lunedì, Agosto 8, 2022
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Howard – La vita, le parole: recensione del documentario Disney+

Quando guardiamo un film ci troviamo sempre al cospetto di un’opera compiuta. Durante la visione, concentrati sulla storia a cui stiamo assistendo ci emozioniamo: proviamo paura, disgusto, perplessità, ecc. Raramente però ci soffermiamo a riflettere sulla strada che ha condotto alla realizzazione dell’opera che abbiamo di fronte. Eppure sappiamo che fare un film (indipendentemente dal genere di appartenenza) non è semplice e che – al di là di registi, attori e sceneggiatori – la sua realizzazione abbisogna di diverse maestranze, alcune delle quali sono in bilico tra celebrità ed anonimato. È un po’ intorno a questo punto che prende le mosse il documentario Howard – La vita, le parole, dal 7 Agosto disponibile su Disney+, e incentrato su una delle personalità più influenti della cultura (cinematografica) fine anni ’80 e inizio ’90 il cui nome però ai più dirà poco o nulla: il paroliere Howard Ashman.

“Chi era costui?” verrebbe da dire, citando il celebre passo dei “Promessi di Sposi” che vede protagonista Don Abbondio. Nietepopodimeno che l’artista autore dei testi di alcune delle canzoni più iconiche dei classici moderni Disney: La SirenettaLa Bella e la Bestia e parzialmente di Aladdin (l’ultima opera alla quale collaborò prima della sua prematura scomparsa). Tutti film ai quali Ashman lavorò di concerto con il compositore Alan Menken, amico di una vita con il quale condivise non solo il successo in Disney, ma anche i primi anni di apprendistato teatrale a New York.

Il documentario Howard – La vita, le parole, scritto e diretto da Don Hahn (il quale collaborò con Ashman alla lavorazione de La Bella e la Bestia) è un’opera tradizionale ed intima che ripercorre la vita e l’arte del protagonista, avvalendosi naturalmente di un nutrito parco di testimonianze – da Alan Menken naturalmente a Roy Disney, passando dai famigliari dello stesso Ashman – e da immagini di repertorio che guidano lo spettatore alla scoperta sia dell’uomo che dell’artista, e al contempo mostrando sovente il dietro le quinte della lavorazione di un film d’animazione (con tutte le tensioni e i problemi del caso).

Dagli anni della formazione all’Università (a Boston prima, e poi all’Indiana University) dove matura l’interesse per il teatro ai successi Off-Broadway con il musical La Piccola Bottega degli Orrori – tratto dal film di Roger Corman degli anni ’60 e trasposto al cinema da Frank Oz nel 1982 – al fianco di Menken, fino all’approdo alla Walt Disney per la lavorazione de La Sirenetta. Una vita non semplice quella di Howard Ashman contraddistinta dall’ombra dell’AIDS, malattia che se lo porterà via ancora giovane e probabilmente all’apice della carriera e fama, costellata però da successi clamorosi e dalla vittoria di due premi Oscar: per le canzoni “Under The Sea” e “The Beauty and The Beast” (quest’ultimo aggiudicato postumo e ritirato dal compagno dell’artista, Bill Launch).

Un percorso, quello di Ashman, che il documentario sottolinea con un’enfasi celebrativa che però non appesantisce mai la narrazione, ma tende anzi a mettere in evidenza gli aspetti più innovativi delle creazione dell’artista, a cominciare dall’elaborazione e cristallizzazione del cosiddetto motivo “I Want Song“, ovvero quello che vede il personaggio protagonista raccontare – tramite una canzone – non solo il suo stato d’animo ma anche le sue aspirazioni, come quelli per l’appunto cantati da Ariel e Belle nei rispettivi film. Una rivoluzione oltretutto tangibile ancora oggi se pensiamo solo alla canzone simbolo di Frozen – Il Regno di Ghiaccio, “Let It Go”, attraverso la quale Elsa si “confida” con gli spettatori circa la sua vera natura e le sue volontà.

Ma Howard – La vita, le parole tende anche a legare indissolubilmente vita privata ed artistica del protagonista, ipotizzando come certi componimenti scritti dal paroliere fossero fonte non solo della sua ispirazione ma anche del suo tormentato stato d’animo. Quando Ashman ultima la collaborazione a La Sirenetta, i suoi sforzi in Disney convergono sue due pellicole altrettanto celebri: La Bella e la Bestia e Aladdin. Durante la lavorazione alle canzoni di queste due film, però, il paroliere è già consapevole di aver contratto il virus dell’AIDS, a causa del quale morirà nel 1991, lasciando oltretutto a metà il lavoro per Aladdin, sostituito poi da Tim Rice che scriverà la canzone premio Oscar “A Whole New World”.

Proprio la malattia e la sensazione di essere rifiutato dalla società che lo circonda avrebbero ispirato Ashman – secondo quanto raccontano le persone vicine a lui – per la scrittura di due pezzi: “La canzone della folla” in La Bella e la Bestia, dove i villici capitanati da Gaston si incamminano assetati di vendetta verso il castello stregato, e “Humiliate the Boy” in Aladdin, canzone poi scartata nella fase finale della lavorazione del film che avrebbe dovuto contraddistinguere il momento in cui il villain Jafar smaschera davanti a Jasmine e al padre sultano la vera natura del presunto principe Alì.

Sono solo alcuni esempi di quanto il documentario Howard – La vita, le parole racconta allo spettatore circa la figura di Howard Ashman. Molti altri sono le storie, le curiosità, gli aneddoti legati alla figura di questo celebre paroliere che il film di Don Hahn ha il pregio di riportare alla ribalta. E il documentario è, sotto un certo punto di vista, anche un tuffo nel passato, specie per chi all’epoca dell’uscita dei film Disney a cui collaborò Ashman era solo un bambino; un ritorno a un’infanzia che è stata magica non solo grazie ai film Disney ma anche – oggi che lo sappiamo non dobbiamo dimenticarcene – grazie alle parole di questo artista straordinario, i cui versi ci hanno reso la vita migliore e ci accompagneranno per tutta la nostra esistenza.

Guarda il trailer di Howard – La vita, le parole

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il documentario Howard - La vita, le parole, scritto e diretto da Don Hahnmè un'opera tradizionale ed intima che ripercorre la vita e l'arte del protagonista, avvalendosi naturalmente di un nutrito parco di testimonianze e da immagini di repertorio che guidano lo spettatore alla scoperta sia dell'uomo che dell'artista, e al contempo mostrando sovente il dietro le quinte della lavorazione di un film d'animazione.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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