mercoledì, Febbraio 21, 2024
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Gli Sdraiati recensione del film di Francesca Archibugi con Claudio Bisio

Gli Sdraiati è il nuovo film di Francesca Archibugi, firmato a quattro mani da lei e da Francesco Piccolo. Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo epistolare scritto da Michele Serra, una lunga lettera di un padre a un figlio, un incontro turbolento tra due generazioni a confronto.

Il film, sospeso tra commedia e malinconia struggente, uscirà nelle sale il 23 novembre e vedrà, tra i protagonisti, gli attori Claudio Bisio, Antonia Truppo, Gaddo Bacchini, Ilaria Brusadelli, Cochi Ponzoni, Gigio Alberti e la partecipazione straordinaria di Donatella Finocchiaro nei panni di un intransigente primo ministro.

La mano ferma e lo stile tanto elegante quanto sobrio della regia della Archibugi risultano funzionali per rappresentare una commedia umana di balzachiana memoria

Giorgio Selva (Bisio) è un noto conduttore televisivo di “mamma Rai” al quale è affidato il programma “Lettere all’Italia”. Tutti lo conoscono pubblicamente, ma tutti ignorano allo stesso tempo i drammi personali che attraversa.

Dopo un turbolento divorzio dalla moglie, ha ottenuto l’affidamento congiunto del figlio adolescente Tito (Bacchini), ormai entrato ufficialmente nel regno dei tormenti emotivi da diciasettenne in eterna lotta col mondo e legato a doppio filo solo con il proprio gruppo di amici, quella “banda” composta da “il Lombo”, “Iacco”, “Boh” e altri. Amici, fratelli, legati da un legame inossidabile intaccato solo dall’arrivo repentino di Alice (Brusadelli), la nuova compagna di classe.

Alice è un mistero non solo per Tito – che si è innamorato – ma soprattutto per Giorgio: la ragazzina potrebbe infatti essere figlia sua e di Rosalba (Truppo), la donna che diciassette anni prima lavorava come domestica in casa Selva e con la quale l’uomo aveva tradito la moglie. Riusciranno Giorgio e Tito, così diversi, a colmare le loro incomunicabilità imparando la cosa più importante, ovvero crescere?

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Gli Sdraiati recensione del film di Francesca Archibugi con Claudio Bisio

Ne Gli Sdraiati la mano ferma e lo stile tanto elegante quanto sobrio della regia della Archibugi risultano funzionali per rappresentare una commedia umana di balzachiana memoria: non uno scontro-incontro generazionale, ma un confronto tra due microcosmi, quello di Tito e di Giorgio, che incarnano a loro volta due categorie più grandi nel complesso sistema dell’esistenza.

Come accadeva con “il tacchino induttivista” di Karl Popper, la Archibugi sceglie volontariamente di fornire una panoramica universale partendo dal caso particolare, dai frammenti dell’esistenza di Giorgio e Tito, lontani dall’essere i rappresentanti di due generazioni diverse.

Il conduttore tv appartiene alla ex generazione sessantottina, a coloro che avevano lottato in nome di ideali che poi hanno tradito o messo da parte, scendendo a patti con la vita stessa; il giovane figlio è invece il simbolo dei nuovi giovani, Gli Sdraiati del titolo appunto, immortalati in una lotta passiva contro le istituzioni secolari, senza punti di riferimento ma capaci di crearne di nuovi, evocando simulacri nei quali credere.

Gli Sdraiati lascia lo spettatore orfano e incompleto: forse di maggiori spiegazioni, di risposte che non trova nei dialoghi e nella sceneggiatura, di consapevolezze che tardano a rassicurare gli animi

Nonostante la profondità delle tematiche affrontate, strategicamente sistemate in una struttura da commedia agrodolce, Gli Sdraiati lascia lo spettatore orfano e incompleto: forse di maggiori spiegazioni, di risposte che non trova nei dialoghi e nella sceneggiatura, di consapevolezze che tardano a rassicurare gli animi.

In parte vincolato all’eredità letteraria che lo precede, la commedia umana trova un punto di forza nella dolente Milano grigia che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti, alla canzone portante della colonna sonora e nelle interpretazioni degli attori, dalla sorprendete Antonia Truppo al duo inedito e malinconico costituito da Claudio Bisio e Cochi Ponzoni – comici prestati al dramma –, fino ai giovani, il vero motore immobile della più grande delle commedie mai rappresentate: la vita stessa.  

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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