Fin dai titoli di testa di Fortuna, esordio alla regia di Nicolangelo Gelormini, è palese che lo spettatore non si troverà di fronte ad un’opera di facile fruizione, né tantomeno di facile interpretazione. Decidere di raccontare uno dei più sconvolgenti eventi di cronaca italiana può rivelarsi un’impresa davvero ardua e il rischio di confezionare l’ennesima ricostruzione giornalistica priva di qualsiasi reale obiettivo o motivazione è purtroppo altissimo. Tuttavia, Gelormini sceglie di imboccare la strada più tortuosa di tutte e di affidarsi alla completa reinterpretazione dei fatti, dando vita ad un’opera che dalla realtà viene soltanto ispirata e che, nella sua struttura, riflette un mondo interiore che probabilmente era necessario liberare dalla coercizione dell’orrore.
Fortuna, ispirato all’inferno del Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, racconta la storia di Nancy (Cristina Magnotti), una bambina estremamente timida che vive con i genitori in un vecchio palazzo fatiscente di periferia. Da qualche tempo, Nancy si è chiusa in un silenzio che allarma ogni giorno di più sua madre Rita (Valeria Golino), e per questo viene seguita da Gina (Pina Turco), una psicologa dell’Asl purtroppo distratta e scostante. La bambina non sembra riconoscersi nel nome con cui gli adulti la chiamano e pensa di essere una principessa in attesa di tornare sul suo pianeta nello spazio. Soltanto Anna e Nicola, i suoi amichetti del cuore, la chiamano Fortuna. Ed è proprio con loro che Nancy condivide un segreto indicibile, che appartiene ad un mondo nero popolato da adulti senz’anima.
Di fronte all’impossibilità di mostrare nella sua escalation di violenza e crudeltà un evento indicibile e nefasto, Nicolangelo Gelormini intuisce scientemente che l’unica via per approcciarsi ad una storia così terribile e dolorosa non è quello della ricostruzione, ma bensì della rilettura attraverso la rappresentazione di un sogno capace di approcciarsi con sguardo disinteressato all’inchiesta e ai “veri” colpevoli. In questo senso, l’esordio dietro la macchina di Gelormini è a dir poco folgorante, interessato unicamente a raccontare la storia dal punto di vista di chi ha dovuto subire senza mai potersi liberare attraverso le parole, attraverso la denuncia, privato della vita nell’infimo tentativo di mettere a tacere la verità relativa ad un sottobosco lugubre e degradante, dove la più alta forma di tradimento viene perpetrata da chi, nella vita, è chiamato a perseguire soltanto uno scopo: quello di proteggerci.
Nicolangelo Gelormini – autore anche della sceneggiatura insieme a Massimiliano Virgilio – cattura il vero cuore pulsante di una vicenda atroce e sconcertante ed è capace di impiantarlo con enorme consapevolezza al centro di un assetto narrativo tanto straniante quanto affascinante, in grado di trascinare lo spettatore in un turbinio di emozioni contrastanti e di offrirci un punto di vista assolutamente privilegiato, quello della piccola Nancy, privata di una cosa che nessuno potrà mai restituirle: la sua innocenza. Fortuna è letteralmente un film diviso a metà, come divisa a metà è l’anima della sua timida protagonista: la realtà viene riflessa attraverso il suo mondo interiore, specchio di una collettività allo sbando incapace di preservare la semplicità e la purezza. Il risultato finale è un viaggio surreale, in cui l’orrore del quotidiano viene inizialmente soltanto accennato, fino a concretizzarsi in tutto il suo drammatico squallore attraverso un crescendo di tensione costruito magistralmente, dove alla fine le emozioni non esplodono, ma bensì implodono.
Il vero orrore, però, non è rappresentato soltanto dall’inferno contro cui l’infanzia va a sbattere, ma è anche – e soprattutto – all’interno di un’anima lacerata e violata nel profondo, che Nicolangelo Gelormini riesce a ritrarre con intelligenza e sensibilità, servendosi di immagini ermetiche e conturbanti, di un uso della musica che genera un forte senso di alienazione, ma soprattutto di un tempo e di uno spazio che sembrano avulsi da qualsiasi coordinata e proprio per questo incapaci di comunicare stabilità e sicurezza, stroncando sul nascere qualsiasi possibilità di una vita migliore. Lo sguardo originale del regista napoletano permette la realizzazione di un’opera onirica, a tratti sensoriale, che si approccia alla realtà in maniera assolutamente inedita. L’approccio di Gelormini alla difficile materia trattata si rivela vincente: Fortuna è senza dubbio una delle operazioni più belle ed interessanti partorite dall’odierno panorama cinematografico italiano, e quello del regista napoletano è un talento prezioso da non perdere assolutamente di vista.


