Laddove il remake del franchise incontra il colosso suo progenitore – Marvel – il passato e il futuro si mescolano in un reboot rétro-futuristico che riscrive i canoni di una delle formazioni più storiche del fumetto. I Fantastici 4 – Gli Inizi, diretto da Matt Shakman (WandaVision), è un esperimento di reinvenzione stilistica e narrativa, che cerca di fondere l’immaginario vintage degli anni Sessanta con i codici spettacolari del cinecomic contemporaneo. Operazione di restauro e rilancio, che non solo riporta i Quattro sul grande schermo, ma li fa finalmente entrare nell’architettura ufficiale del Marvel Cinematic Universe. Come già accaduto con lo Spider-Man targato Tom Holland, anche qui la strategia è chiara: non ricominciare da capo, ma guardare da un’altra angolazione. Nuovi volti, nuova sensibilità, stesso cuore pulsante.
Eppure i precedenti pesano. Il Fantastic Four del 1994 di Oley Sassone venne prodotto con quattro soldi e mai ufficialmente distribuito. Quello del 2005 e il suo sequel (I Fantastici 4 e Silver Surfer, 2007), diretti da Tim Story, sono ancora oggi impressi nella memoria di chi li ha vissuti in sala, tra umorismo pop, azione leggera e casting memorabile. Poi c’è il fallimentare tentativo dark di Josh Trank del 2015: ambizioso, cupo, tragicamente disfunzionale. Oggi invece si punta su interpreti solidi e amatissimi – Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach – tutti nomi sulla cresta dell’onda. La regia di Shakman è accompagnata da una sceneggiatura di Josh Friedman, le musiche di Michael Giacchino e una fotografia rétro ma calibrata di Jess Hall. Questo è il 37° film dell’MCU e il primo della Fase Sei. Un nuovo inizio, ma anche un ritorno a casa.

Il cuore sopra la tempesta
Lo spazio, la scienza, il destino dell’intero pianeta. Eppure, alla base di tutto, una famiglia. I Fantastici 4 – Gli Inizi segue Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm, quattro scienziati in missione oltre i confini della comprensione umana, che tornano sulla Terra trasformati, potenziati, destabilizzati. Siamo su Terra-828, universo alternativo dalla forte impronta vintage, dove la tecnologia dialoga con il design retrò, e il futuro ha il sapore delle storie che ci si raccontava cinquant’anni fa. In questo contesto, emerge la minaccia cosmica di Galactus, divinità famelica che si nutre di mondi, accompagnato da Silver Surfer, il suo araldo etereo e ambiguo. Ma il vero oggetto del desiderio non è un pianeta, bensì una vita in arrivo: quella del figlio di Sue e Reed, Franklin. Un’entità che Galactus percepisce come cosmicamente determinante.
La Terra è in pericolo. New York è travolta da ondate di panico e distruzione, i cieli si oscurano, e la battaglia diventa personale. I Quattro sono chiamati a fronteggiare il male con tutto ciò che hanno, ma devono anche trovare un modo per restare insieme. Nessuna soluzione è semplice, e ogni scelta porta con sé un prezzo. Il film non si accontenta di salvare il mondo: vuole salvare un’idea di mondo. Quella che comincia da un abbraccio, da un padre che guarda il futuro negli occhi, da una madre che stringe il tempo dentro di sé. Galactus è mostruoso, sì, ma ciò che spaventa davvero è l’eventualità di perdere ciò che si ama.
La famiglia come universo espanso
I Fantastici 4 – Gli Inizi compie uno slittamento tematico netto rispetto al passato. Se un tempo i protagonisti raccontavano l’accettazione del diverso, oggi diventano metafora dell’interdipendenza affettiva, della fragilità condivisa e della forza collettiva. Non sono più semplicemente “mutati” da spiegare o giustificare: sono un nucleo affettivo in espansione, una matrioska affettiva che parte dal piccolo (una coppia, poi una famiglia) e arriva a comprendere la città, il pianeta, l’universo intero.
La lotta non è più individuale: è corale. Nessuno escluso. Nemmeno il singolo. Reed, Sue, Johnny e Ben non sono eroi solitari, ma simboli di un’intesa che, se spezzata, trascina nel caos tutto ciò che le gravita attorno. C’è spazio per la commozione, per la goffaggine, per il sogno. Una sitcom familiare che si apre all’infinito. Una poesia con propulsione atomica. È anche questo il supereroismo, quando non ha paura di sorridere.

Una nuova pelle per una vecchia storia
Nonostante la cura formale, le intuizioni tematiche e l’ottimo lavoro degli interpreti, resta però la sensazione che ci sia qualcosa di già visto e già sentito. Che la Marvel stia nuovamente percorrendo un binario troppo conosciuto, mascherando lo stesso schema narrativo sotto nuove estetiche e dinamiche. Il villain potente, la minaccia planetaria, la redenzione finale: tutto funziona, ma nulla sorprende davvero. Quattro attori di talento – credibili, intensi, ben scritti – non bastano a scalzare l’impatto affettivo di quei volti del 2005, che restano scolpiti nel cuore degli spettatori che allora vivevano il primo vero abbraccio tra Marvel e cinema mainstream. E così, il film sembra più adatto a occhi nuovi, vergini, non ancora assuefatti al linguaggio seriale dell’MCU.
Va detto che I Fantastici 4 – Gli Inizi è girato bene, montato con ritmo, visivamente potente. Gli effetti speciali sono tra i migliori della saga. Ma la domanda resta: abbiamo davvero bisogno di questo? Di un altro reboot ben fatto ma poco avanguardistico? Eppure, bisogna riconoscere il merito più grande per i fan: Reed, Sue, Johnny e Ben sono finalmente parte integrante dell’MCU. La scena post-credit apre un orizzonte che, se gestito con coraggio, potrebbe davvero cambiare le carte in tavola. Per ora, ci accontentiamo di un inizio. Ma sappiamo che possiamo chiedere di più.


