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Goodbye June, recensione del film diretto da Kate Winslet

Opera prima della pluripremiata attrice Kate Winslet dietro la macchina da presa, Goodbye June è disponibile dal 24 dicembre su Netflix.

Con un palmarès che comprende un Oscar (la vittoria è arrivata nel 2009 con The Reader – A voce alta di Stephen Daldry) e ben cinque BAFTA, nonché la collaborazione con registi del calibro di James Cameron (Titanic) e Woody Allen (La ruota delle meraviglie), Kate Winslet è sicuramente da annoverare fra le più grandi attrici della sua generazione. Un’interprete che ha iniziato la sua brillante carriera da giovanissima, a soli diciassette anni, con il ruolo da coprotagonista nel troppo spesso dimenticato Creature dal cielo di Peter Jackson.

Un percorso attoriale atipico, che si è tenuto perlopiù lontano dalla strada maestra tracciata da Hollywood (troviamo, fra le poche eccezioni, le pellicole della serie Divergent e il recente Avatar: Fuoco e Cenere) preferendo produzioni più periferiche, con la propensione a collaborare con autori dalla forte personalità (oltre ai nomi già citati, troviamo anche quelli di Sam Mendes e Roman Polański). Winslet è un’interprete che ha sempre cercato ruoli impegnativi e sfidanti, portando quasi sempre sullo schermo personaggi femminili complessi e stratificati, anche nelle sue recenti prove televisive (Omicidio a Easttown).

Kate Winslet passa dietro la macchina da presa

Una voglia di sfida artistica e creativa che ha portato Kate Winslet, per la prima volta nella sua carriera, anche dietro la macchina da presa, come già avevano fatto in precedenza alcuni suoi esimi colleghi (Johnny Depp e Ben Affleck, per esempio). Dopo un’uscita limitata al cinema negli USA e nel Regno Unito, arriva infatti anche da noi in streaming su Netflix, a partire dal 24 dicembre, Goodbye June, esordio alla regia della pluripremiata attrice.

Co-prodotto dalla stessa Winslet con Kate Solomon (le due avevano già collaborato al biopic Lee Miller, ispirato alla vita dell’omonima fotoreporter), le origini del film sono radicate nel profondo dolore per la perdita della madre Sally Ann, venuta a mancare nel 2017 a causa di un tumore alle ovaie. Un’elaborazione del lutto non solo personale ma familiare, visto il copione ad opera del figlio Joe Anders (il ragazzo, all’epoca diciannovenne, concepì l’idea durante la frequentazione di un corso di sceneggiatura, dove fu spronato da un tutor a scrivere di qualcosa che conosceva).

Goodbye June. Photo Credit: Netflix

La trama di Goodbye June

Mancano due settimane a Natale, quando la vita della famiglia Cheshire viene sconvolta da un terribile evento: l’anziana madre June (Helen Mirren, sempre radiosa), dopo un improvviso malore, è ricoverata d’urgenza in ospedale. Il cancro ai polmoni, con cui ormai combatte da anni, si è infatti diffuso in altre parti del corpo. Vista l’età avanzata della donna, un’operazione è fuori discussione. Non rimangono che le cure palliative in attesa dell’ineluttabile fine. Una situazione di sicuro tragica, ma che porterà finalmente i figli Julia (la stessa Winslet), Molly (Andrea Riseborough), Helen (Toni Collette) e Connor (Johnny Flynn, visto recentemente in Ripley) a riavvicinarsi appianando le vecchie divergenze.

Una scena d’apertura di sicuro impatto

Tutto inizia una fredda mattinata come tante altre, catturata con toni glaciali dal direttore della fotografia Alwin H. Küchler (con Winslet sul set dello Steve Jobs di Danny Boyle), tanto da poterne percepire le gelide temperature. Un uomo anziano (il grandissimo Timothy Spall) apre l’acqua del rubinetto del bagno, mentre il figlio, quarantenne che vive ancora con i genitori, si rigira nel letto. La moglie in cucina mette la teiera sul fuoco, ma ecco che qualcosa non va. La donna stramazza di colpo al suolo, con il fischio del bollitore in sottofondo a fare da inquietante colonna sonora.

