lunedì, Agosto 8, 2022
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I fratelli De Filippo, recensione del film di Sergio Rubini

La recensione de I fratelli De Filippo, film di Sergio Rubini incentrato su Eduardo, Peppino e Titina. Al cinema il 13, 14 e 15 dicembre.

I fratelli De Filippo è il titolo del film che riporta, dietro la macchina da presa, l’attore Sergio Rubini (Il bene mio, Moschettieri del Re) che, dopo l’esperienza da regista con Il grande spirito, torna a narrare una nuova storia che affonda le radici tanto nella nostra cultura italiana quanto nella sua esperienza personale da uomo di teatro e interprete sensibile.

Il risultato è una narrazione che mette al centro della scena l’infanzia e la giovinezza dei De Filippo – Eduardo, Peppino e Titina – nei cui panni si calano gli esordienti Mario Autore, Domenico Pinelli e Anna Ferraioli Ravel insieme a Susy Del Giudice, Biagio Izzo e Giancarlo Giannini. Il film, presentato con successo durante la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, uscirà nelle sale come evento speciale il 13, 14 e 15 dicembre.

Notte di Natale del 1931, Napoli. Pochi istanti prima del debutto della commedia Natale in Casa Cupiello, il rapporto tra i tre fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo è in crisi: basterà questo dettaglio per ripercorrere, a ritroso, la loro storia che parte dall’inizio del Novecento, quando i tre fratelli vivono insieme alla bella e giovane madre Luisa. I bambini non hanno un padre, ma scoprono poco dopo che la sua figura si cela dietro lo “zio” Eduardo Scarpetta, il più famoso, ricco e acclamato attore e drammaturgo del suo tempo, dal quale ereditano la passione per il teatro e un talento unico, raro e sfaccettato. Il loro riscatto dalla dolorosa storia familiare passa così, crescendo, per la formazione del trio De Filippo, un sogno accarezzato per anni da Eduardo e dai suoi fratelli e finalmente realizzato tra difficoltà, conflitti e risentimenti personali.

Con I fratelli De Filippo, Sergio Rubini fa esplodere in modo evidente il suo eclettico talento come attore, autore e regista: senza fermarsi davanti all’ostacolo dell’agiografia laica, del santino celebrativo di un’eccellenza dell’intellighenzia italiana del ‘900, Rubini sceglie la via del racconto inedito, della narrazione incalzante e inarrestabile di tre giovinezze sfrenate e creative, che hanno trovato nel dolore un propellente naturale per i loro talenti, sbocciati come splendidi fiore di cactus nell’aridità storica di un periodo difficile (e nel cuore asfittico di una famiglia disfunzionale). Come raccontato dal regista durante la conferenza stampa, il suo intento era quello di mostrare i De Filippo come delle giovani rockstar, iconici e immortali come i Beatles o i Rolling Stones.

Nella densità imperscrutabile della Storia e del racconto biografico, I fratelli De Filippo si snoda – opulento e scorrevole – attraverso i fatti e gli aneddoti, srotolandosi armonioso come un tappeto rosso pronto a collegare l’inizio alla “fine”, l’omega ideale individuabile con il debutto di Natale in Casa Cupiello nel ’31. Una data arbitraria che suggerisce una narrazione ancor più lunga e complessa, capace di dispiegarsi in più ore e puntate, valicando il confine dello schermo d’argento e invadendo la televisione, i salotti degli spettatori che ormai hanno “assorbito” il linguaggio (e la tradizione) dei De Filippo connaturandolo al proprio DNA culturale. I De Filippi si sono iscritti nel nostro immaginario nazional-popolare, maschere diverse tra loro ma pronte a incarnare le innumerevoli sfaccettature dell’Italia immortalata ad un bivio, quello tra il passato e il futuro.

Foto di Eduardo Castaldo

E il crocevia ideale in cui avviene questo snodo cruciale è un teatro, nel quale si mettono in scena – ininterrottamente – le opere del repertorio di Eduardo Scarpetta: i De Filippo nascono sotto l’egida del passato per poi smarcarsi, ribellandosi al proprio padre (e ad un sistema patriarcale dell’arte) fino a creare, in totale autonomia, il proprio destino, incidendolo tra le stelle e le luci della ribalta. In tal modo Rubini riesce a creare un racconto filmico che, dal particolare, si trasforma nella narrazione universale di una giovinezza creativa capace di riscrivere la Storia solo con la forza dell’incoscienza e del proprio talento, ancora in erba ma già capace di rivoluzionare un intero panorama.

Se lo splendido affresco fornito da Martone con Qui rido io mostrava la fatica del teatro, di una vita dedicata ad un’arte antica e artigianale, svelando anche il conflitto che anima l’uomo e l’artista, l’altro arazzo tessuto da Rubini con I fratelli De Filippo è pronto invece a far ascoltare al pubblico un “lato B” ancora inedito, nel quale nessuno si è mai avventurato. I due film non sono altro che il “lato A” e il “lato B” dello stesso long play, due tempi che compongono una narrazione unica e complementare pronta a decostruire le icone che hanno popolato la nostra cultura di fine ‘800 e ‘900 riscrivendole, umanizzandole e portandole al livello del grande pubblico.

Un aspetto che investe soprattutto I fratelli De Filippo, che con i suoi 142’ ripercorre una storia larger than life di rapporti familiari interrotti e mai nati, di conflitti inesplosi che deflagrano all’improvviso sovvertendo i già fragili equilibri tra genitori, fratelli e infine gli stessi genitori e i loro figli. In un’ottica psicanalitica, i traumi dell’infanzia si ripercuotono sul futuro dei giovani adulti, ma quelle stesse ferite tragiche possono trasformarsi nella spinta giusta per una rivalsa “affamata” e ribelle, inarrestabile e proiettata verso un futuro luminoso e senza vincoli né limiti.

I fratelli De Filippo non è solo un ottimo film per il grande pubblico, capace di svelare – dietro un’attenta ricostruzione – un lato ancora inedito celato dietro delle grandi icone della modernità; ma è soprattutto un’elegia del talento e dell’arte che immortala quel raro momento della vita in cui, oltre ad essere giovani, si è anche abbastanza saggi da conoscere bene la mano che si sta giocando con il proprio destino.

Guarda il trailer ufficiale de I fratelli De Filippo

GIUDIZIO COMPLESSIVO

I fratelli De Filippo non è solo un ottimo film per il grande pubblico, capace di svelare – dietro un’attenta ricostruzione – un lato ancora inedito celato dietro delle grandi icone della modernità; ma è soprattutto un’elegia del talento e dell’arte che immortala quel raro momento della vita in cui, oltre ad essere giovani, si è anche abbastanza saggi da conoscere bene la mano che si sta giocando con il proprio destino.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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I fratelli De Filippo, recensione del film di Sergio RubiniI fratelli De Filippo non è solo un ottimo film per il grande pubblico, capace di svelare – dietro un’attenta ricostruzione – un lato ancora inedito celato dietro delle grandi icone della modernità; ma è soprattutto un’elegia del talento e dell’arte che immortala quel raro momento della vita in cui, oltre ad essere giovani, si è anche abbastanza saggi da conoscere bene la mano che si sta giocando con il proprio destino.