mercoledì, Maggio 19, 2021
HomeRecensioniGovernance, recensione del film con Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni

Governance, recensione del film con Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni

La recensione di Governance - Il prezzo del potere, film di Michael Zampino con Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni. Dal 12 aprile su Prime Video.

Governance – Il prezzo del potere è il titolo del film che segna il ritorno del regista italo-francese Michael Zampino dietro la macchina da presa, dieci anni dopo il suo debutto con L’erede (2011). Anche lì, il talento francese incontrava l’italiana Monica Bellucci, protagonista del film; nel nuovo progetto, invece, a muoversi davanti l’occhio meccanico della MdP di Zampino sono Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni (di nuovo insieme dopo I predatori di Pietro Castellitto) affiancati da Sarah Denys. Il film sarà disponibile su Amazon Prime Video a partire dal 12 aprile.

Renzo Petrucci (Popolizio), manager brillante e senza scrupoli, è il direttore generale di un importante gruppo petrolifero italiano. Dopo un’inchiesta per corruzione è costretto a lasciare la prestigiosa carica convinto che a tradirlo sia stata una giovane collega, Viviane Parisi (Denys). Renzo prepara la sua vendetta coinvolgendo suo malgrado l’amico di famiglia Michele Laudato (Marchioni), umile meccanico che cerca in ogni modo di realizzare il suo grande sogno con la complicità di Petrucci. Ma la situazione già pericolosa in partenza, a base di vendette e raggiri, sfuggirà presto di mano ad entrambi…

Governance – Il prezzo del potere si ispira alle premesse del Dostoevskij di Delitto e Castigo per sviluppare una storia di peccato, morte e sensi di colpa, senza dimenticare quell’estetica asciutta e cruda che, da sempre, caratterizza il noir francese e un’attenzione particolare per la psicologia dei personaggi, che non si limitano ad essere mere sagome su una scena del crimine. Esseri umani complessi e contraddittori, che si agitano sul palcoscenico della vita come consumati attori alla loro ultima replica: non a caso Massimo Popolizio, gigantesco uomo di teatro, trasporta nel suo dottor Petrucci il dramma morale dei grandi villain dell’arte, dal Raskòl’nikov di Delitto e Castigo al Riccardo III di Shakespeare; uomini che hanno costruito un impero e non sono pronti a perderlo, o semplicemente esseri umani che decidono di compiere un viaggio nell’inferno del senso di colpa e del dramma per soddisfare la loro sete di sapere.

Governance – Il prezzo del potere ha uno stile asciutto: la macchina da presa si muove, nello spazio e nel tempo, mettendo in ordine i tasselli dell’esistenza di Petrucci e del suo amico Michele, ricostruendo la storia di questi due uomini ma soprattutto svelando le premesse e le conseguenze del plot twist intorno al quale ruotano le loro esistenze. La fotografia plumbea e la scelta di determinate location (uffici, strade come la Pontina o l’area di Fiumicino) contribuiscono a proiettare sullo spazio esterno i conflitti interiori che animano Renzo e Michele, plasmando la realtà in base alla loro interiorità, trasformandoli nei signori assoluti dei loro piccoli “feudi”. Ed è in tal modo che, ancora una volta, l’epopea nera di Renzo Petrucci sembra riflettere l’ombra gigantesca dei personaggi di Shakespeare, da sempre bloccati nell’eterno conflitto tra potere, denaro e (in)capacità di tenere in piedi un impero, a qualunque costo.

Zampino si allontana dalle dinamiche e dal gusto del classico thriller action – tutto adrenalina e colpi di scena – scavando piuttosto nei territori della mente e dell’Ego, finendo così per privilegiare una narrazione rarefatta e rallentata; un “tempo piccolo” che non ha fretta di accelerare o di scartare voracemente, capace al contrario di tessere le trame di una storia nera e cupa che permette allo spettatore di immergersi progressivamente nelle vite dei due protagonisti provando anche ad empatizzare (nei limiti) con loro.

Ed è in tal modo che Governance – Il prezzo del potere solleva dubbi e riflessioni sul significato – e sul ruolo – della verità, che si trasforma in un concetto inafferrabile, nascosto dietro strati di ombre che ne precludono la vista. E lo spettatore, silenzioso voyeur della “commedia umana”, finisce per essere sbalzato fuori dalla macchina-cinema per ammirare l’affresco definitivo in tutto il suo grottesco splendore: un arazzo di cattiveria, astuzia machiavellica, clientelismo, giochi di potere e soldi che definisce lo stato della “ricchezza” oggi, regalando la macabra istantanea dell’eterno dilemma morale sollevato da Dostoevskij – nella sua opera più celebre – ma aggiornandola ai nostri moderni tempi cannibali.

Guarda il trailer di Governance – Il prezzo del potere

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Governance – Il prezzo del potere si ispira alle premesse del Dostoevskij di Delitto e Castigo per sviluppare una storia di peccato, morte e sensi di colpa, senza dimenticare quell'estetica asciutta e cruda che, da sempre, caratterizza il noir francese e un'attenzione particolare per la psicologia dei personaggi, che non si limitano ad essere mere sagome su una scena del crimine.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -