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Euforia recensione del film di Valeria Golino con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea

A cinque anni dalla sua opera prima Miele, Valeria Golino ritorna dietro la macchina da presa con il dramma Euforia, un film meno visionario – o obliquo, riprendendo la definizione che la stessa regista ha dato durante la conferenza stampa – del precedente, ma forse perfino più riuscito.

Euforia (qui il trailer ufficiale) racconta la storia di Matteo (Riccardo Scamarcio), un ricco imprenditore omosessuale che vive a Roma. Dedito quasi esclusivamente alle feste e al divertimento, l’agiato trentenne si trova a dover ripensare la propria vita quando scopre che il fratello maggiore Ettore (Valerio Mastandrea) è affetto da una forma terminale di cancro ed è quindi destinato a morire molto presto.

Non volendo sconvolgere la vita quotidiana della sua tranquilla famiglia, Matteo decide allora di nascondere la gravità della situazione non solo al malato stesso, ma anche a sua madre, a sua moglie e ai suoi figli, finanziando nel frattempo le cure e cercando di far vivere al fratello un soggiorno sereno presso il suo attico romano. Naturalmente, la convivenza tra i due non sarà affatto facile…

Presentato il maggio scorso in anteprima nella sezione Un Certain Regard alla 71^ edizione del Festival di Cannes, il secondo lungometraggio da regista di Valeria Golino è un film toccante e veritiero, vicino all’estetica del nuovo dramma borghese italiano ma non per questo meno riuscito e funzionale. Ragionando tanto per immagini quanto per sentimenti, Euforia è infatti un ritratto umano che mette in scena differenti personalità che, nelle loro antinomie, si confrontano e si completano.

Il Matteo di Riccardo Scamarcio rispecchia il prototipo di magnate dedito al successo, che non rinuncia però agli affetti e ai sentimenti. Ettore, al contrario, è un uomo semplice, che cela tuttavia alcuni desideri nascosti. Accanto a loro, come in un valzer, si muovono la moglie Isabella Ferrari, donna dolce e innamorata dell’ormai ex compagno, e l’amante Jasmine Trinca, figura femminile estroversa e imprevedibile.

L’occhio attento della Golino gioca quindi con figure ormai ricorrenti del cinema nazionale, senza restituirle come semplici modelli dimensionali, ma sfumandole alla luce di personalità poliedriche, che permettono agli spettatori di raffrontarsi contemporaneamente con luoghi comuni e con individualità a tutto tondo.

I toni sono spesso volutamente duplici ma perfettamente equilibrati: da un lato, il plot drammatico prosegue in eleganti e calibrati rimodellamenti, mentre dall’altro, alcune parentesi più propense al linguaggio della commedia puntellano la narrazione, non portando mai la storia a derive cupe. La regia vera e propria si allinea alle regole di un cinema popolare destinato al grande pubblico, pur offrendo in certi momenti delle inquadrature e dei movimenti di macchina inaspettati.

Ottimi sono infine i due protagonisti: Riccardo Scamarcio, ormai libero dallo stereotipo di bello e dannato, incarna perfettamente un omosessuale non macchiettistico, lontano da quello di Mine Vaganti; Valerio Mastandrea, in linea con le sue interpretazioni precedente, riflette invece la crisi di una mascolinità tradizionale, alla luce di una malattia e di un nuovo amore.

Guarda il trailer ufficiale di Euforia

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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