sabato, Novembre 27, 2021
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I Molti Santi del New Jersey, recensione del prequel de I Soprano

La recensione de I Molti Santi del New Jersey, prequel cinematografico della celebre serie tv I Soprano. Dal 4 novembre al cinema.

I Molti Santi del New Jersey è l’evocativo titolo del prequel della serie cult I Soprano, serial targato HBO e creato da David Chase che ha rivoluzionato la narrazione televisiva dei primi anni 2000. Se nell’originale a prestare volto, corpo e voce a Tony Soprano era l’attore James Gandolfini, questa volta spetta a suo figlio Michael l’onere (e l’onore) di interpretare la sua versione da giovane, accanto ad Alessandro Nivola (nei panni di Dickie Moltisanti), Vera Farmiga (The Conjuring – Per ordine del diavolo), Leslie Odom Jr. (One Night in Miami), Jon Bernthal (Baby Driver – Il genio della fuga), Corey Stoll (Scene da un matrimonio), Billy Magnussen (No Time To Die) e Ray Liotta. Il film, diretto da Alan Taylor, è pronto a debuttare nelle sale dal 4 novembre.

Ambientato nel New Jersey a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, il film ripercorre l’adolescenza di Tony Soprano incentrandosi soprattutto sui legami all’interno della sua famiglia e sulla sua formazione criminale. A svettare su tutto è il rapporto con lo zio/mentore Dickie Moltisanti, coinvolto in prima persona nelle insurrezioni di Newark tra italo-americani e afro-americani e nelle lotte interne tra famiglie (e bande) rivali. L’ascendente che ha Dickie su Tony plasmerà la sua educazione criminale, fino a trasformarlo nel noto boss a capo di un impero criminale.

I Molti Santi del New Jersey è capace di riavvolgere i numerosi fili narrativi tessuti da Chase nel corso di sei stagioni: il risultato è la nascita di un mito, la fondazione di un’epica criminale che “giustifica” comportamenti, legami e situazioni mostrate nel corso della serie tv, lasciando però al pubblico meno esperto il piacere (intatto) della visione di un gangster movie vecchio stampo, con echi di Scorsese e Coppola. Una duplice valenza interessante che restituisce, di conseguenza, una chiave di lettura più complessa dell’operazione, che si delinea come un’opera multi-strato dai molti livelli di comprensione e analisi, figlia proprio dell’immaginario creativo dello stesso Chase (che ha scritto la sceneggiatura insieme a Lawrence Konner).

Non è di certo facile comprimere un universo complesso – come quello de I Soprano – nelle spire soffocanti dei 120′ del film: si ha appena la sensazione di assaggiare un ricco antipasto, una gustosa portata che anticipa quella principale (che non sembra, però, costituita dall’arco narrativo dell’intera serie). Il film sembra quasi un perfetto pilot di un nuovo prodotto seriale, una premessa ben articolata che allo stesso tempo spiana la strada ad una nuova epica, rinsaldando la genesi di un’altra già preesistente. È in tal modo che lo spettatore già appassionato a I Soprano riesce ad esplorare il momento esatto in cui tutto ha avuto inizio, il “Big-Bang” criminale che ha messo fine all’adolescenza del Tony ragazzino, spianando la strada alla sua repentina ascesa criminale.

Rivalità tra membri della stessa famiglia, rancori, dissapori, fragilità e problemi emergono in modo deflagrante giustificando il flusso narrativo delle sei stagioni televisive, approfondendo così la sfera emotiva e psicologica di personaggi presentati al pubblico in medias res, e che finalmente acquistano un passato e uno spessore ancora più evidenti. Se per alcuni la sensazione dopo la loro prima apparizione è più simile ad un giocoso déjà-vu – Paulie “Walnuts”, Silvio Dante – per altri, invece, si tratta di una vera e propria costruzione narrativa complessa e articolata, che ne giustifica comportamenti e scelte nel futuro: zio Junior, Johnny e Livia Soprano dallo stato di ombre e fantasmi tornano ad avere una consistenza terrena, spianando la strada alle ferite tragiche che incarnerà in sé la versione adulta di Tony.

Copyright: © 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Barry Wetcher.

Ma I Molti Santi del New Jersey ha il pregio, intelligente, di non parlare solo ad un pubblico di appassionati, perché a debuttare sulla scena come protagonisti sono personaggi nuovi, mai comparsi e pronti alla loro prima apparizione ufficiale. Dickie Moltisanti è il motore immobile della vicenda, modello criminale ed esempio per il giovane Tony, prototipo di malavitoso afflitto da dubbi, dilaniato da conflitti, acceso dalla rabbia. Ancora una volta Chase è riuscito, con la sua penna, a delineare un personaggio shakespeariano nelle sue contraddizioni, un “piccolo cesare” vessato dal peso dell’esistenza e delle proprie scelte criminali; un uomo alla ricerca disperata di una redenzione difficile da trovare.

L’attenzione di Chase è sempre stata rivolta ai risvolti drammatici, psicanalitici, emotivi e antropologici del crimine, e anche in questa occasione non tradisce il suo intento: ne I Molti Santi del New Jersey c’è tanto spazio per i conflitti emotivi quanto quello dedicato alle contraddizioni sociali e razziali, descrivendo nel dettaglio una parte di Storia che non tutti conoscono. Le Rivolte di Newark, nel 1967, misero a “ferro e fuoco” la città acuendo i conflitti sociali e aprendo la strada a tragiche ferite difficili da sanare, sancendo in tal modo la fine cruenta dell’Era dell’Acquario e la nascita del decadente, quanto scintillante, regno degli anni ’70.

I Molti Santi del New Jersey riesce ad annodare i fili delle storie con quello, macroscopico, della Storia, regalando ad ogni spettatore (e non solo ai cultori de I Soprano) un gangster movie della “vecchia scuola”, che strizza l’occhio all’universo di Martin Scorsese – e, soprattutto, a Quei Bravi Ragazzi – e a quello creato da Francis Ford Coppola con la trilogia de Il Padrino. In tal modo ai fili della Storia e delle Storie si intrecciano anche quelli della storia dei generi, capaci di tramandare una tradizione antica quanto la nascita della Hollywood dell’epoca d’oro, popolata da crime, noir, gangster movie e western figli proprio della tradizione americana.

Dopo la lucida analisi della “normalità del male” attuata con I Soprano, HBO cerca di replicare lo stesso format vincente attraverso I Molti Santi del New Jersey: di sicuro questo film, uscendo nelle sale del nuovo millennio, non rivoluzionerà un immaginario condizionato da codici e canoni linguistici quanto stilistici, ma sarà comunque in grado di perpetuare una tradizione che è legata a doppio filo con l’arte del cinema e soprattutto della scrittura, che spesso oggi viene sacrificata in nome dell’impatto estetizzante della narrazione per immagini o sull’altare del cinema più mainstream.

Guarda il trailer ufficiale de I Molti Santi del New Jersey

GIUDIZIO COMPLESSIVO

I Molti Santi del New Jersey è capace di riavvolgere i numerosi fili narrativi tessuti da Chase nel corso di sei stagioni: il risultato è la nascita di un mito, la fondazione di un'epica criminale che "giustifica" comportamenti, legami e situazioni mostrate nel corso della serie tv, lasciando però al pubblico meno esperto il piacere (intatto) della visione di un gangster movie vecchio stampo, con echi di Scorsese e Coppola.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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