venerdì, Gennaio 21, 2022
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France, recensione del film con Léa Seydoux

La recensione di France, film diretto da Bruno Dumont con protagonista Léa Seydoux. Al cinema dal 21 ottobre.

Una pagina chiara e senza fronzoli sull’esistenza umanamente crudele di un professionista di successo: France di Bruno Dumont lascia sbigottiti grazie a una Léa Seydoux calata nella parte in modo quasi perfetto. Il lungometraggio, scritto e diretto dallo stesso Dumont, è stato presentato alla 74esima edizione del Festival di Cannes, in lizza per la Palma d’Oro. Grazie alla distribuzione di Academy Two, France uscirà nelle sale italiane a partire dal 21 ottobre.

France de Meurs (Léa Seydoux), inviata di grido della televisione francese, racconta il suo paese grazie a temerari reportage di guerra e famelici dibattiti con base politica. La vita di France è costantemente sotto la lente ed è benedetta da un successo inarrestabile finché un incidente stradale non la porterà a riflettere su quanto di valevole e degno di importanza ci sia nel suo cammino su questa terra.

Bruno Dumont rivela anche in quest’opera un occhio diabolicamente attento al dettaglio, quale manifestazione profonda di un determinato carattere umano. France conferma quindi la fascinazione che il regista ha da sempre rivelato per la narrazione di storie senza tempo, simboliche e scandagliatrici delle più svariate personalità, percorso intrapreso già in L’Humanité (1999), Ma Loute (2016) e Jeanne (2019).

France de Meurs abita una casa arredata quasi come un museo, ha sposato Fred (Benjamin Biolay), uno scrittore che sembra non esserle all’altezza e ha generato Joseph (Gaetan Amiel), ragazzino abbastanza perso nella sua solitudine di teenager in fasce. Tutto ciò che circonda France è pronto a essere mostrato, nella sua bellezza e nel suo terrore, tutto è pronto per la sua messa in onda.

Così come France detta i movimenti ai combattenti intervistati, anche Dumont mette in scena il tragico della vita della protagonista come fosse uno spot pubblicitario, tutto in posa e ordinato per suscitare lo sgomento dello spettatore. Momento culminante di questo andamento è la scena di un incidente stradale (si limiteranno dettagli in questa sede per non creare spoiler), girata in modo totalmente estetizzante e quasi pronto per la sua messa in onda in tv.

Con un surplus di lacrime, ipotetici sensi di colpa e attacchi di ansia, la France sapientemente portata su grande schermo da Léa Seydoux riesce ad incarnare un essere umano la cui condizione di miseria non è rappresentata dal peso della sua popolarità, ma dal benessere che esso trae da questo strano beneficio. In France, il concetto di verità sembra quindi essere messo in discussione, proteso com’è alla ricerca di una malsana idealizzazione, punto di partenza per la creazione di una finzione “così accattivante da essere vera”.

France è quindi una storia sulle storie, sulla sottile differenza che intercorre tra sfera intima e sfera privata, tra sentimenti condivisibili e quelli che – per vergogna, per pudore? – pur essendo provati non vengono ammessi.

Guarda il trailer ufficiale di France

GIUDIZIO COMPLESSIVO

In France, il concetto di verità sembra quindi essere messo in discussione, proteso com'è alla ricerca di una malsana idealizzazione, punto di partenza per la creazione di una finzione "così accattivante da essere vera".
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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