sabato, Marzo 6, 2021
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Fata Madrina Cercasi, recensione del film con Isla Fisher e Jillian Bell

Il Natale si avvicina e Disney+, come da copione, si è già preparata per ritagliarsi il ruolo di assoluta protagonista delle prossime festività. Il 25 dicembre sarà reso disponibile sulla piattaforma il film d’animazione Disney/Pixar Soul, la cui uscita cinematografica è stata annullata causa Pandemia; ma, in verità, tutto il mese di dicembre del servizio di streaming sarà caratterizzato da uscite perfettamente in linea con il periodo. Segnatevi in agenda, ad esempio, la data del 4 dicembre. Il primo venerdì dell’ultimo mese dell’anno, infatti, non vedrà solo distribuito “gratuitamente” per gli abbonati il live action Mulan (già disponibile a pagamento da settembre), ma sarà contraddistinto anche dall’uscita della commedia natalizia Fata Madrina Cercasi, un film originale per tutta la famiglia.

Quando è stato reso disponibile, Disney+ sembrava soprattutto una sorta di mediateca capace di raccogliere l’intera storia della Walt Disney (dai primi corti in b/n ai film Pixar, oltre agli “universi acquisiti” Marvel e Star Wars). A distanza di qualche mese dal suo lancio a livello mondiale qualcosa sta cominciando a cambiare relativamente ai contenuti originali pensati specificatamente per lo streaming (e questo nonostante la situazione sanitaria stia frenando le nuove produzioni). Certo, il successo di The Mandalorian sembra al momento ineguagliabile, sia che si tenga conto dei prodotti attualmente sulla piattaforma sia che si considerino quelli in uscita nei prossimi mesi (lo stesso WandaVision, per quanto attesissimo, riuscirà ad avere il medesimo impatto sul pubblico della serie firmata da Jon Favreau e Dave Filoni?). Al di là dei risultati, però, ciò che è evidente è che Disney sta cercando di costruirsi una sua identità sul web. E lo sta facendo, da un lato mantenendosi in bilico tra tradizione e innovazione, e dall’altro assecondando un pubblico sulla carta assai eterogeneo (nonostante le apparenze).

Sta emergendo, ad esempio, la volontà della Disney di puntare forte su quello che potremmo volgarmente definire il “film per famiglie”. Un concetto, nel panorama del cinema contemporaneo, forse un po’ superato (e talvolta anche bistrattato), ma che appare decisamente funzionale se rapportato all’universo dello streaming, dove l’interesse di produttori e distributori (figure che, oltretutto, spesso coincidono) è quello di intercettare un pubblico ben specifico a seconda del prodotto da lanciare. Non è un caso che nei mesi scorsi Disney abbia reso disponibili sul proprio canale film che probabilmente al cinema non avrebbero racimolato un soldo vista la grande concorrenza, ma capaci di trovare sulla piattaforma una dimensione accogliente e soprattutto un proprio pubblico. Si tratta di film talvolta sorprendenti – è il caso, ad esempio, di Togo – Una grande amicizia -, il più delle volte canonici e poco innovativi, eppure miracolosamente efficaci: come dimostrano i drammatici Nuvole Black Beauty – Autobiografia di un cavallo (alla fine dei quali è impossibile non commuoversi).

Fata Madrina Cercasi rientra in questa tipologia di film caldeggiata da Disney per il proprio servizio di streaming, anche se in questo caso il genere di appartenenza è la commedia (con finale da lacrimuccia naturalmente). Una commedia che possiamo definire “fantastica”, dato che prende spunto dalla tradizione fiabesca riscoprendo la figura delle magiche protettrici sempre pronte ad accorrere in aiuto dei bambini che le invocano; ma anche una commedia degli equivoci dove il comico è generato proprio dall’incontro/scontro tra la protagonista – la fata madrina del titolo – e il nostro mondo (tra situazioni più o meno esilaranti).

