lunedì, Agosto 8, 2022
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Gretel e Hansel, recensione dell’horror con Sophia Lillis

La recensione di Gretel e Hansel, film horror di Oz Perkins con Sophia Lillis, basato sulla classica favola. Dal 19 agosto al cinema.

Gretel e Hansel è l’inedito horror diretto da Oz Perkins, figlio d’arte che rilegge la classica fiaba dei fratelli Grimm sotto la lente dell’orrore, coadiuvato dai produttori di grandi successi horror come Insidious e Sinister che ne hanno permesso il debutto sul grande schermo. Ad interpretare i due fratelli protagonisti della vicenda, gli spettatori troveranno il giovanissimo Sam Leaky e la lanciatissima Sophia Lillis, reduce dal grande successo dell’ultimo IT diretto da Andy Muschietti nel quale interpretava la giovane versione di Beverly. Nonostante le difficoltà causate dal COVID-19, il film approda comunque in sala grazie a Midnight Factory (etichetta di Koch Media) a partire dal 19 agosto, per tornare a spaventare gli appassionati del genere – e non solo – sempre a caccia di brividi estivi e riletture grottesche della nostra pazza realtà.

In una terra lontana e maledetta devastata dalla guerra la giovane Gretel (Lillis) e il suo fratellino Hansel (Leaky) sono costretti dalla loro famiglia ad allontanarsi da casa per partire alla ricerca di cibo e lavoro. Nonostante l’aiuto di un nobile cacciatore, i due fratelli finiscono per perdersi in un bosco fitto e oscuro; dopo tanto girovagare si imbattono in una misteriosa casa isolata abitata da una vecchietta apparentemente gentile, perché una serie di elementi (banchetti misteriosi nonostante la carestia, stranezze incomprensibili, inquietanti sussurri di bambini) fanno sorgere in Gretel l’orribile dubbio che la vecchia padrona di casa nasconda dei segreti raccapriccianti.

Gretel e Hansel, passando tra le maglie dell’immaginario iperattivo e perturbante di Oz Perkins, si trasforma in una fiaba (nera) rovesciata: al di là delle più classiche – e rassicuranti – riletture in salsa hollywoodiana, il film si configura piuttosto come un’analisi lucida del femminino nella società moderna, delle difficoltà del percorso di emancipazione – fisica e psichica – attraversate dalle donne durante la loro crescita e accettazione. Aver invertito l’ordine dei protagonisti a partire dal titolo, mettendo in risalto Gretel, connota già l’universo dipinto da Perkins in modo accurato: sarà la ragazzina il vero motore immobile della vicenda che è pronta a configurarsi come un viaggio di (de) formazione, una discesa torbida e macabra nel folto di una foresta oscura e sinistra pronta a riflettere la natura ambigua dell’animo umano.

Perkins affonda a piene mani nei tormenti della propria esistenza – un padre famoso morto di AIDS, una madre uccisa durante gli attentato dell’11 Settembre 2001 – posando però il proprio sguardo su un’indagine dell’ignoto, che per lui passa attraverso un’analisi della sfera femminile talmente complessa da risultare, infine, insondabile. Gretel è figlia delle ambiguità lucide dei nostri tempi: non solo è più grande del fratellino Hansel ma anche più complessa e inafferrabile, una giovane donna che cerca di comprendere il proprio potenziale dirompente. L’orrorifico viaggio nella foresta e tra le braccia – metaforiche – della strega non è altro che un viaggio nel proprio Io, un percorso (psicanalitico) d’accettazione inconfessabile, che si snoda tra desideri celati e capacità ancora inespresse delle quali cercherà di appropriarsi lentamente e anche a caro prezzo.

In Gretel e Hansel non c’è traccia di alcuni topoi comuni nell’horror della contemporaneità, tra jumpscare e cliché: piuttosto, lo stile visivo di Perkins – regista da tenere decisamente d’occhio – si rifà alle suggestioni pittorico-letterarie, a quell’eziologia dell’antico mondo magico comune al contemporaneo Robert Eggers, che con il suo The Witch costituisce una sorta di modello di partenza ideale nell’analisi dell’universo femminile. Con Gretel e Hansel Perkins riesce a tessere una narrazione coinvolgente destinata ad un’ampia porzione di pubblico; una sinfonia dell’orrore dove i confini tra reale, immaginario, lucido e allucinato si confondono come in una tela di Hieronymus Bosch, evocando dal nulla universi fantastici che sembrano fuoriuscire dalle fantasie gotiche dell’ultimo Goya o da un quadro di Henry Fuseli.

Guarda il trailer ufficiale di Gretel e Hansel

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Gretel e Hansel, passando tra le maglie dell'immaginario iperattivo e perturbante di Oz Perkins, si trasforma in una fiaba (nera) rovesciata: al di là delle più classiche – e rassicuranti – riletture in salsa hollywoodiana, il film si configura piuttosto come un'analisi lucida del femminino nella società moderna, delle difficoltà del percorso di emancipazione – fisica e psichica – attraversate dalle donne durante la loro crescita e accettazione.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Gretel e Hansel, recensione dell'horror con Sophia LillisGretel e Hansel, passando tra le maglie dell'immaginario iperattivo e perturbante di Oz Perkins, si trasforma in una fiaba (nera) rovesciata: al di là delle più classiche – e rassicuranti – riletture in salsa hollywoodiana, il film si configura piuttosto come un'analisi lucida del femminino nella società moderna, delle difficoltà del percorso di emancipazione – fisica e psichica – attraversate dalle donne durante la loro crescita e accettazione.