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Garfield: Una missione gustosa, recensione del film d’animazione

Diretto da Mark Dindal e tratto dai personaggi creati da Jim Davis, Garfield: Una missione gustosa arriva al cinema il 1° maggio.

Odia il lunedì. Ama le lasagne. Soprattutto, è un gatto. Se con il punto numero uno, ma anche il numero due, si poteva ancora sperare di resistere, con il numero tre la capitolazione è completa. Ha vinto, su tutta la linea, impossibile non amarlo e tanto vale confessarlo subito. Garfield: Una missione gustosa è il quarto film d’animazione (di sola animazione, niente mix digitale-live action), il sesto in totale, dedicato al celebre gatto ghiottone, sedentario e adorabilmente sarcastico protagonista della serie a fumetti creata da Jim Davis. La regia è di Mark Dindal e nelle sale italiane arriva il 1° maggio, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. A doppiare il peloso e – perdonerà l’impietosa constatazione – leggermente sovrappeso protagonista, è Maurizio Merluzzo. Nella versione italiana sostituisce la voce di Chris Pratt – nel cast vocale originale vanno ricordati Snoop Dog, Samuel L. Jackson, Nicholas Hoult e Hannah Waddingham – e con ottimi risultati, va detto.

Si tratta di sottolineare le piccole grandi sfumature del carattere di Garfield, un pigro brontolone e refrattario al cambiamento. Sforzo fisico, dal suo punto di vista, è la vorace e appassionata aggressione a una pizza molto piccante. Ora, il punto, con il cinema d’animazione, è capire (di volta in volta, di film in film) quanta voglia abbia di essere trasversale. In che modo, cioè, sia in grado di soddisfare l’ambizione principale, colpire il cuore e l’immaginazione del target di riferimento – il pubblico giovane – senza dimenticarsi dell’altra metà del cielo, quegli adulti che sono stati bambini a loro volta e che, anche se fingono di no, non se lo sono mica scordati. Questo è il movimento più difficile per un film d’animazione: parlare al genitore, raccontargli cose che abbiano valore per il suo presente e contemporaneamente riportarlo ai tempi e alle emozioni dell’infanzia. Garfield: Una missione gustosa non ha molta voglia di essere trasversale. Ma gli riesce lo stesso.

Un gatto e la sua cronaca familiare

È un film per figli, ma ha bisogno dei genitori. La storia è delle più elementari: un padre e un figlio, separati dalla vita – bisogna indagare sulle ragioni della separazione – in un modo del tutto imprevisto ma provvidenziale si ritrovano. Si ritrovano subito, il film non perde tempo a carburare e questo è un pregio, perché l’asciuttezza dell’esposizione libera le potenzialità dell’azione e l’umorismo.

Anche Garfield: Una missione gustosa si adegua alle convenzioni del cinema commerciale contemporaneo (non solo animato) e mette la famiglia al centro del discorso. La famiglia del film è allargata e furbetta, una furbizia positiva, non maliziosa, perché è contemporaneamente di sangue e improvvisata. Garfield l’ha in parte scelta, e in parte l’ha subita. La famiglia che si è scelto poggia su due perni: uno umano, l’altro canino. L’umano si chiama Jon, è lui che gli dà un riparo e tante buone cose da mangiare quando il padre biologico, il gatto Vic, lo abbandona nel più classico dei modi: gli dice che torna subito, e poi non torna. L’altro è il cane Odie, che Garfield mette al suo servizio in qualità di “stagista non pagato” (c’erano dubbi?).

Odie serve Garfield come lo schiavo deferente serve il suo padrone, un padrone smodatamente affamato e sedentario. Garfield non esce di casa se non è strettamente necessario. Non cambia. Non evolve. Non ci pensa proprio, d’altronde: la sua vita è un pendolo che oscilla tra una fetta di pizza e un’invitante lasagna. Nell’intimo, lamenta la sparizione del padre, ma non lo dà a vedere. Infatti, quando i casi della vita lo mettono di nuovo di fronte al vecchio Vic – mascalzone simpatico ma irresponsabile e con un piede e mezzo nei guai – Garfield reagisce con rancore e disprezzo. Padre e figlio sono stati rapiti da una gatta ossessionata dalla vendetta e decisamente fuori di testa, Jinx, che per far pagare a Vic un passato tradimento lo obbliga, con Garfield, a rubare un’enorme quantità di latte e non gli dà più di 72 ore per farlo, pena conseguenze terribili per entrambi.

