domenica, Ottobre 24, 2021
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I Figli della Notte, recensione del film d’esordio di Andrea De Sica

I Figli della Notte, lungometraggio d’esordio del regista Andrea De Sica, si posiziona in modo assolutamente innovativo e anticonvenzionale nella produzione cinematografica italiana contemporanea.

I protagonisti della vicenda sono dei giovani rampolli di famiglie benestanti, rinchiusi in un collegio incastonato tra il bianco accecante delle Alpi, che in questo luogo saranno plasmati secondo i ruoli che gli verrà richiesto di coprire in futuro. Giulio (Vincenzo Crea) ed Edoardo (Ludovico Succio), però, non vogliono piegarsi a tutto questo e stringeranno un’amicizia che li porterà a varcare soglie impensabili.

Il film coniuga i ritmi del thriller con quelli di un cinema autoriale estetizzante, dalle inquadrature studiate secondo degli schemi compositivi molto chiari, e aiutate da una fotografia vivida e seducente firmata da Stefano Falivene.

La storia di amicizia e morte dei due ragazzi protagonisti si snoda facendo leva su quelle che sembrano essere le indoli prevalenti dei due: Giulio è caratterizzato da una ingenuità fanciullesca, come un novello Pinocchio, mentre Edoardo è l’amico controcorrente, il Lucignolo della storia, stretto più di tutti dalla morsa dell’abbandono che pervade ogni inquilino di quel collegio maschile.

La bravura nel condurre questa storia – scritta da De Sica e Mariano di Nardo in collaborazione con Gloria Malatesta – sta nel capovolgimento del finale, nel saper confutare l’essenza di due ragazzi che sembravano dovessero appartenere uno al Bene e l’altro al Male, quando al contrario, le circostanze tragiche della vita possono portare a tutt’altro.

I Figli della Notte trova la sua particolarità nell’indagare i moti dell’anima di un target d’età – l’adolescenza appunto – non molto affrontato dal cinema italiano contemporaneo oppure spesso ridotto a “personaggi/macchiette” buone per interpretare il tipico conflitto generazionale genitori/figli.

L’atmosfera lattiginosa dovuta al bianco abbagliante che fa da leitmotiv visivo a tutta la vicenda, inquadra in modo molto suggestivo la “malattia” di cui soffrono tutti i ragazzi ospitati nel collegio – la cui fissità ed imponenza è spesso sottolineata con dei richiami all’Hotel di Shining, capolavoro di Stanley Kubrick, uno dei numerosi rimandi “cinefili” presenti nel film –, cioè quella dell’abbandono. Le giovani generazioni sono lasciate a se stesse e alle aspettative delle loro famiglie, troppo alte e troppo innaturali per dei ragazzi il cui unico desiderio è quello di sentirsi accolti.

Con I Figli della Notte, Andrea De Sica riesce ad utilizzare registri stilistici nuovi e interessanti a favore di un apparato narrativo altrettanto originale, provando a mettere in forma cinematografica una “notte” non solo temporale ma anche emotiva.

Guarda il trailer ufficiale de I Figli della Notte

Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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