venerdì, Marzo 1, 2024
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Il colore viola, recensione del nuovo adattamento del romanzo di Alice Walker con Fantasia Barrino

La recensione de Il colore viola, nuovo adattamento dell'amato classico di Alice Walker. Dall'8 febbraio al cinema.

Dopo la nomination ai prossimi premi Oscar di Danielle Brooks come miglior attrice non protagonista, arriva anche nelle nostre sale, a partire dall’8 febbraio, Il colore viola; adattamento dell’omonimo musical di Broadway, in scena sin dai primi anni 2000, a sua volta basato sul romanzo, vincitore del premio Pulitzer, della scrittrice e attivista Alice Walker. Il libro era già stato portato sullo schermo, in forma di classico dramma, da Steven Spielberg nel 1985, film che ha lanciato la carriera della futura EGOT Whoopi Goldberg (l’iconica attrice ha anche un piccolo cameo in questa nuova iterazione della storia).

La musica è sempre stata una parte importante della cultura afroamericana, legata a doppio filo con la storia della comunità black. Dal melodico e malinconico lamento degli spiritual del periodo della schiavitù, fino alle rime infuocate del rap moderno, la musica è stata il mezzo di espressione prediletto con cui questa importante parte della società statunitense ha sempre esternato il proprio disagio. Raccontare di nuovo questa storia in chiave musicale – un coming of age sulla tragica vita di una donna afroamericana, ambientato durante la prima metà del ‘900 – era una scelta naturale. Un’idea, oltretutto, che era già suggerita nella pellicola originale (la scena in cui la Shug di Margaret Avery – ma doppiata nel canto da Táta Vega – si riavvicina al padre pastore grazie alla musica).

Solita storia, nuovo tipo di adattamento

Per chi già conoscesse il romanzo epistolare della Walker o il film di Spielberg, la trama de Il colore viola non rappresenterà una novità: siamo in Georgia nei primi anni del secolo scorso, la quattordicenne, orfana di madre, Celie (da ragazza Phylicia Pearl Mpasi, poi Fantasia Barrino) conduce un’esistenza misera fatta di abusi, anche di natura sessuale, da parte del padre. L’unica cosa a regalarle piccoli momenti di gioia è l’amore della sorella minore Nettie (Halle Bailey, dopo la cantante Ciara), da cui purtroppo verrà allontanata una volta data in sposa ad Albert (Colman Domingo), dispotico e manesco agricoltore locale. Passano gli anni e la donna sembrerebbe condannata ad una vita da serva, sia per il marito che per i suoi tre figli, tra continue vessazioni; ma l’arrivo dell’indipendente cantante blues Shug Avery (Taraji P. Henson) è pronto a sconvolgere la sua esistenza, dandole finalmente la forza di reagire.

Il colore viola mantiene tutti i beat del precedente adattamento, ma mettendoli in scena in modo quasi sempre completamente diverso. La sceneggiatura di Marcus Gardley (Fondazione), molto spesso, sceglie di affidarsi a dialoghi esplicativi e a scene più esplicite ed enfatiche (la maledizione che Celie lancia ad Albert prima di andarsene, questa volta, assume un carattere quasi sovrannaturale, dagli effetti ai limiti della piaga biblica), volti a giustificare il comportamento e le scelte dei personaggi nel modo più chiaro possibile; mentre il film diretto da Steven Spielberg puntava tutto sull’implicito, fatto di sottintesi non detti o manifestati apertamente. Un approccio che conferisce alla protagonista, l’introversa e riservata Celie, un carattere leggermente più ciarliero e proattivo, al di là delle volte in cui si ritroverà a cantare nei numeri musicali.

La natura musical di questa nuova versione

Vista la natura musical di questa nuova versione, le canzoni giocano ovviamente un ruolo importante nella narrazione, risultando fondamentali nell’esternare i sentimenti e gli stati d’animo dei protagonisti. Il tutto accompagnato da coreografie di danza valorizzate dalla dinamica regia di Blitz Bazawule (il rapper e produttore discografico ghanese aveva già contribuito, dietro la macchina da presa, all’album visivo di Beyoncé Black Is King), senza però quasi mai perdersi dietro gli eccessi nella messinscena propri del genere. Scelta probabilmente dettata dal delicato soggetto drammatico del film; un’eccessiva concessione ai barocchismi del musical sarebbe stata percepita, in certi casi, come di cattivo gusto. Regina di questi momenti musicali è probabilmente la carismatica Taraji P. Henson, protagonista di alcuni dei numeri più riusciti (la canzone “Push Da Button”, dove una Shug in rosso – dopo un’evocativa entrata in scena in barca, attraverso la palude – si scatena nella bettola di Harpo).

Una delle più aspre critiche mosse a Spielberg per il suo adattamento, all’epoca, era quella di aver appiattito la storia a toni, a volte, eccessivamente sdolcinati e disneyani. Una tendenza che, in questa versione musical, risulta addirittura amplificata, non solo per la presenza delle canzoni e della recente sirenetta live action (Halle Bailey), ma anche a causa di un’estetica che risulta spesso, viste le vicende e le tematiche trattate, troppo asettica e pulita, sia a livello fotografico che scenografico. Una disneyzzazione che gli si perdona, almeno in parte, vista la natura della produzione e per la sua capacità di dare più spazio alla storia d’amore tra Celie e Shug (l’emozionante numero musicale “What About Love?”, tributo cinefilo ai classici del musical). Non sarà il passionale erotismo saffico del romanzo originale, ma questo nuovo Il colore viola riesce almeno ad infondere un pochino più di vita ad un rapporto che, nella precedente incarnazione cinematografia, risultava appena accennato.

Guarda il trailer ufficiale de Il colore viola

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il nuovo adattamento cinematografico de Il colore viola, basato sulla versione musical di Broadway, risulta a tratti meno sottile del dramma diretto da Steven Spielberg nel 1985. Una pellicola che accentua anche i tratti disneyani della pellicola originale, non solo per la presenza delle canzoni, ma anche a causa di una messa in scena troppo asettica e pulita, comunque in parte perdonata, vista la natura della produzione. Un film valorizzato da alcuni numeri musicali riusciti, soprattutto quelli con protagonista la carismatica Taraji P. Henson, e dal miglior trattamento riservato alla storia d'amore tra Celie e Shug.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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