domenica, Ottobre 2, 2022
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I figli degli altri, recensione del film di Rebecca Zlotowski

La recensione de I figli degli altri, il nuovo film di Rebecca Zlotowski presentato in Concorso a Venezia 79. Dal 22 settembre al cinema.

Quando in una famiglia arriva un nuovo membro c’è la necessità di adattarsi alla novità e questo momento non avviene certo senza difficoltà. Rachel è di fatto una nuova arrivata nella famiglia del compagno Ali e si affeziona a sua figlia Leila. La va a prendere a scuola, si prende cura di lei come se fosse una madre, ma non lo può essere, perché Leila ha la sua mamma che Rachel non potrà mai sostituire. Si comporta da madre ma di fatto è solo una comparsa, un’intrusa in una famiglia che, seppur disgregata, ha il suo equilibrio da mantenere.

Con I figli degli altri, presentato in Concorso all 79esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Rebecca Zlotowsi (Planetarium) analizza le difficoltà di chi ha una famiglia e di chi non ne ha, come nel caso della protagonista. La regia ci mostra l’apparente felicità di Rachel, interpretata da una dolcissima Virginie Efira (Benedetta), seguendola nelle sue camminate, nei suoi sorrisi e nei suoi sogni ad occhi aperti. Anche le note del pianoforte, i neon, la torre Eiffel sullo sfondo e le morbide dissolvenze creano un contorno romantico a quello che potrebbe essere il favoloso mondo di Rachel. Eppure, quest’ultima ha questo irrefrenabile desiderio di diventare madre, di portare a compimento quello che ogni donna secondo la società dovrebbe fare. Ma tutto ciò che la circonda sembra darle contro, dal ginecologo che non le dà speranza sulla possibilità di rimanere incinta, al compagno che non vuole avere figli, ai test di gravidanza che continuano ad essere negativi.

Gli occhi di Rachel si soffermano sui bambini, su quei “figli degli altri”, sui pancioni delle future mamme e sembra che tutti, proprio tutti, abbiano ciò che da tanto cerca di conquistare. L’obiettivo che si pone la regista Rebecca Zlotowski è di fornire uno sguardo sulle donne che non hanno figli sia perché sono sterili, sia perché non hanno trovato la persona con cui condividere una vita nuova, o semplicemente perché non ne vogliono avere. E non vuole essere per nulla giudicante né tantomeno adottare uno sguardo di pietà nei loro confronti: vuole soltanto dare visibilità a questa fascia di popolazione che spesso sembra una deviazione dell’autostrada della vita, destinata a rincorrere l’orologio biologico.

I figli degli altri, un approccio consolatorio alla maternità

I figli degli altri ha un approccio consolatorio, offrendo come soluzione la possibilità di esercitare in vari modi la maternità e non per forza attraverso la via biologica. Rachel, infatti, è un’insegnante che ha interesse per gli studenti con problemi, si prende cura della sorella e, in generale, si preoccupa per chi è in difficoltà. Il suo istinto materno può quindi essere canalizzato in altre vie, diverse da quelle tradizionali, che possono in qualche modo riempire quel vuoto che la porta a non sentirsi totalmente una donna realizzata.

I figli degli altri è anche una riflessione sulle famiglie allargate e sulle difficili convivenze tra vecchi e nuovi membri, in particolare i figli, spesso trascurati ma che sono esseri capaci anch’essi di autodeterminarsi, a volte vittime delle decisioni sbagliate degli adulti.

Guarda il trailer ufficiale de I figli degli altri

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con I figli degli altri, Rebecca Zlotowsi analizza le difficoltà di chi ha una famiglia e di chi non ne ha, come nel caso della protagonista. La regia ci mostra l’apparente felicità di Rachel interpretata da una dolcissima Virginie Efira, seguendola nelle sue camminate, nei suoi sorrisi e nei suoi sogni ad occhi aperti.

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I figli degli altri, recensione del film di Rebecca ZlotowskiCon I figli degli altri, Rebecca Zlotowsi analizza le difficoltà di chi ha una famiglia e di chi non ne ha, come nel caso della protagonista. La regia ci mostra l’apparente felicità di Rachel interpretata da una dolcissima Virginie Efira, seguendola nelle sue camminate, nei suoi sorrisi e nei suoi sogni ad occhi aperti.