martedì, Ottobre 3, 2023
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Godzilla vs. Kong, recensione del film di Adam Wingard

La recensione di Godzilla vs. Kong, il crossover prodotto della Warner Bros. e diretto da Adam Wingard. Dal 6 maggio in esclusiva digitale.

Qualche settimana fa sul settimanale Film Tv veniva dedicata la copertina all’argomento caldo degli ultimi tempi (per i cinefili, s’intende): la riapertura delle sale. Il tema era associato all’imminente distribuzione di un blockbuster che sulla carta avrebbe potuto rilanciare il mercato cinematografico: Godzilla vs. Kong. Il crossover della Warner Bros, diretto da Adam Wingard, era atteso dai fan del cosiddetto MonsterVerse: l’universo cinematografico alimentato anche dai film GodzillaKong: Skull Island e Godzilla II – King of the Monsters. Nonostante le aspettative e la recente riapertura delle sale, la Warner ha scelto però di distribuire il film esclusivamente in digitale (dal 6 maggio), bypassando la sala (salvo ripensamenti estivi, quando probabilmente la diminuzione dei contagi e il prolungamento o abolizione del coprifuoco indurranno anche i multisala a riaprire).

Una scelta conservatrice da parte della Warner, antitetica rispetto a quella presa l’estate scorsa, quando venne fatto uscire nei cinema Tenet di Christopher Nolan (su pressione del regista, è bene ricordarlo). E chissà se proprio la tutt’altro che esaltante storia distributiva del film di Nolan (a livello di guadagni) non abbia inciso sulla scelta di dirottare Godzilla vs. Kong nelle case degli spettatori di tutto il mondo, anziché dargli il “giusto” palcoscenico della sala. Al di là della riuscita o meno del film, infatti, piange il cuore a vedere un’opera di questa portata – pensata appositamente per il grande schermo – costretta a riciclarsi su un televisore che per quanto grande possa essere non potrà mai davvero replicare lo schermo cinematografico (per non parlare, poi, della componente “esperienziale” che contraddistingue la visione in sala).

A distanza di qualche anno dalla sconfitta di Ghidorah per opera di Godzilla, l’umanità sembra aver imparato a convivere con i mostri. Kong è stato imprigionato dalla Monarch all’interno di una gabbia ultra tecnologica su Skull Island, ed è tenuto sotto osservazione dalla ricercatrice Ilene Andrews (Rebecca Hall), la cui figlia adottiva Jia (Kaylee Hottle), sordomuta, sembra intrattenere un rapporto di fiducia con lo scimmione, tanto da riuscire a comunicare con lui. Nel frattempo, però, misteriosamente Godzilla riemerge dagli abissi per attaccare la sede dell’Apex Cybernetics in Florida, divenendo nuovamente una minaccia agli occhi dell’opinione pubblica. Cavalcando l’onda dello sdegno di fronte al vile attacco, l’Apex recluta il geologo Nathan Lind (Alexander Skarsgård) per compiere un periglioso viaggio nella cosiddetta “Terra Cava”, il regno dei mostri, contando grazie all’aiuto di Kong.

Nel frattempo, Madison Russel (Millie Bobby Brown), non convita della teoria secondo cui Godzilla sia tornato ad essere una minaccia per il pianeta, rintraccia insieme all’amico Josh (Julian Dennison) il podcaster complottista Bernie Hayes (Brian Tyree Henry), in possesso di un video che testimonierebbe un misterioso esperimento condotto dell’Apex all’interno dei suoi laboratori. Tutto questo in attesa dell’imminente ed inevitabile scontro tra Kong e Godzilla per rivendicare l’egemonia sulla Terra.

Copyright: © 2021 LEGENDARY AND WARNER BROS. ENTERTAINMENT INC. ALL RIGHTS RESERVED. GODZILLA TM & © TOHO CO., LTD. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures and Legendary Pictures. Caption: (L-r) GODZILLA fights KONG in Warner Bros. Pictures’ and Legendary Pictures’ action adventure “GODZILLA VS. KONG,” a Warner Bros. Pictures and Legendary release.

Ammettiamolo: dietro al progetto del Monsterverse c’è un’idea tanto coraggiosa quanto affascinante. Prendere due dei mostri più iconici (se non i più iconici) della storia del cinema, i cui natali risalgono a tempi ormai lontani (1933 per Kong, 1954 per Godzilla), e farli incontrare sul grande schermo. In un’industria cinematografica in cui gli spettatori, ormai sazi di effetti speciali, esigono “più denti” (come diceva il personaggio di Simon Masrani in Jurassic World), la scelta poteva risultare effettivamente vincente. E per certi versi lo è stata, anche se quasi esclusivamente al botteghino. Se i primi tre film prodotti avevano mostrato pregi e difetti in egual misura (anche il bistrattato Kong: Skull Island alla fine non era così brutto), il quarto capitolo della serie – quello oltretutto per cui la serie è nata! – avrebbe dovuto far compiere al progetto il cosiddetto salto di qualità.

Le potenzialità per realizzare un prodotto godibile per il grande pubblico c’erano tutte e gli spettacolari teaser e trailer distribuiti nei mesi scorsi ne sono una testimonianza. Peccato che tutte le qualità intraviste in quei pochi secondi o minuti siano state fagocitate dai limiti di un film che nella sua interezza non riesce mai ad imporsi nell’immaginario cinematografico, che risulta essere confuso e confusionario, e dove la trama altro non è che un esile canovaccio sfruttato in funzione delle due scene madri attorno alle quali è stato costruito il film: quelle in cui Kong e Godzilla se le danno di santa ragione (la prima, in mare aperto, poco incisiva; la seconda, decisamente migliore ma non memorabile).

Il vero problema di Godzilla vs. Kong, quindi, sono le carenze a livello di scrittura. Il film, scritto da Eric Pearson e Max Borenstein sembra procedere non solo per accumulo di cliché (cosa inevitabile), ma anche scopiazzando (per giunta male) a destra e a manca, con un finale che strizza eccessivamente l’occhio ad altri recenti universi cinematografici: quello di Transformers, ma anche quello di Pacific Rim. Sicuramente l’operazione è depotenziata dalla visione casalinga, ma al di là della fruizione, il quarto capitolo (sarà anche l’ultimo?) della saga Warner delude, e non poco.

Guarda il trailer ufficiale di Godzilla vs. Kong

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Le potenzialità per realizzare un prodotto godibile per il grande pubblico c'erano tutte e gli spettacolari teaser e trailer distribuiti nei mesi scorsi ne sono una testimonianza. Peccato che tutte le qualità intraviste in quei pochi secondi o minuti siano state fagocitate dai limiti di un film che nella sua interezza non riesce mai ad imporsi nell'immaginario cinematografico.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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Le potenzialità per realizzare un prodotto godibile per il grande pubblico c'erano tutte e gli spettacolari teaser e trailer distribuiti nei mesi scorsi ne sono una testimonianza. Peccato che tutte le qualità intraviste in quei pochi secondi o minuti siano state fagocitate dai limiti di un film che nella sua interezza non riesce mai ad imporsi nell'immaginario cinematografico.Godzilla vs. Kong, recensione del film di Adam Wingard