Al giorno d’oggi, basta prendere in mano il telefonino e scorrere la home del proprio Instagram per trovare diverse foto degli ultimi viaggi di alcuni dei nostri contatti, magari in posa davanti ai torii del santuario Fushimi Inari-taisha di Kyōto o al monumentale sepolcro di El Khasneh a Petra. Ma prima dell’avvento di voli low cost e app come Airbnb, viaggiare verso certe mete, lontane ed esotiche, non era cosa di tutti i giorni. Normale che, un tempo, il cinema non svolgesse solo la semplice funzione d’intrattenimento narrativo, ma anche quella di vera e propria finestra sul mondo, pronta a trasportare gli spettatori nelle location più sbalorditive.
L’avventura globetrotting funziona ancora?
Compito assolto, principalmente, da certi film dai toni avventurosi, spesso con una spiccata propensione per il globetrotting. Protagonisti impegnati in intricate cacce al tesoro o pericolose missioni in giro per il mondo, dalle vette di Machu Picchu (Il segreto degli Incas) alle incantevoli spiagge della Giamaica (Agente 007- Licenza di uccidere). Una ricetta che è stata perfezionata e portata al massimo del successo dalla serie di pellicole dedicate all’archeologo Henry Jones Jr., per gli amici Indiana, ma che negli ultimi anni, dominati dai supereroi in costume, sembrerebbe aver perso parte del suo appeal sul grande pubblico (l’insuccesso al botteghino di Indiana Jones e il Quadrante del Destino). Conseguenze da ascrivere a questo turismo bulimico, alla continua ricerca di nuove foto da sbandierare sui social, o colpa di film semplicemente poco ispirati (Red Notice, Uncharted).
Prova a replicare, per l’ennesima volta, la formula vincente della creatura di George Lucas e Steven Spielberg Apple Studios, affidandosi al prolifico regista britannico Guy Ritchie (The Covenant, Il ministero della guerra sporca), con Fountain of Youth – L’eterna giovinezza. Disponibile in streaming su Apple TV+ a partire dal 23 maggio, il nuovo film d’avventura è scritto da James Vanderbilt, già dietro a Il tesoro dell’Amazzonia, declinazione in salsa prettamente comedy del genere, uscita nei primi anni 2000, con protagonisti Dwayne Johnson e Seann William Scott.

La trama di Fountain of Youth
La trama di Fountain of Youth segue le imprese dell’avventuriero e ladro d’arte Luke Purdue (John Krasinski), assoldato dal miliardario Owen Carver (Domhnall Gleeson) per trovare la mitologica fonte dell’eterna giovinezza. Le coordinate della sua ubicazione, infatti, sembrerebbe che siano state celate dietro sei importanti quadri del ‘600, tutti rappresentanti la figura di Gesù Cristo. Compito dell’uomo e del suo team sarà proprio quello di recuperare i fantomatici dipinti, sparsi in giro per il globo.
Nella pericolosa ricerca viene coinvolta, a suo malgrado, anche Charlotte (Natalie Portman), mite curatrice d’arte e sorella di Luke, già alle prese con un difficile divorzio. Ma la setta dei misteriosi Protettori, guidata dall’affascinante Esme (Eiza González), è pronta a tutto pur di fermare la loro missione sul nascere. Come se non bastasse, anche il tenace ispettore dell’Interpol Jamal Abbas (Arian Moayed) è sulle tracce di Purdue e la sua banda.
Un inizio adrenalinico
Fountain of Youth si apre nel migliore dei modi, con un adrenalinico inseguimento tra le strade di Bangkok sulle note della versione thailandese di Bang Bang (My Baby Shot Me Down). Luke sfreccia per le vie della città a bordo di un motorino, non facendosi problemi a infilarsi anche dove non dovrebbe (in questi casi, il pensiero va sempre ai cartoonescamente rocamboleschi inseguimenti in 500 di Lupin III ne Il castello di Cagliostro e La cospirazione dei Fuma). Una cold open dalle vibe bondiane.
Dopo un combattimento sul treno con Esme, che sembra quasi una danza di corteggiamento, vista l’evidente tensione sessuale tra i due, veniamo trasportati a Londra. In seguito a una piccola pausa, funzionale per introdurci al personaggio di Charlotte, la fuga riprende, questa volta a bordo di una spider. Nei suoi primi venti minuti, Fountain of Youth si avvicina al ritmo indiavolato degli ultimi Mission: Impossible diretti da Christopher McQuarrie; una corsa senza fine, dove non c’è tempo per riprendere fiato. Sequenze d’azione sicuramente riuscite, dirette con mano solida da Ritchie.

Una storia poco ispirata e piena di cliché
Purtroppo le cose non sono destinate a durare. Dopo questo inizio scoppiettante, Fountain of Youth si incarta in una storia poco ispirata e piena di cliché, dove l’originalità latita. Il gruppo di protagonisti si ritroverà impegnato in una caccia al tesoro piuttosto schematica, un indizio dopo l’altro, dove si passa dall’heist movie più basilare a una classica sequela di enigmi e trappole mortali all’interno della piramide di Cheope (vi viene in mente uno scenario più banale per questo genere di film?).
Non si fa assolutamente niente per discostarsi dal modello principale, ovvero i film di Indiana Jones, riproponendo pedissequamente quanto già visto nella celebre serie. Dal rapporto conflittuale fra l’avventuriero scavezzacollo e la sua spalla femminile, in questo caso la sorella, all’epilogo, che saccheggia spudoratamente quello de L’ultima crociata, tutto sa di già visto. Non aiuta una parte finale anticlimatica, per la maggior parte al buio e con alcune sparatorie davvero basiche.
Fountain of Youth è un viaggio già vissuto
Fountain of Youth è il solito film da piattaforma che cerca di capitalizzare su vecchie formule hollywoodiane, senza però riuscire a replicarne la magia. Un template algoritmico che sembrerebbe generato da una IA. Il budget consistente e il ricco cast – a cui si aggiunge anche Stanley Tucci, non contento del già lauto compenso per The Electric State – non bastano per realizzare un buon film, soprattutto se il materiale di partenza è questo.
Riprendendo la nostra riflessione vacanziera di prima, Fountain of Youth ci porta sicuramente in territori già ampiamente visitati. Un viaggio già vissuto più volte, che si uniforma alla banalità di certe foto da profilo Instagram medio, tutte dalla medesima angolazione e con i soggetti sorridenti nella stessa identica posa. Non sarà di sicuro questo il film a riportare in auge il nostro tanto amato cinema d’avventura.


