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Finalement, recensione del film di Claude Lelouch

Presentato Fuori Concorso a Venezia 81, Finalement di Claude Lelouch arriverà nelle sale il 19 settembre grazie a Europictures.

È l’epoca dei film testamento. Una generazione di registi anni ’60 – ’70 sta arrivando alle ultime opere e saluta il suo pubblico. Sono persone che hanno reso il cinema grande, l’hanno spostato verso un’arte autoriale, ne hanno perfezionato il linguaggio fino a rompere le regole e inventarne altre. Furono gli autori dell’ultimo grande terremoto cinematografico. Tutto questo sta per diventare, per ragioni anagrafiche, il passato. Il cinema dei commiati è il grande genere di questo decennio.

Finalement appartiene a questo filone di opere-epilogo. Pur sperando che questo non sia l’ultimo film di Claude Lelouch bisogna ammettere quanto Finalement sia un’opera che guarda costantemente indietro. Come Il sol dell’avvenire ripercorreva il cinema di Nanni Moretti o The Old Oak sintetizzava le idee di Ken Loach, anche Lelouch gioca con se stesso. Il regista ripercorre il suo cinema grazie alla follia dei sentimenti che prende il suo protagonista, un uomo composto da più personaggi e da più storie. Lino non sa più chi sia. Vaga per la Francia parlando di sé attraverso improbabili storie. La sua follia dei sentimenti è una malattia che comporta un’immedesimazione totale nell’esistenza altrui fino a farla propria. Nelle fantasie di Lino si citano i titoli dei film di Lelouch. Ad esempio: un’opera pornografica si chiama Un uomo, una donna (come il film del 1966). Ci sono poi canzoni piene di riferimenti tematici e semantici alla sua filmografia. Vivere per vivere, vivere molte vite, aprirsi alle possibilità, è questo lo scopo di Lino che incarna il cinema stesso e l’atto di fantasticare.

Il sottotitolo italiano di Finalement, ovvero Storia di una tromba che si innamora di un pianoforte, suggerisce l’andamento Jazz scelto dal regista. Le associazioni logiche tra scene sono spesso molto libere, cambia il genere dalla commedia al dramma al musical. Ci sono ritornelli, come la canzone guida del film sfruttata all’inverosimile (fin troppo). In realtà però il film non riesce ad essere veramente libero quanto vorrebbe. Manca la sensazione di improvvisazione creativa, mentre è prevalente quella di assistere all’esecuzione di un brano tutto sommato di musica classica. Pur caricando la prospettiva metacinematografica, la storia segue un andamento raramente originale e nemmeno granché appassionante. Si cerca una libertà d’espressione che fatica ad essere usata nel modo giusto: ovvero per spiazzare e stupire.

Fin…alement

Si prova tanta nostalgia guardando Finalement. È un sentimento che non è tematizzato, ma che viene impresso da Lelouch. Lo si capisce nel modo in cui vive la sua opera. L’incapacità di trovare un finale che porta il film a dilungarsi in una lunghissima serie di sequenze che dovrebbero chiudere il tutto senza mai farlo, rivela un regista che gode ancora molto del fare cinema e fatichi ad abbandonarlo. Kad Merad è ottimo nell’alternare i registri espressivi, mantenendo sempre un livello di imprevedibilità nella sua interpretazione. Certo, il suo personaggio composito e frammentato non raggiunge mai i livelli pirandelliani e trova un arco narrativo piuttosto fumoso.

Anche Finalement – presentato Fuori Concorso all’81esima Mostra del Cinema di Venezia – è un film che sente l’approssimarsi della fine del mondo. Succedeva anche ne La stanza accanto di Almodovar dove tutte le scelte sono fatte proprio a partire da questo senso di provvisorietà. Il pezzo comico che apre il film implica, più che una depressa constatazione della fine, l’assenza di ordine. Perché nel monologo della stand up a cui assiste Lino viene detto che non ha senso, con l’apocalisse vicina, giocare secondo le regole. Questa liberazione per perseguire il proprio piacere è anche quella che tenta il film su se stesso.

Saluto al cinema

I ponti di Madison County è un titolo che entra nei discorsi dei personaggi. Parte delle chiacchiere, il cinema diventa un legame, un argomento comune per capire affinità e divergenze. Il mondo in cui si muove il protagonista è uno spazio esasperatamente legato alla settima arte, un po’ perché così intimo per il suo autore, un po’ perché al suo interno le persone guardano tanto cinema. Niente di nuovo, se non un gioco adorabile che piacerà soprattutto a chi possiede la grammatica del cinema di Lelouch. Ovvero chi conosce la sua filmografia, chi sa coglierne e apprezzarne i riferimenti.

Finalement parla a queste persone e non a molte altre. Con la sua voglia di soffermarsi ancora un attimo, come in una festa che non si vuole finisca, rischia di alienarsi parte del pubblico. Il prezzo pagato da questo approccio è un ritmo che non funziona tanto, dei personaggi di contorno meno incisivi del protagonista e una ricerca delle emozioni che diventa sfiancante. Però questo è il party di saluto di Lelouch, è la celebrazione del suo cinema. Noi siamo solo ospiti che devono accettare queste regole e provare a lasciarsi trasportare. Alla fine di una carriera, lo si può fare.

Guarda il trailer ufficiale del film di Finalment

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Finalement funziona poco come film e molto di più come celebrazione della carriera e dell'immaginario del suo regista. Va preso così. Se non ci si oppone ci si può divertire, se si pretende che sia Lelouch a convincerci a seguirlo significa che si è nella sala sbagliata. È la celebrazione di una storia, non l'inizio.

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