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Fidanzata in affitto, recensione della commedia con Jennifer Lawrence

La recensione di Fidanzata in affitto, nuova commedia interpretata dal premio Oscar Jennifer Lawrence. Dal 21 giugno al cinema.

Molto spesso una cattiva comunicazione può danneggiare la fruizione di un film, anzi, può compromettere e condizionare la percezione degli stessi spettatori: prendiamo ad esempio l’ultima commedia con protagonista l’attrice Premio Oscar Jennifer Lawrence, Fidanzata in affitto. Già il titolo italiano compromette (e determina) la ricezione della rom-com amara diretta da Gene Stupnitsky (già dietro il successo della serie The Office e del film Good Boys – Quei cattivi ragazzi).

Questo perché, in originale, il titolo No Hard Feelings incarna in modo molto più accurato il tema dell’opera, riprendendone direttamente il cuore e l’essenza. Nel film, la Lawrence interpreta Maddie, una trentenne che, proprio sul punto di perdere la casa della sua infanzia, scopre un intrigante annuncio di lavoro: una coppia di ricchi proprietari di elicotteri cerca qualcuno con cui far “frequentare” il loro introverso figlio di diciannove anni, Percy (Andrew Barth Feldman), prima che parta per il college. Con sua grande sorpresa, Maddie scoprirà presto che con l’impacciato Percy non sarà un’impresa facile.

Vedendo il trailer del film – in uscita nelle sale italiane il 21 giugno – si nota come l’attenzione sia quasi tutta focalizzata sugli aspetti più “scollacciati” e boccacceschi della rom-com, in un crescendo di scene che sembrano ispirate alle operazioni commerciali dei due numi tutelari della commedia demenziale americana degli anni 2000, i fratelli Bobby e Peter Farrelly. Tutti pazzi per Mary, Io, me & Irene ma anche Amore a prima svista vengono evocati nelle immagini rutilanti e pantagrueliche di Fidanzata in affitto, strizzando un occhio a quella comicità politicamente scorretta che sancì il successo di questo sottogenere soprattutto fino alla metà dei 2000.

Ma attenzione: la Lawrence potrà essere anche scatenata nel film, ma non è di sicuro pronta a rinnegare quell’Oscar vinto nel 2013 per Il lato positivo, au contraire: ancora una volta, l’attrice americana dimostra – sul grande schermo – di saper scegliere con parsimonia e intelligenza i progetti dei quali far parte, spiazzando il pubblico (e le aspettative che quest’ultimo nutre nei suoi confronti, come accaduto con il precedente Causeway).

Immortalare il quotidiano senza sacrificare la profondità

Perché dietro l’apparente leggerezza sboccata, politically incorrect e fuori luogo di Fidanzata in affitto si cela invece un universo ben più profondo, complesso e stratificato, pronto ad incarnare il tentativo – da parte dei due sceneggiatori (lo stesso Stupnitsky insieme a John Phillips) – di raccontare un coming of age atipico e fuori tempo massimo, quello compiuto da “due giovani adulti” rappresentanti di due generazioni distanti (e distinte) tra loro, ma accomunate da numerosi punti di contatto.

Affinità elettive complicate e solitudini che si incontrano: sembrano essere questi i leitmotiv che attraversano questa commedia amara, dominata dai personaggi di Maddie e Percy: due poli opposti che si attraggono e compensano in base alle reciproche differenze (a partire da quella d’età), emblemi di due generazioni diverse – la Y e la Z – alla ricerca spasmodica di una via per approcciarsi all’esistenza, esattamente come la chiave di un complesso rebus da risolvere.

Maddie è una trentenne (o poco più) che ha paura di cambiare e, quindi, di crescere; preferisce restare radicata nel suo guscio, esattamente come un abitante della fauna marina che popola Montauk, la cittadina a pochi chilometri da New York City presa d’assalto da turisti in cerca di brividi facili. Maddie si rifiuta di andare avanti guardando oltre l’orizzonte, valutando i confini immaginari di quella comfort zone nella quale si è volontariamente rinchiusa; è bloccata tanto nel passato quanto nei ricordi e solo la disperazione la spinge ad agire.

Percy, al contrario, è un diciannovenne consapevole di… non sapere niente: importante dal punto di vista filosofico, un po’ meno sul piano pratico, castrato dalle presenze ingombranti dei suoi genitori (gli irresistibili Laura Benanti e Matthew Broderick) che gli impediscono di crescere, impedendogli così di affrontare il mondo e le sue sfide. L’incontro pianificato a tavolino con Maddie darà ad entrambi la forza di capire che “per liberarsi c’è bisogno di spingere”: un doppio senso quanto mai calzante (che si riferisce ad una trappola cinese per dita) ma che racchiude, in sé, l’essenza stessa di Fidanzata in affitto.

Perché per quanto le onde del mare della vita ci spingano sempre indietro, contro gli scogli oppure dove non si tocca, è comunque necessario avere il coraggio di conoscere fino in fondo se stessi… magari attraverso gli occhi di qualcun altro, che possono illuminarci e dirci molto sulla nostra vera natura. Un messaggio importante e non scontato soprattutto se veicolato in una rom-com dall’impianto classico – sono, infatti, molto forti le vibes anni ’90/’00 – che riesce ad aggiornarsi ai tempi moderni, senza dimenticare la necessità di creare un ponte tra attualità e tradizione.

Fidanzata in affitto regala allo spettatore un intrattenimento rassicurante nella sua struttura (già consolidata) ma alternativo per la volontà di instillare, in chi guarda, il barlume di una riflessione più profonda, nascosta dietro le pieghe di una risata liberatoria, tramite la quale si può dire – ancora una volta – tutto… perfino la verità, dimostrando come la commedia sia, ancora una volta, il genere perfetto per immortalare il quotidiano senza dover per forza sacrificare la profondità (della riflessione) in nome dell’intrattenimento.

Guarda il trailer ufficiale di Fidanzata in affitto

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Fidanzata in affitto è una rom-com dall’impianto classico e dalle forti vibes anni ’90-’00 che riesce ad aggiornarsi ai tempi moderni, senza dimenticare la necessità di creare un ponte tra attualità e tradizione, regalando allo spettatore un intrattenimento rassicurante nella sua struttura (già consolidata) ma alternativa per la volontà di instillare, in chi guarda, il barlume di una riflessione più profonda, nascosta dietro le pieghe di una risata liberatoria, tramite la quale si può immortalare il quotidiano senza dover per forza sacrificare la profondità (della riflessione) in nome dell’intrattenimento. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Fidanzata in affitto è una rom-com dall’impianto classico e dalle forti vibes anni ’90-’00 che riesce ad aggiornarsi ai tempi moderni, senza dimenticare la necessità di creare un ponte tra attualità e tradizione, regalando allo spettatore un intrattenimento rassicurante nella sua struttura (già consolidata) ma alternativa per la volontà di instillare, in chi guarda, il barlume di una riflessione più profonda, nascosta dietro le pieghe di una risata liberatoria, tramite la quale si può immortalare il quotidiano senza dover per forza sacrificare la profondità (della riflessione) in nome dell’intrattenimento. Fidanzata in affitto, recensione della commedia con Jennifer Lawrence