sabato, Marzo 6, 2021
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Hostiles recensione del western con Christian Bale e Rosamund Pike

Un casa dispersa in mezzo al deserto, una famiglia alle prese con i propri impegni quotidiani e un gruppo di indiani pronti a sconvolgere per sempre quei pochi attimi di felicità: con questa immagine che ricorda il miglior Ford si apre Hostiles, nuovo film di Scott Cooper presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Dopo il ben accolto Black Mass, il regista americano torna a discutere sulla propria nazione, confrontandosi questa volta con il genere mitologico per antonomasia: il western. Tra richiami a Ombre Rosse e inquadrature alla Sentieri Selvaggi, la storia segue le vicende del colonnello Joseph J. Blocker (Christian Bale), incaricato dai propri superiori di scortare un morente capo indiano (Wes Studi) nel profondo e pericoloso ovest.

Hostiles gioca con i canoni del proprio genere di appartenenza, rispettando con riguardo il passato ma proiettandosi con lungimiranza verso il futuro

Partendo da una trama dichiaratamente tradizionale, Hostiles gioca con i canoni del proprio genere di appartenenza, rispettando con riguardo il passato ma proiettandosi con lungimiranza verso il futuro. Se infatti il tema del viaggio formativo e dell’Ottocento iconico ritornano più volte con pacata irruenza, i personaggi non si limitano a chiudersi nelle proprie singolarità (anche) di genere, ma si aprono allo scontro e soprattutto al confronto.

Conscio della dilaniante segregazione che imperversa nell’America di Donald Trump, Scott Cooper rielabora dunque un genere fondativo dell’immaginario a stelle e strisce, raccontando come anche nella leggenda – revisionata naturalmente ad hoc – sia oggi possibile rintracciare un principio di unione e benevolenza.

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Hostiles recensione del western con Christian Bale e Rosamund Pike

L’uomo, non più simbolo di edonistico coraggio e di irrefrenabile indomabilità, si tramuta di conseguenza in un complesso involucro di sentimenti e contraddizioni che, restii da essere accettati ma comunque inevitabili, mutano considerevolmente qualsiasi precedente concezione di mascolinità.

Mentre i protagonisti imparano pertanto che gli indiani non sono necessariamente cattivi e che gli yankee non sono automaticamente innocenti, è poi il personaggio di Rosalie, incarnato dalla sempre impeccabile Rosamund Pike, a proclamarsi alfiere di un nuovo modo di concepire la donna, non più relegata allo spazio della cura famigliare.

La nuova rappresentazione del femminile è la parte più convincente e riuscita di Hostiles, che cancella con vigore decenni di stereotipi

Proprio la nuova rappresentazione del femminile è la parte più convincente e riuscita di Hostiles, che cancella con vigore decenni di stereotipi: Rosalie, fiera e combattiva, accompagna infatti il protagonista nel corso della sua evoluzione, diventando una compagna fedele ma soprattutto indipendente. In netta antitesi con una Grace Kelly di Mezzogiorno di Fuoco, la Pike dipinge quindi un personaggio a tutto tondo, sensibile e indistruttibile allo stesso tempo.

Tra passato e presente sono infine scisse le ambientazioni, che rievocano le grandi e desolate pianure di John Ford e le intrecciano con i boschi alberati e glaciali delle alture del Montana. La fotografia, curata da Masanobu Takayanagi, conquista proprio in questo frangente un ruolo chiave: abbandonando l’assoluto tepore dei colori del tardo western, l’artista alterna infatti le tonalità calde nel deserto con le luci fredde dei tappeti erbosi.

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Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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