Con l’aiuto di Odie e del toro Otto, Garfield e Vic cercano di realizzare il colpo e salvarsi la pelle. Questo a livello di superficie, perché sotto pelle la storia cerca di costringere i due protagonisti, il figlio ghiottone e inerme di fronte ai colpi bassi della vita e il padre incostante ma con buone ragioni, a superare le relative incomprensioni, aprire i cuori e tornare ad essere, una volta per tutte, famiglia. Ci riusciranno? Non è la suspense la priorità del film. Come andranno le cose, si capisce subito.

Il film non cerca l’originalità, ma sa bene cosa vuole

Non è la suspense la priorità, neanche l’originalità dura e pura. Sarebbe sbagliato leggere la considerazione come un atto d’accusa, non c’è nessun vincolo pratico e morale che obblighi un film, un qualsiasi film, d’animazione o meno, a caricarsi sulle spalle tutto il peso del mondo, come? aprendo strade per sé e per gli altri, creando nuove forme o ridisegnando le convenzioni. Chiaro che il film che ha cura di non osare, che non spinge sul pedale della creatività, difficilmente si guadagnerà il massimo dei voti – una gerarchia del prestigio esiste sempre – ma c’è un modo diverso di vedere le cose. Non osare non è sempre sintomo di poca intraprendenza; al contrario, a volte è esattamente l’opposto.

Sarebbe a dire che non è da tutti accontentarsi di essere ciò che si è, un solido e scanzonato intrattenimento senza grilli per la testa. Garfield: Una missione gustosa non eccede, in un senso o nell’altro. Non ricompenserà lo spettatore in cerca di originalità, ma nemmeno cade in eccessi pretenziosi, non fa mai il passo più lungo della gamba. È un film che sa quello che vuole, ha un’idea chiara di come ottenerlo e nel complesso centra il bersaglio. Parla ai bambini, soprattutto ai bambini. Le emozioni, i toni, le atmosfere sono tarate sulle aspettative e il gusto dei più piccoli, ma c’è spazio anche per il divertimento dei grandi. Piccole parentesi di umorismo che prendono di mira la nostra contemporaneità, dalle app di dating all’inaccessibilità dei call center.

La regia di Mark Dindal sceglie di puntare sullo charme sarcastico e l’appetito famelico del suo diabolicamente pigro protagonista; un po’ gioca a farlo uscire dalla comfort zone, ma non permette alle circostanze di cambiarlo. Se lo incontriamo affamato e pigro all’inizio del film, così lo ritroviamo alla fine: solo un po’ meno, un po’ meglio. Garfield: Una missione gustosa costringe il protagonista a rivedere le sue priorità, si tratti dello stile di vita o del rapporto con l’amato-odiato genitore. Cerca di stimolarne le velleità di cambiamento per non disperdere l’attenzione dello spettatore, giovane o meno, ma poi ritorna al punto di partenza. Meglio, a una versione riveduta e corretta del punto di partenza. Riveduta ma non stravolta.

È il gioco di equilibri del film, il rifiuto degli estremismi. Dosa gli ingredienti senza spezzare l’armonia della formula. Se, come si è anticipato, non sazia aspettative di originalità e spiazzante creatività, ha dalla sua la forza di un umorismo per nulla scorretto o provocatorio, ma incisivo e implacabile, costruito attorno al protagonista e con un occhio attento alla personalità dei comprimari, si tratti dell’insicuro Jon, dell’eroico assistente Odie e soprattutto del padre imperfetto, per questo ancora più adorabile, Vic. A conti fatti Garfield: Una missione gustosa è cinema per tutta la famiglia, sensibile alle necessità spettacolari ed emotive dei più piccoli, che non chiede nulla più della disponibilità ad accogliere un intrattenimento leggero e ben proporzionato. Un film che sa quello che vuole è una rarità apprezzabile.

Guarda il trailer di Garfield: Una missione gustosa

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Umorismo, tanto cibo, apoteosi felina e soprattutto un’azione serrata e incisiva che non conosce tempi morti. Garfield: Una missione gustosa ha un ritmo incalzante e ben modellato: si serve di tutto il necessario per costruire la sua emozione (il carattere del protagonista, il contributo dei comprimari, il rapporto padre figlio) e poi va per la sua strada. Senza cercare originalità, ma puntando su un intrattenimento leggero e ben calibrato: la storia va, non si perde per strada e non c’è molto altro da chiedere.

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Umorismo, tanto cibo, apoteosi felina e soprattutto un’azione serrata e incisiva che non conosce tempi morti. Garfield: Una missione gustosa ha un ritmo incalzante e ben modellato: si serve di tutto il necessario per costruire la sua emozione (il carattere del protagonista, il contributo dei comprimari, il rapporto padre figlio) e poi va per la sua strada. Senza cercare originalità, ma puntando su un intrattenimento leggero e ben calibrato: la storia va, non si perde per strada e non c’è molto altro da chiedere.Garfield: Una missione gustosa, recensione del film d'animazione