venerdì, Agosto 19, 2022
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Galveston, recensione del film con Ben Foster ed Elle Fanning

La recensione di Galveston, il noir diretto da Mélanie Laurent, con Ben Foster ed Elle Fanning. Nei cinema dal 6 Agosto grazie a Movies Inspired.

Galveston è il titolo del debutto, dietro la macchina da presa, dell’attrice francese Mélanie Laurent: l’apprezzata interprete – la ricordiamo protagonista di Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino – si cala nei panni della regista e della co-sceneggiatrice adattando per il grande schermo il romanzo omonimo di Nic Pizzolatto, stimato autore già dietro il successo della serie True Detective.

Ancora una volta il talento di Pizzolato, qui sceneggiatore sotto lo pseudonimo di Jim Hammett, si manifesta nel genere che più ne ha messo in risalto la genialità: il noir. Il film, presentato in diversi festival e uscito nelle sale americane nel 2018, debutta finalmente anche sul mercato italiano grazie a Movies Inspired che lo distribuirà – nonostante i problemi legati all’epidemia da COVID-19 – a partire dal 6 Agosto.

Il film racconta la storia di Roy (Ben Foster), un piccolo criminale che lavora per conto di un boss di New Orleans. Dopo aver scoperto di avere un tumore incurabile, l’uomo accetta un lavoro che si rivelerà una trappola: fuggirà verso Galveston, in Texas, per salvarsi la vita, portando con sé una giovane prostituta (Elle Fanning) dal passato drammatico.

Galveston è un malinconico sguardo lanciato al passato, sia esso metaforico o poetico (come l’anima della storia stessa) quanto reale e tecnico, legato in modo inscindibile ai topoi di un genere: il noir. Più che neo-noir, il mondo descritto dallo sguardo meccanico guidato dalla Laurent è quanto mai classico sia nelle tematiche che nel modo attraverso il quale le immagini raccontano la drammaturgia sullo schermo.

Pizzolato conosce bene la materia “oscura” che plasma, da demiurgo pantocreatore, narrando tragiche storie di frontiera e personaggi dalla dubbia moralità, immortalati nel confine sottile (e fragile) tra buio e luce. Il protagonista della vicenda narrata, Roy, ne è l’esempio perfetto: un piccolo criminale “da strapazzo”, un gangster morente nonché una titanica figura crepuscolare, erede tanto degli (anti)eroi del noir o del crime quanto dei protagonisti dei tradizionali western.

Ben Foster è l’incarnazione perfetta di questa tragica figura: i modi, la fisicità, il timbro cantilenante dipingono il ritratto di un uomo costantemente bloccato al confine, sia esso tra due mondi, tra stati diversi, esistenze, il passato e il futuro e infine la vita o la morte; Foster è l’anti-eroe hard boiled ferito e malmesso, figlio del sud e delle contraddizioni della società (come non ricordare la sua performance del film Hell or High Water?).

La Laurent si ritrova a maneggiare un romanzo complesso e struggente, capace di utilizzare il codice del genere per scavare nei sentimenti e nelle emozioni più recondite dell’uomo, in quel limite fragile tra peccato e redenzione; pur essendo al suo debutto dietro la macchina da presa, la regista riesce a tessere una tela complessa di immagini e rimandi, cliché tipici tanto del noir/crime/gangster movie quanto del road movie; iconograficamente affascinante, il film mostra però delle debolezze.

Le fragilità nascoste dietro Galveston emergono nel suo ritmo dilatato, sospeso; nelle immagini evocative ma a tratti troppo liriche, in un’oscurità che si annida tanto nei luoghi quanto nelle anime dei protagonisti, rischiarati a tratti dalla luce della semplicità – come dimostra il personaggio della prostituta-bambina Rocky, che deve molto all’aura innocente della Fanning – ma via via sempre più lontani dalla forza cinica e centrifuga del noir stesso.

Classico nella forma ma non nei contenuti, il debutto della Laurent è interessante ma “incompleto”: una teoria di suggestioni ed emozioni che non riescono a tenere la battuta di un tempo sospeso, tra la memoria e il rimpianto, con ombre e fantasmi (della mente e del ricordo) che si aggirano spaesati tra paesaggi di frontiera dell’entroterra americano, motel lungo la strada che rimandano subito ai mondi creati dal pittore Edward Hopper o dal Wim Wenders del classico Paris, Texas. Il neo-noir di Pizzolatto, più vicino ai tormenti dell’anima che alle “situazioni” tradizionali, non riesce a trovare la propria forma sul grande schermo, complici forse anche i disaccordi sopraggiunti con la Laurent sulla sceneggiatura (da qui la sua scelta di firmarsi con lo pseudonimo Jim Hammett).

Guarda il trailer ufficiale di Galveston

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Galveston è un malinconico sguardo lanciato al passato, sia esso metaforico o poetico (come l’anima della storia stessa) quanto reale e tecnico, legato in modo inscindibile ai topoi di un genere: il noir. Più che neo-noir, il mondo descritto dallo sguardo meccanico guidato dalla Laurent è quanto mai classico sia nelle tematiche che nel modo attraverso il quale le immagini raccontano la drammaturgia sullo schermo.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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