrale e malinconica; una rom-com tipicamente francese che si trasforma lentamente in un’elegia delle piccole cose che colorano le sfumature del nostro quotidiano. Partendo da un soggetto di Scola (padre e figlia) e Scarpelli, l’attore romano riesce ad interiorizzare la storia narrata facendole attraversare le invisibili pieghe delle emozioni, che non sono altro che i fili invisibili che tessono l’arazzo finale impostato dalla commedia. Un film dal fortissimo impianto teatrale, che giustifica – fin da subito – il patto che stipula con lo spettatore basato su una sana “sospensione dell’incredulità” audiovisiva.

Gli attori si muovono sulla scena come sulle assi di un palcoscenico, circondati da un mondo fittizio e artificiale che ricorda la dolcezza naif di quello meraviglioso della Amélie Poulain di Jean-Pierre Jeunet. Attori in un teatro, quello della vita, pronto a creare un cortocircuito comunicativo con quello frequentato dall’attrice Yolande, che si erge malinconico e romantico davanti alla libreria di Vincenzo: un luogo, quest’ultimo, che sembra uscito dalla fantasia di un collezionista di libri, una meravigliosa “capsula del tempo” grazie alla quale il libraio italiano può creare una frattura con il mondo esterno, trasformando quel piccolo micro-cosmo accogliente in una torre di carta, nella quale si nasconde sua figlia Albertine, novella principessa triste che vive reclusa e lontana dagli altri.

Albertine e Vincenzo sono due “fortezze della solitudine” affette da incomunicabilità, schiacciate dal peso emotivo delle proprie scelte (radicali) e dei silenzi che hanno scelto di non raccontarsi; per infrangere questo muro facendo emergere la verità serve l’intervento esterno di un provvidenziale angelo (Yolande), capace di travolgere il mite protagonista in un vortice di sentimenti che lo spingerà a risvegliare le proprie emozioni, inaugurando un nuovo dialogo costante – ma a tratti doloroso – con se stesso e con gli altri. Un pattern tradizionale per la sceneggiatura, ma capace di far sempre presa sugli spettatori rivolgendosi direttamente al loro subconscio irrazionale, alla sfera dei sentimenti che spesso reprimiamo per colpa della logorante vita moderna nella quale siamo immersi.

Come in altri famosi film della storia del cinema – come non ricordare Cercasi Susan disperatamente, Qualcosa di travolgente oppure Tutto in una notte? – Yolande si delinea come la protagonista femminile de Il materiale emotivo capace di fare irruzione della tranquilla monotonia costruita dal protagonista, anche in questo caso un uomo immerso nella bellezza dorata della propria aurea mediocritas, lontano perfino dall’ammettere l’infelicità latente che avvelena, quotidianamente, la sua esistenza. Un’infelicità dettata dal dolore, causato soprattutto dal dialogo mancato con la fragile Albertine, figlia dolente che ha rifiutato il contatto con il mondo esterno rinchiudendosi da sola in una prigione d’infelicità e sofferenza.

Il materiale emotivo è – come suggerisce anche il titolo – uno studio attento della natura dei sentimenti umani condotto attraverso l’occhio meccanico della macchina da presa. Tutto è fittizio, dallo scenario dove si muovono i protagonisti all’impianto della vicenda narrata; tutto tranne che i sentimenti, il vero focus dell’analisi del film. L’attenzione è tutta rivolta alle relazioni incrociate tra i vari personaggi, immortalati in un forsennato valzer (degli addii) che si muove sotto la placida cenere della malinconica dolcezza da rom-com, dietro il volto accomodante di un genere capace di parlare all’emotività degli spettatori. E il risultato finale induce alla riflessione, a cogliere al volo la rara opportunità di potersi guardare dentro, innescando un transfert atipico con gli attori che si vedono sulla scena, a loro volta protagonisti di una “commedia umana” (rubando il titolo a Balzac) grande quanto la vita stessa.

Guarda il trailer ufficiale de Il materiale emotivo

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con Il materiale emotivo, Sergio Castellitto si lancia nel racconto intimo e malinconico di solitudini che si incontrano, di “isole emotive” pronte a scontarsi nel mare aperto – ed imprevedibile – della vita, pronte a condividere emozioni e sentimenti nonostante le insormontabili paure e difficoltà che le attanagliano. Il “quadro” finale è una storia teatrale e malinconica; una rom-com tipicamente francese che si trasforma lentamente in un’elegia delle piccole cose che colorano le sfumature del nostro quotidiano.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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