I Predatori, recensione dell’opera prima di Pietro Castellitto

scritto da: Ludovica Ottaviani


I Predatori è l’opera prima scritta, diretta e interpretata da Pietro Castellitto, qui nell’inedita veste di regista e coadiuvato dalla scelta di un ottimo cast. Il film, distribuito da 01Distribution, uscirà nelle sale il 22 ottobre dopo i positivi passaggi festivalieri durante la quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma 2020 e la vittoria del premio per la Migliore Sceneggiatura nella sezione Orizzonti a Venezia 77.

È mattina quando un uomo bussa a casa di una signora per venderle un orologio, ed è sempre mattina quando – qualche giorno dopo – un giovane assistente di filosofia verrà lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti che innescano una serie di conseguenze pronte ad abbattersi su due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara. Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda; nuclei opposti che condividono la stessa giungla, Roma, e la probabilità di ritrovarsi nel momento e nel posto sbagliati. Un banale incidente farà collidere questi due poli innescando un degenerante “effetto farfalla” che investirà tutti e che solo la follia di uno di loro, un ragazzo di 25 anni, potrà rivelare mostrando i segreti che tutti nascondono, perché nessuno è davvero ciò che sembra… a parte un feroce predatore.

I Predatori è un esordio sorprendente, cinico e disilluso al punto giusto; perpetuando la felice tradizione della commedia nera (all’italiana), il giovane Castellitto prende le giuste distanze dalla realtà fenomenica per poterla osservare meglio nelle sue idiosincrasie. Il risultato è un film straniante e grottesco, un’opera prima interessante che mostrano una scrittura – narrativa e per immagini – matura e personale, capace di riflettere un personale punto di vista sul mondo e sulle diverse sfumature che lo tratteggiano.

Come accennato da Castellitto durante la conferenza stampa, forse è nato prima regista (e autore) che attore: il personaggio che si ritaglia è perfettamente calato all’interno di un affresco grottesco, ampio ed elaborato, nel quale tutti i personaggi coinvolti sono allo stesso tempo prede e predatori, pedine sulla scacchiera del crudele “cane-mangia-cane” orchestrato dall’esistenza, e dal quale tutti tentano di sfuggire inseguendo innumerevoli modi creativi per sbarcare il lunario.

A fianco al regista/attore si muovono altri caratteri, corpi e volti perfetti che si ritrovano al momento giusto – e nelle situazioni sbagliate – conferendo spessore psicologico e morale ai personaggi che interpretano, creando dei tipi umani complessi che si muovono sullo schermo aggirando i limiti ciechi delle mere macchiette. Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Anita Caprioli, Nando Paone, Antonio Gerardi, Vinicio Marchioni e soprattutto gli inediti Dario Cassini e Giorgio Montanini superano addirittura le aspettative riposte nei loro confronti contaminando i registri e i linguaggi, esportando il teatro al cinema, stemperando la comicità spontanea nel cinismo disilluso o nel dramma “nero”: ognuno diventa qualcun altro, incarnando nuovi tipi umani che si muovono in una società tanto archetipica quanto stereotipata.

Con I Predatori, Pietro Castellitto finisce per mescolare i generi creando un “pasticcio”, letteralmente un pulp senza averne la benché minima intenzione: la black comedy contamina il dramma e il crime aleggia insieme al noir: tutti convivono insieme in un fragile equilibrio, come le due famiglie protagoniste delle varie vicende che si riannodano progressivamente, finiscono per intersecarsi, per collidere fino ai punti di svolta fondamentali, dei turning point dai quali nessuno potrà più tornare indietro.

La regia, così come la sceneggiatura, riflette la volontà programmata di spezzare le convenzioni del cinema odierno giocando con le inquadrature, mostrando una drammaturgia delle immagini e una consapevolezza della macchina da presa che qui diventa potente occhio meccanico che tutto vede e niente giudica, vista la distanza di sicurezza ideale nella quale si è nascosto Castellitto per spiare, indisturbato, le vite contraddittorie degli altri.

Guarda il trailer ufficiale de I Predatori


Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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