venerdì, Luglio 19, 2024
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Fast and Furious 8, recensione del nuovo capitolo della saga

Fast and Furious 8 arriva finalmente nelle sale italiane. Nato nel 2001 come un film sul tuning e le corse clandestine e ispirato, secondo un articolo di “Vice” datato 1998, alle prodezze notturne e illegali del pilota domenicano trentenne Rafael Estevez, il primo Fast and Furious aveva già in partenza tutte le carte in regola per diventare un Blockbuster (all’epoca esistevano ancora): un regista affermato e specializzato in film d’azione (Rob Cohen – Dragonheart, Daylight, The Skulls), un produttore altrettanto rodato (Neal H. Moritz – So cosa hai fatto, Vulcano, Cruel Intentions) e un cast di attori semi-sconosciuti ma perfettamente in parte (Paul Walker, Vin Diesel e Michelle Rodgriguez). In effetti il film fu un successo: costato 38 milioni, ne incassò il quintuplo, 207.

L’ottimo risultato spinse la Universal a mettere in cantiere un sequel, 2 Fast 2 Furious, al quale non presero parte né Rob Cohen né Vin Diesel, impegnati sul set di XXX. Il risultato fu buono (236 milioni di incasso su 76 di budget) e generò un terzo film, The Fast and the Furious: Tokyo Drift diretto da Justin Lin, che andò decisamente meno bene, incassando solo il doppio di quanto speso.

A questo punto la storia sembra concludersi: in modo analogo a tanti altri casi cinematografici, la buona idea di partenza ha perso la propria energia iniziale esaurendo le carte a disposizione nell’arco di una trilogia. Invece no. Nel 2009 Vin Diesel torna a bordo del progetto e ne diventa timoniere e produttore. Fast and Furious è un piccolo trionfo: con lo stesso budget dell’ultimo episodio Diesel porta a casa 363 milioni di dollari. E pone le basi per trasformare dei film sulle corse automobilistiche in una saga action dall’enorme potenziale.

Da quel momento in poi, infatti, è un susseguirsi sempre più sorprendente di budget crescenti (125 milioni per il quinto film e 160 per il sesto) e incassi favolosi che superano prima i 600 e poi i 700 milioni. Nel 2014 la tragica morte di Paul Walker in un incidente stradale blocca la produzione di Furious 7: l’uscita nelle sale slitta di un anno ma, parallelamente, l’attesa e l’interesse del pubblico crescono a dismisura. Il film è un trionfo globale: a fronte di un budget di circa 200 milioni ne incassa un miliardo e mezzo di dollari, diventando nel 2015 il quarto (per una manciata di milioni non il terzo) incasso più alto nella storia del cinema (dopo Avatar, TitaniceThe Avengers).

Grazie al settimo capitolo della saga Fast and Furious diventa soprattutto la risposta Universal ai cine-comics Marvel e trasforma definitivamente dei banali criminali della periferia di Los Angeles in autentici supereroi. Non solo: nuovi personaggi entrano in gioco, il livello della spettacolarità cresce ulteriormente rispetto ai due film precedenti e alla media degli action movie in circolazione e, cosa più importante di tutte, si consolida la “poetica della famiglia”, che rappresenta il tratto vincente di questo franchise in quanto elemento distintivo rispetto alla circostante massa amorfa di costosissime e asettiche mega produzioni hollywoodiane.

Ciò che rende Fast and Furious una produzione di successo è infatti l’aver puntato su personaggi dal volto umano, fortemente legati tra loro, che subiscono nel tempo un’evoluzione organica e per i quali è particolarmente facile (e divertente) fare il tifo.

Alla luce di tutto ciò Fast and Furious 8 (The Fate of the Furious) ha già in partenza una serie di ardui compiti da raggiungere: replicare lo straordinario successo del precedente capitolo senza contare sull’emotività scaturita dalla scomparsa di Paul Walker e facendo a meno della sua presenza; alzare ulteriormente l’asticella della spettacolarità; portare avanti con coerenza le premesse dei precedenti episodi; fare da apripista ad altri due film che la Universal ha già messo in cantiere. Obiettivi raggiunti? Assolutamente si.

Fast and Furious 8 è quanto di meglio oggi si possa desiderare da un prodotto di intrattenimento mainstream che aspira a essere visto in tutto il mondo da milioni di spettatori. Forte di un budget stratosferico (250 milioni di dollari) e della una regia pulita e puntuale di F. Gary Gray (Giustizia privata, The Italian Job, Il risolutore) il film è un ottovolante senza freni lungo 136 minuti durante i quali si avvicendano senza soluzione di continuità, dall’inizio alla fine, scazzottate, esplosioni, sparatorie, inseguimenti e sequenze d’azione che mozzano il fiato.

Come per Furious 7 la spettacolarità, seppure del tutto fine a se stessa, è subordinata alla precisa volontà di sorprendere con qualcosa di mai visto, di suscitare l’effetto “wow” nello spettatore creando una serie di momenti che si imprimono a fuoco nella memoria. Va detto che molti di questi mettono a dura prova la sospensione dell’incredulità dello spettatore; alcune trovate sono talmente “oltre” da rendere praticamente impossibile anche solo immaginare cosa sarà possibile inventarsi per i prossimi due capitoli della saga.

Questa sensazione è però abilmente bilanciata da un una misurata dose di ironia che conferisce al film un tono scanzonato e suggerisce allo spettatore di non prendere nulla di ciò che vedrà troppo sul serio. Pertanto la storia, che nella sua semplicità viene sviluppata in modo preciso, privo di lungaggini e perfettamente coerente (numerosi in tal senso i rimandi ai film passati) con l’intera storyline della saga, passa in secondo piano rispetto all’azione incessante e ai personaggi.

È infatti attorno a loro che ruota gran parte del film: nonostante lo spazio e l’introspezione che gli si dedichi non siano particolarmente ampi, rispetto ai capitoli precedenti vengono senza dubbio meglio delineati, vivendo una propria crescita che porta a nuove dinamiche all’interno del gruppo e che spinge lo spettatore a empatizzare/simpatizzare ulteriormente con la squadra e i loro affiatati interpreti (Vin Diesel, Dwayne Johnson, Jason Statham, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Chris Bridges, Nathalie Emmanuel, Kurt Russell ed Helen Mirren, la cui fugace apparizione varrebbe già da sola il prezzo del biglietto).

In Fast and Furious 8 la “poetica della famiglia” viene dunque non solo confermata ma amplificata e condotta, grazie ad alcuni notevoli colpi di scena, verso una direzione del tutto inaspettata. Parte del merito va alla comparsa sulla scena di un cattivo ben scritto e degno di questo nome, una hacker psicopatica e con manie di grandezza (interpretata da una perfetta Charlize Theron) il cui “lato oscuro” ribadisce per contrapposizione i valori di Toretto e soci.

Insomma, concludendo: applausi alla Universal e all’intera produzione per aver confezionato un prodotto che non tradisce le aspettative, resta coerente allo spirito del franchise e in quanto a realizzazione tecnica, intrattenimento, tratteggio dei personaggi, ironia, coerenza e spettacolarità si conferma superiore alla stragrande maggior parte di film di supereroi. “Mission impossible” compiuta: anche Fast and Furious 8 sbancherà i botteghini di tutto il mondo.

Guarda il trailer ufficiale di Fast and Furious 8

Redazione
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