Goodbye June si apre con una scena di sicuro impatto, dove la placida quotidianità è presto spezzata dalla preoccupazione e dal terrore. Un terrore ben concreto, lontano dalle surreali minacce di certo cinema di genere, che potrebbe benissimo colpire ognuno di noi. Dopo una corsa ansiogena verso l’ospedale, l’immaturo man child Connor, per cui la madre è tutto, deve cercare di riprendere il controllo e avvisare le sorelle dell’accaduto.

Goodbye June. Cr. Kimberley French/Netflix © 2025.

Un dramma da camera d’ospedale

La realtà delle sorelle Julia e Molly non è tanto meno caotica di quella che stanno vivendo padre e figlio, con prole numerosa da gestire e mariti assenti o inetti (il comico e creatore dell’originale The Office Stephen Merchant interpreta il consorte di Molly). Vite già piene di preoccupazioni e problemi a cui si aggiunge la malattia della madre, e ancora di più quello di doversi rivedere.

Questo è il contesto su cui Winslet costruisce il suo dramma da camera, ambientato in una stanza d’ospedale dove si avvicendano i vari personaggi, affrontando le tensioni pregresse fra di loro. La condizione della madre, naturalmente, diventerà occasione per mettere da parte i vecchi rancori del passato. D’altronde è Natale.

Scrittura spesso ingenua, cast strepitoso

I caratteri messi in scena da Goodbye June sono dei più classici: una secondogenita che porta il peso della responsabilità tutto sulle sue spalle; la figlia più giovane invidiosa della sorella maggiore, che si sente sempre inadeguata ai suoi occhi; un figlio che è un po’ un bambinone, ma anche molto sensibile ed empatico; la sorella più grande, svampita e new age, che ha abbandonato tutto e tutti. C’è anche la figura di un infermiere saggio e gentile, sempre pronto a dire la parola giusta, chiamato letteralmente Angeli (Fisayo Akinade), ovvero “angelo”.

La scrittura di Goodbye June non è di sicuro delle più raffinate, lasciando spesso trasparire, tra ingenuità e qualche sdolcinatezza di troppo, la giovane età dello sceneggiatore. Fortunatamente lo strepitoso cast riesce a valorizzarne al meglio i punti di forza, garantendo un adeguato impatto emotivo alla vicenda. La regia di Winslet, che ha imparato la lezione polańskiana di Carnage, è perlopiù solida e in servizio delle interpretazioni. Non male come opera prima, sperando che alla seconda prova si punti su un copione di tutt’altro spessore.

Guarda il trailer ufficiale di Goodbye June

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La pluripremiata attrice Kate Winslet passa dietro la macchina da presa in Goodbye June, sua prima opera come regista. Ispirato al lutto sofferto da Winslet per la perdita della madre, e rielaborato in sceneggiatura dal figlio Joe Anders, il film è un classico dramma familiare d'ambientazione natalizia. Una pellicola affetta da una scrittura spesso troppo ingenua, vista la giovane età dello sceneggiatore, ma valorizzata al meglio da un cast stellare (oltre la stessa Winslet, troviamo interpreti del calibro di Helen Mirren, Andrea Riseborough, Toni Collette e Timothy Spall). Una buona prima regia, sperando che la prossima volta l'autrice punti su un copione di maggiore spessore.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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La pluripremiata attrice Kate Winslet passa dietro la macchina da presa in Goodbye June, sua prima opera come regista. Ispirato al lutto sofferto da Winslet per la perdita della madre, e rielaborato in sceneggiatura dal figlio Joe Anders, il film è un classico dramma familiare d'ambientazione natalizia. Una pellicola affetta da una scrittura spesso troppo ingenua, vista la giovane età dello sceneggiatore, ma valorizzata al meglio da un cast stellare (oltre la stessa Winslet, troviamo interpreti del calibro di Helen Mirren, Andrea Riseborough, Toni Collette e Timothy Spall). Una buona prima regia, sperando che la prossima volta l'autrice punti su un copione di maggiore spessore.Goodbye June, recensione del film diretto da Kate Winslet