giovedì, Ottobre 6, 2022
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Il Colpevole – The Guilty, recensione del thriller con Jakob Cedergren

Sembra l’ennesima serata qualunque per Asger Holm (Jakob Cedergren), il protagonista de Il Colpevole – The Guilty. Costretto a una scrivania a causa di un ordine del tribunale, l’uomo è infatti un ex poliziotto sul campo che, in attesa di essere processato, è stato relegato al monotono compito di rispondere alle chiamate d’emergenza della linea di pronto intervento.

Insofferente al nuovo impiego e desideroso di tornare alla vita di prima, Asger si trova pertanto svogliato e annoiato, costretto sera dopo sera a confrontarsi con ragazzi ubriachi e poco lucidi, clienti derubati da losche prostitute e attempate signore che vogliono un’ambulanza dopo essere cadute dalla bicicletta.

La serata in questione, iniziata come tante altre, si rivela però molto diversa dalle precedenti. Alla linea di Asgar telefona infatti una donna di nome Iben che, tra qualche singhiozzo e una tangibile paura, afferma di essere stata rapita. Non può parlare, il suo assalitore è accanto a lei e sembra pronto a farle del male. Le informazioni sono tuttavia poche e l’automobile sulla quale si trova non riesce ad essere identificata. Asgar prova allora a scoprire qualcosa in più ma, all’improvviso, la linea cade.

Avvisata la centrale e le pattuglie di ronda, il poliziotto non accetta di starsene senza fare nulla mentre una madre di famiglia rischia la vita e, non lasciando mai la scrivania, decide di dare inizio alla sua personale indagine, scoprendo una verità che non avrebbe mai immaginato…

Prodotto in Danimarca e distribuito con successo in diversi circuiti festivalieri, tra cui quello del cinema indipendente del Sundance Film Festival, Il Colpevole – The Guilty è un thriller elegante e ben calibrato, che rilegge la formula del dramma da camera e la intreccia con le logiche del cinema di genere. Strizzando l’occhio a noir classici come Il terrore corre sul filo con Barbara Stanwyck, il lungometraggio circoscrive le vicende ad un unico ambiente, non mostrando i fatti ma raccontandoli.

Proprio questo espediente narrativo, che evoca gli eventi ma nel contempo li nega, risulta sorprendentemente vincente, in quanto riesce a mantenere alta la tensione fino alle fine. La scelta di non mostrare ciò che succede dall’altra parte del filo – come invece ha fatto ad esempio il mediocre Cellular con Kim Basinger e Chris Evans – può apparire dunque una scommessa rischiosa sulla carta, che si rivela però assolutamente funzionale sullo schermo.

Principalmente due sono le figure a cui va attribuito il merito del successo. La prima è sicuramente il regista e sceneggiatore Gustav Möller che, calibrando perfettamente il ritmo, riesce a non annoiare, sebbene lo spazio di manovra sia minimo. Se la messa in scena è per forza di cose pulita e minimale, il montaggio è pertanto degno di lode, perché è pensato per organizzare ottimamente i tempi e per favorire un’immedesimazione costante.

Accanto al regista, il merito è poi anche dell’ottimo protagonista. Jakob Cedergren, attivo in Danimarca dalla fine degli anni Novanta, è infatti capace di gestire perfettamente la scena, dimostrandosi convincente senza aver bisogno di controparti. Il personaggio che incarna si modella dunque, soltanto grazie ai suoi silenzi e alle sue espressioni, come una figura a tutto tondo, che lo spettatore gradualmente scopre e apprezza.

Guarda il trailer ufficiale di Il Colpevole – The Guilty

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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