Eleanor (Jillian Bell) vive nel fatato mondo di Madrinaland dedicandosi allo studio della magia. Il suo sogno è quello di diventare fata madrina, ma i tempi sono cambiati rispetto al passato e sembra che nessun bambino ormai chieda più aiuto alle fate. Decisa a dimostrare che il mondo ha ancora bisogno di credere nella magia, Eleanor si catapulta – ad insaputa delle sue consimili – nella nostra realtà alla ricerca di una ragazzina il cui desiderio di felicità non è mai stato esaudito. Ma arriva troppo tardi. Quando infatti la fata giunge a destinazione, la proverbiale “bambina” di nome Mackenzie (Isla Fisher) è ormai una donna fatta, che lavora come giornalista (senza grandi soddisfazioni) presso una televisione locale e ha due figlie con le quali ha difficoltà a comunicare: l’adolescente Jane (Jillian Shea Spaeder), che sogna di diventare una cantante ma ha paura di esibirsi in pubblico, e la piccola Mia (Willa Skye). Riuscirà Eleanor ad aiutare Mackenzie a cambiare in meglio la propria vita e quella delle persone a lei più vicine?

Diretto da Sharon Maguire (Il diario di Bridget Jones) e scritto a quattro mani da Kari Granlund e Melissa Stack, Fata Madrina Cercasi è un film al femminile perfettamente in linea con quella che sembra essere una scelta produttiva ben precisa da parte di Disney: affidarsi alle “quote rosa” per demaschilizzare un medium che per troppo tempo è stato appannaggio (quasi) esclusivo degli uomini (salvo rare eccezioni). L’opera non solo rispolvera un topos, quello della fata madrina, che ha avuto una discreta fortuna nell’immaginario disneyano – si pensi, ad esempio, a Cenerentola e a La bella addormentata nel bosco -, ma anche una serie di cliché tipici dei film d’animazione prodotti dalla major di Burbank (certi risvolti narrativi, l’uso/abuso della cosiddetta “I Want Song“, la cui definizione più moderna si deve al paroliere Howard Ashman), non mettendone in discussione la loro natura, giustezza (a livello artistico ed etico) e funzionalità ma osservandoli con distaccato piglio ironico (indicativa, da questo punto di vista, la scena in cui Eleanor, appresa la notizia della possibile estinzione della figura della fata madrina, inizia a intonare una canzone ma viene subito fermata da un collega più anziana che le lancia un cuscino in faccia pur di farla tacere).

Nulla di nuovo sotto il sole, dirà qualcuno. Assolutamente vero. D’altronde, quante volte gli stessi film animati o live action Disney hanno seguito la medesima strada “demistificante” e hanno riflettuto ironicamente su loro stessi o i loro modelli? Si può anche azzardare a dire che negli ultimi anni questo è stato un approccio costante, come testimoniato anche dal film Come d’incanto, realizzato da Kevin Lima nel 2007. Eppure, nonostante tale abuso, Fata Madrina Cercasi, pur non aggiungendo nulla di nuovo a questo filone comico-demenziale e, sotto un certo punto di vista, ironicamente autoreferenziale, riesce nell’intento di distinguersi in quanto prodotto di genere adatto alla finalità per la quale è stato realizzato: intrattenere con leggerezza, senza tante pretese.

La commedia di Sharon Maguire è scritta con intelligenza e recupera un’ingenuità che sembra non appartenere più a un cinema come quello di oggi in cui gli elementi tipici della favola sono spesso banditi, oppure rimaneggiati per renderli più esplicitamente maturi ed adulti. Fata Madrina Cercasi non è un’opera originale, ma non ha neanche la pretesa di esserlo. Si affida a uno schema drammaturgico predefinito, ma riesce ad amalgamare tutti gli elementi presi in prestito un po’ qua un po’ là con sapienza. Forse è un film per certi versi sciocco, ma non è un film stupido. Decisamente prevedibile nel suo svolgimento (è chiaro che vada a finire nel migliore dei modi per tutti), con tanto di finale edificante e politicamente corretto alla “volemose tutti un gran bene”. Ma, chi ha detto che è sbagliato? In fondo, a Natale dovremmo essere tutti più buoni, o comunque dovremmo provare ad esserlo. Perché allora non imparare facendoci aiutare da un film Disney?

Guarda il trailer ufficiale di Fata Madrina Cercasi

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Fata Madrina Cercasi non è un'opera originale, ma non ha neanche la pretesa di esserlo. Si affida a uno schema drammaturgico predefinito, ma riesce ad amalgamare tutti gli elementi presi in prestito un po' qua un po' là con sapienza.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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