mercoledì, Agosto 10, 2022
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Fuori Era Primavera, recensione del film collettivo di Gabriele Salvatores

Fuori Era Primavera Viaggio nell’Italia del Lockdown è la nuova “impresa” cinematografica di Gabriele Salvatores: un film evento il cui debutto nelle sale era previsto per domani, 26 ottobre: ma la realtà ancora una volta ha mostrato il suo volto più complesso, sancendo con un nuovo DPCM la chiusura dei teatri, delle sale da concerto e soprattutto dei cinema, spingendo di nuovo nell’oblio di un angolo buio quei titoli che, coraggiosamente, cercavano di uscire nonostante le difficoltà del periodo legate all’epidemia da Covid-19.

Anacronistico, quindi, il fatto che il film di Salvatores sia una sorta di “diario di bordo per immagini”, un collage di frammenti d’esistenze italiane messe a soqquadro dal lockdown improvviso dello scorso marzo e che si è concluso i primi di maggio. Qualcosa che sembrava uno spettro del “passato prossimo” ma che invece si è rivelato quanto mai ancora presente e pressante, capace di far sentire il suo peso nelle nostre esistenze già rivoluzionate, stravolte e cambiate dagli eventi storico-sanitari che stiamo vivendo. Fuori Era Primavera è un intimo racconto degli italiani in lockdown: dalle meravigliose piazze italiane vuote, agli eroi in prima linea nelle corsie degli ospedali, ai balconi in festa, alle riprese domestiche. Una testimonianza collettiva filtrata attraverso la regia e la visione di un grande artista che, con un vero e proprio film documentario, restituisce alla nostra futura memoria una fotografia autentica e completa dell’Italia di oggi.

Con Fuori Era Primavera Salvatores cerca di seguire la scia lasciata dal suo precedente “esperimento” Italy in a Day – Un Giorno da Italiani, che già nel 2014 tentava di costruire una sorta di “diario di bordo per immagini” collezionando, letteralmente come una sorta di collage, frammenti di vita intimi e privati condivisi dagli italiani con l’occhio del regista. Dopo le parentesi cinematografiche degli ultimi anni – tra le quali la più recente, con la regia del film Tutto il Mio Folle Amore – Salvatores torna al documentario per un motivo ancor più nobile: quello di lasciare, al futuro, la testimonianza diretta di un evento storico inaspettato e travolgente.

Travolgente, sì, perché tutti si sono ritrovati coinvolti in una situazione che mai avremmo pensato di poter vedere con i nostri occhi: circostanze che sono sempre appartenute al reame della fantascienza, allo sci-fi più distopico e disturbante, capace di immaginare scenari futuri di una terra sconvolta da pandemie e minacce virali. Eppure, la realtà ha superato di gran lunga la fantasia e la creatività degli artisti, condannandoci ad essere spettatori passivi di eventi immortali che segneranno la Storia; spettatori capaci però di fare la differenza aspettando, come marinai nella tempesta, di passare l’occhio oscuro del ciclone mentre si sta attaccati al legno della propria barca.

E le nostre “scialuppe di salvataggio” sono state le case e i balconi: quelle realtà alternative nelle quali abbiamo vissuto per mesi, in attesa di un cambiamento. È però inquietante – e distopica – la tempistica con la quale fa irruzione Fuori Era Primavera nelle nostre esistenze da spettatori, un momento in cui la seconda ondata sta colpendo forte le nostri fragili zattere e quelle immagini che scorrono sullo schermo, ahimè, non appartengono alla memoria di un passato recente ma ad un presente – e ad un futuro prossimo – nei quali siamo inesorabilmente incastrati, vittime di un loop temporale che sembra essere l’unico modo per scongiurare l’inevitabile.

Sul grande schermo scorrono immagini utili, quelle dei medici nelle corsie e delle terapie intensive che dovrebbero risvegliare le coscienze, gli istinti di auto-conservazione umani e dissuadere i negazionisti dell’ultima ora pronti a sminuire la pandemia in corso; ma queste immagini volte a “sensibilizzare” il pubblico sul dramma vissuto (e che stiamo ancora vivendo) cozzano con il lirismo di chi è scappato dalla città rifugiandosi in isolati eremi immersi nella natura, chi ha vissuto un lockdown in un monolocale e chi ha adottato soluzioni creative – e punk – per sopravvivere, incluso cantare dai balconi finendo per fare il giro del mondo.

Fuori Era Primavera è il primo capitolo di una narrazione che, presumiamo, rischia di diventare molto più ampia e complessa; una narrazione per immagini che avrebbe bisogno di più tempo per maturare, per permetterci di riflettere su ciò che è, che è stato e sui nostri comportamenti; un’operazione che arriva forse troppo in anticipo sui tempi e che avrà bisogno di vedere la parola “fine” scorrere sul grande schermo della Vita per poter essere apprezzata in modo completamente diverso.

Guarda il trailer ufficiale di Fuori Era Primavera

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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