venerdì, Luglio 19, 2024
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Fancy Dance, recensione del film con Lily Gladstone

Diretto da Erica Trambley e presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2023, Fancy Dance è disponibile su Apple TV+ dal 28 giugno.

La perdita è l’inizio di una conquista. Accettare la condizione dell’assenza di qualcosa – o qualcuno – è la possibilità di accogliere un nuovo modo di vivere la propria vita. Ci vuole tempo e coraggio per andare avanti e conquistare quello spazio ridefinito dell’esistenza. Questo gli indiani d’America l’avevano capito tempo fa. E la risposta è danzare. Muoversi in un cerchio infinito di coloratissimi vestiti tra canti di gioia e di lutto, fatto di grandi e adolescenti, perché almeno una volta l’anno una tribù possa ritrovare sé stessa, le persone andate via e quelle che restano.

Fancy Dance, opera prima di Erica Tremblay per Apple TV+, è il tentativo di esplorare l’elaborazione del lutto e il difficile percorso di (ri)formazione di un adulto all’interno di uno scenario ben definito, quello della riserva indiana di Seneca-Cayuga, in Oklahoma. Un film costruito da chi conosce benissimo quella realtà come la regista, una documentarista nativa indiana, e interpretato da un’attrice di simili origini come Lily Gladstone. Proprio la protagonista è il simbolico filo rosso che lega questo film con quel Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese attraverso cui un certo cinema ha cominciato a mostrarsi al mondo intero. Non più soltanto la prospettiva dei bianchi nei confronti degli indiani nordamericani, bensì loro stessi e il loro punto di vista sulla presenza degli americani nelle riserve, della rappresentazione della propria comunità e di indipendenza di cui il personaggio interpretato dalla Gladstone è l’osservatore privilegiato.

Un quadro fatto di sfumature

Nulla di politico è comunque così evidente in Fancy Dance, come potrebbe esserlo per ragioni e popolazioni differenti il Nomadland della Chloé Zhao. Il film di Tremblay, invece, indaga il rapporto famigliare tra Jax (Gladstone) e sua nipote Roki (Isabel Deroy-Olson) quando la donna, da un passato problematico, si mette in viaggio con la ragazza in modo clandestino ed esplora gli angoli più remoti della regione, con la speranza di trovare la sorella misteriosamente scomparsa in tempo per il powwow, il raduno di nativi del Nord America.

Nello sviluppo dei tre atti la sceneggiatura esplora in modo rispettoso e in diverse situazioni la vita all’interno delle riserve, consentendoci di immergerci dentro le dinamiche e il passato dei personaggi attraverso una scrittura fatta di sottrazioni e sfumature. La Tremblay, insieme alla co-sceneggiatrice Miciana Alise, tratteggia così un dramma famigliare tramite piccole ed essenziali pennellate – uno sguardo in più, un gesto minimale, un parlato scarno e vero –, innestando lentamente un road movie al femminile con momenti di investigazione dal risultato apprezzabile nel ritmo.

Un difficile equilibrio tra intimità e coraggio

La ricchezza di elementi da raccontare è anche il limite di Fancy Dance. La riserva indiana e il sistema di rapporti interni ed esterni alla famiglia nativa, l’intreccio col mondo sommerso della malavita, l’indagine alla ricerca della sorella, la relazione zia-nipote tra onestà verso sé stessi e la possibilità di essere migliori: temi appena accennati con una battuta, con le azioni compiute dai personaggi, ma nessuno realmente dominante e approfondito durante il film. Nell’incertezza di cosa voler raccontare, Erica Tremblay abbozza il percorso ma senza prendere una decisione forte. Tale titubanza si riflette non solo nel finale aperto ma anche nell’impostazione di regia: vicina e intima nei momenti più delicati, troppo “timida” nei momenti culminanti delle vicende.

Tuttavia, molte delle incertezze della messa in scena sono attenuate dalla grande capacità recitativa di Lily Gladstone. La recente candidata all’Oscar come migliore attrice per il succitato film di Scorsese ribadisce di essere una futura vincitrice della statuetta d’oro: da un’indiana di alto rango al fianco di Leonardo DiCaprio ad una indigente che vive di discutibili espedienti e con un passato da redimere, il suo sguardo così volitivo e mutevole riesce a bucare lo schermo e a reggere la tensione delle scene in cui appare, anche con l’aiuto di una sorprendente Isabel Deroy-Olson.

Un film dalle occasioni incompiute

L’arco narrativo della protagonista, insomma, riesce quantomeno a coinvolgere lo spettatore fino alla fine lasciando intravedere numerose questioni aperte dalle relazioni che Jax/Gladstone intrattiene nell’arco del viaggio. In Fancy Dance non interessa indugiare troppo sul passato dei propri personaggi, o approfondire le conseguenze future delle proprie decisioni; insomma, le azioni. Per la Tremblay è importante raccontare un presente complesso e non privo di difficoltà, la ricerca di una giustizia e la maternità all’interno delle riserve americane di oggi.

Un film femminile ma non femminista, di intuizioni e non di soluzioni registiche, di faticose rassegnazioni e di inaspettate conciliazioni. Un’opera incompiuta, dove si percepisce lo sforzo di una regia in bilico tra la suggestione e la dimostrazione, proprio come la protagonista, in un finale che avrebbe potuto essere ancora più intenso nel sapore agrodolce della privazione e dell’accettazione.

Guarda il trailer ufficiale di Fancy Dance

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Fancy Dance è un film importantissimo per un cinema dei nativi nordamericani, pur nelle sue limitatezze. Una storia riuscita a metà tra il potenziale dell’ambientazione e le sue suggestioni narrative, con una una regia che avrebbe potuto essere più coraggiosa e decisa a fronte di sceneggiatura che lavora di tante, forse troppe sottrazioni e sostenuta da una Lily Gladstone in forma. 

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