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Hey Joe, recensione del film di Claudio Giovannesi con James Franco

Presentato nella sezione "Grand Public" della 19esima Festa del Cinema di Roma, Hey Joe di Claudio Giovannesi sarà al cinema dal 28 novembre grazie a Vision Distribution.

Claudio Giovannesi non vuole più staccarsi da Napoli. Ci torna e ci ritorna, in più epoche, in più vesti, interessato a cose diverse, ma il fulcro rimane sempre quello: Napoli, centro di gravità permanente. C’è sempre un motivo per rifarci due passi, passare in qualche bar, vedere come se la passa un vecchio amico, una vecchia conoscenza.

Il ritorno in Hey Joe – nella sezione “Grand Public” della 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma e dal 28 novembre al cinema – ha una valenza persino tripla, visto che non riguarda solamente il cineasta romano vincitore dell’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino, ma anche il suo partner in crime, il redivivo James Franco, che nel capoluogo partenopeo cerca un modo per ricominciare, la stessa cosa che vuole fare, infine, il personaggio che interpreta.

A trovarlo in città trova Francesco Di Napoli (ancora con Giovannesi dopo La paranza dei bambini) e un altro don Vittorio, stavolta con il volto di una delle maschere napoletane più apprezzate del nostro cinema, Aniello Arena (Reality di Matteo Garrone). Lo scopo è un racconto di formazione, anche questo solito compagno di viaggio, ma da un punto di vista adulto.

“Hey Joe, vieni ccà”

“Hey Joe” è l’appellattivo con cui gli italiani (o le italiane) si rivolgevano, ammiccando, seducendo, ai soldati americani di istanza a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale. Un modo per creare un legame da subito conviviale, per ristabilire i rapporti di potete e renderli così parte di un ecosistema ricco come nessun altro nel nostro Paese.

Capita a volte però che uno dei Joe(s) possa finire con il legarsi sul serio alla città, come nel caso di Dean, giovanissimo marine, che si innamora perdutamente della bella Lucia e comincia a frequentarla. Tra i due la lingua non costituisce un problema che non possa essere superato con qualche reciproco favore (uno dei leitmotiv del film), ma l’idillio si infrgane quando il soldato è costretto ad andare via per tornare in America.

Lascia la sua Lucia incinta, con la promessa che sarebbe tornato. Una delle tante promesse che non si mantengono. Di fatto lei non fa mai una colpa a Dean (Franco) di non essere tornato, ma quando muore esprime il desiderio di suo figlio, Enzo (Di Napoli), di conoscere il papà. Un telegramma ricevuto con 13 anni di ritardo, ennesimo ritorno mancato. Il soldato alla fine decide di andare sul serio a Napoli per ritrovare il ragazzo e magari anche se stesso. Tutto, però, è ovviamente cambiato.

Il figlio lasciato orfano ormai non è più orfano, ha dovuto riciclarsi per poter sopravvivere senza il suo Joe e la sua Lucia, ma ad un prezzo più caro di quello che un ragazzo dovrebbe pagare. Un figlio da salvare, ma che non è detto che voglia essere salvato, specialmente da un padre che ha deciso di non mantenere una vecchia promessa.

La sospensione del ritorno

Non c’è mai un momento nella realtà in cui padre e figlio riescono veramente a incrociarsi, come se ormai avessero perso la loro occasione, allontanati da un tempo che ha le fattezze delle onde del mare. Per i due personaggi la Napoli di Hey Joe è un luogo dell’anima, una dimensione che li illude di potersi di nuovo recuperare.

Uno perso nelle conseguenze di una guerra (anzi di tre guerre), che lo hanno abbattuto e reso uno straniero anche a casa sua, e l’altro ormai di proprietà di un signorotto del luogo, che invece quel tempo lo ha comprato. Bravi James Franco e Francesco Di Napoli a portare questa sintonia, frutto di una consapevolezza dolcemente malinconica, sullo schermo.

Intorno a loro si dipana un’epoca storica in cui la città si apre al mondo-america, con la quale dialoga in modo vivace, riuscendo ad avere una posizione di un certo potere gentile e caloroso. Bellissimo in questo caso il personaggio della Bambi di Giulia Ercolini, una figlia della città partenopea nel suo lato multilinguistico e una possibile alleata del nostro marines ormai perso.

È una dimensione sospesa quella che mette in scena Giovannesi per riempirla dei corpi dei suoi attori, a metà tra più momenti della vita, in costante attesa che qualcosa accada. Evenienza che però Hey Joe non contempla, preferendo concentrarsi sul ritorno, che ha in sé promesse sempre diverse e mille possibilità di redenzione. Magari azzeccando la tempistica qualcosa potrebbe succedere sul serio.

Guarda il trailer ufficiale di Hey Joe

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Hey Joe è il ritorno di Claudio Giovannesi a Napoli, dove il regista dirige James Franco e ritrova Francesco Di Napoli, protagonista de La paranza dei bambini. Un racconto di formazione stavolta dal punto di vista adulto nella cornice di una città che si sta aprendo al mondo, sospesa in tempo tra diverse età. Questa è la dimensione dei ritorni.

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