HomeFestivalFestival di VeneziaFirst Man recensione del film di Damien Chazelle con Ryan Gosling

First Man recensione del film di Damien Chazelle con Ryan Gosling

Apre la 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia First Man diretto da Damien Chazelle e interpretato da Ryan Gosling, Claire Foy e Jason Clarke.

All’inizio degli anni ‘60 Neil Armstrong (Ryan Gosling) lavora come pilota collaudatore alla Edwards Air Force Base in California. È un ingegnere scrupoloso e tutti ne apprezzano il talento. Poi, dopo la morte della figlia Karen, la sua vita cambia: l’uomo fa di tutto per nascondere il dolore ma i superiori decidono comunque di affidargli mansioni inferiori per non stressarlo ulteriormente.

La frustrazione e la sofferenza spingono Neil a candidarsi al programma Gemini 8 della NASA: una rischiosa missione nello spazio che prevede l’aggancio di una navicella con un satellite in orbita. Armstrong verrà scelto per dirigere la spedizione e, dopo qualche anno, diventerà anche il comandante di una missione spaziale che entrerà nella storia: l’Apollo 11.

La recensione di First Man di Damien Chazelle, film d’apertura di Venezia 75

Chazelle racconta una storia complessa, con uno stile personalissimo. Crea il ritratto di un uomo silenzioso, pratico, costantemente barricato dietro i suoi pensieri. Un individuo molto diverso dal tipico eroe americano, che vive ogni missione nello spazio con poco entusiasmo e molta angoscia. Ma il lavoro aiuta Neil a placare i suoi demoni, a rimanere concentrato sul presente, perché è un passato tremendo e luttuoso quello che riaffiora ogni volta che la sua mente si ferma.

L’epicità di First Man emerge dai piccoli momenti di vita familiare più che dai rumorosi viaggi nello spazio. Il rapporto tra Neil e sua moglie non viene mai banalizzato, come era lecito aspettarsi da una pellicola del genere; anzi è narrato con intelligenza dal bravissimo sceneggiatore Josh Singer, premio Oscar per Il caso Spotlight.

D’altronde Janet Armstrong è una figura immensa in questa storia, necessaria a mettere in rilievo alcuni aspetti importanti della psicologia di Neil. Claire Foy, semplicemente straordinaria, dimostra ancora una volta di essere all’altezza del ruolo affidatole, portando sullo schermo una donna forte ma imperfetta, che forse avrebbe meritato più spazio.

Tra i punti forti dell’opera c’è anche la fotografia di Linus Sandgren, che aveva già collaborato con Chazelle in La La Land. Ogni inquadratura sembra concepita per esprimere lo stato d’animo in cui si trova Neil, tanto che in più di un’occasione le ambientazioni del film appaiono surreali, un po’ sospese tra sogno, incubo e realtà.

In definitiva First Man non è l’opera migliore della breve filmografia di Chazelle, ma riesce comunque ad emozionare grazie ad una straordinaria potenza visiva e ad un cast di grande talento.

Redazione
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