venerdì, Marzo 1, 2024
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Home Education – Le regole del male, recensione dell’horror di Andrea Niada con Rocco Fasano

La recensione di Home Education - Le regole del male, horror di Andrea Niada con Julia Ormond e Rocco Fasano. Dal 30 novembre al cinema.

C’è una frase di Nietzsche molto nota che suona più o meno così: “quando guardi nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro”; ma forse è la sua prima parte, meno famosa e abusata nelle citazioni, a renderla più interessante: “chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro”. Un concetto molto forte quest’ultimo, legato all’oscurità che fin troppo spesso scruta negli angoli più sconosciuti della nostra coscienza e dell’inconscio, risvegliando in noi comportamenti che – socialmente parlando – cerchiamo di tenere a debita distanza per poter continuare ad “abitare”, indisturbati, la stessa realtà civile in cui si muovono anche gli altri, come pesci nel grande acquario del villaggio globale. Ma che succede quando, in modo più o meno cosciente, si sceglie di allontanarsi da norme e regole civili fino a rifiutarle, chiudendosi nella fortezza della solitudine dei propri incubi? Proprio a partire da queste premesse si muove Home Education – Le regole del male, l’opera prima di Andrea Niada che approderà sui nostri schermi il 30 di novembre per spiazzare le nostre certezze e perfino la convenzionalità delle percezioni.

Fino a che punto si può spingere il delirio di una mente isolata, privata di qualsiasi contatto con il mondo reale? Rachel (Lydia Page) è un’adolescente cresciuta in una casa in mezzo ai boschi di un’indefinita località italiana, costruita secondo i principi di un culto esoterico di cui la sua famiglia è seguace. Alla morte del padre Philip, l’oppressiva madre Carol (Julia Ormond, Vento di passioniSabrinaIl primo cavaliere), costringe la figlia a vivere con il cadavere dell’uomo in casa, priva di contatti con il mondo esterno ad eccezione di alcune brevi incursioni esoteriche nel bosco circostante, nella convinzione che il corpo senza vita del padre si rianimi tornando dall’Oltretomba. Ma se dentro la casa tutto scorre secondo le rigide regole di Carol, fuori la sparizione di Philip inizia a destare dei sospetti soprattutto in paese, come dimostra l’arrivo inaspettato di Dan (Rocco Fasano, Non mi uccidere, Noi anni luce), un ragazzo che inizia un’amicizia con Rachel pur rappresentando una severa minaccia per i piani di sua madre Carol.

Un magnetico melting pot di influenze culturali

Home Education riflette alla perfezione la natura ricca e sfaccettata del suo regista (e sceneggiatore), Andrea Niada, nato in Italia ma cresciuto in Inghilterra: questo aspetto duplice attraversa l’intero film contaminandone gli spazi e plasmandone le suggestioni, fino a costruire un magnetico melting pot di influenze culturali e atmosfere, rendendo il prodotto finale un affascinante unicum perfino nel panorama delle opere prime di genere. E per parlarne bisogna partire proprio da qui, dal concetto stesso di canone legato all’horror quanto ai suoi sottogeneri e alla capacità di saperli contaminare tra loro: Niada gira, così, un film dell’orrore che guarda al folk horror (in stile The Wicker Man, non a caso un grande cult della cinematografia britannica) ma anche al sottogenere più in voga negli anni ‘80, il body horror. Perché in Home Education i corpi contano: lontani dalla semplice idea di un involucro del quale liberarsi, diventano anch’essi una porta per tornare in questa realtà da un luogo “altro”, un aldilà inquietante ed esoterico in cerca di varchi da attraversare per potersi ricongiungere con il nostro mondo terrestre. Ma che succede se questi corpi iniziano a corrompersi, a marcire lentamente, in un vortice di orrore e disgusto?

Ecco quindi che l’immagine, potente, di tutto ciò che marcisce – la carne, le carcasse di animali, la frutta esposta all’azione della muffa – si trasforma nella metafora della corruzione dell’animo umano, un processo di decomposizione interno coadiuvato dai germi della solitudine e della follia, entrambi pronti a scavare lentamente nella mente turbata, come la goccia fa con la pietra. Le immagini infernali dell’oltretomba immaginato da Niada sembrano riflettere le angosce esistenziali e gli incubi di Lucio Fulci (soprattutto quelli mostrati nel suo …e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà) ma anche le suggestioni psichedeliche di Ken Russell che spingono, ben oltre ogni limite, il concetto huxleyano di porte della percezione. Il regista riesce ad infondere in questo clima perturbante (e disturbante) un tocco da commedia nera, un sottilissimo black humour dal gusto britannico che lo lega, ancora di più, tanto alle contaminazioni quanto alla duplice natura della propria arte, nel tentativo di pervadere l’orrore di una sottile – quanto crudele – satira sociale.

Il genere, una porta d’accesso sul sonno della ragione

E ad essere messi a fuoco dal suo occhio meccanico sono soprattutto i rapporti sociali che intercorrono tra i vari personaggi, protagonisti di un microcosmo tossico esattamente come i legami che li vincolano l’uno all’altro: uomo e donna, madre e figlia, una coppia di coniugi, gli adolescenti e il mondo degli adulti, incarnano tutti delle dicotomie dalla forte simbologia, specchi deformanti che riflettono l’orrore supremo, quello fin troppo reale che alberga dentro di noi, quando i confini tra reale e immaginario iniziano a confondersi a tal punto mettendo a repentaglio la salute mentale del nostro stesso mondo.

Così Home Education dimostra ancora una volta come il genere sia la porta d’accesso ideale per riflettere sul sonno della ragione che genera mostri (rubando la frase della celebre acquaforte di Goya), esorcizzando – attraverso un linguaggio canonico e tutte le convenzioni dell’horror, come in questo caso – i grandi tabù della nostra società moderna, dal sesso passando per la morte, la solitudine e la salute mentale, fino al delicato discorso sull’accettazione del lutto e l’elaborazione del dolore.

Guarda il trailer di Home Education – Le regole del male

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Costruito come un magnetico melting pot di influenze culturali e atmosfere che rendono il prodotto finale un affascinante unicum perfino nel panorama delle opere prime di genere, Home Education - Le regole del male dimostra ancora una volta come quest'ultimo sia la porta d’accesso ideale per riflettere sul sonno della ragione che genera mostri, esorcizzando - attraverso un linguaggio canonico e tutte le convenzioni dell’horror - i grandi tabù della nostra società moderna, dal sesso passando per la morte, la solitudine e la salute mentale, fino al delicato discorso sull’accettazione del lutto e l’elaborazione del dolore.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Costruito come un magnetico melting pot di influenze culturali e atmosfere che rendono il prodotto finale un affascinante unicum perfino nel panorama delle opere prime di genere, Home Education - Le regole del male dimostra ancora una volta come quest'ultimo sia la porta d’accesso ideale per riflettere sul sonno della ragione che genera mostri, esorcizzando - attraverso un linguaggio canonico e tutte le convenzioni dell’horror - i grandi tabù della nostra società moderna, dal sesso passando per la morte, la solitudine e la salute mentale, fino al delicato discorso sull’accettazione del lutto e l’elaborazione del dolore.Home Education – Le regole del male, recensione dell’horror di Andrea Niada con Rocco Fasano