domenica, Marzo 26, 2023
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Educazione fisica, recensione del film di Stefano Cipani

La recensione di Educazione fisica, il nuovo film di Stefano Cipani sceneggiato da Fabio e Damiano D'Innocenzo. Dal 16 marzo al cinema.

Avete mai pensato a quanto certi posti raccontino così tanto di noi? Nella vita come al cinema, succede esattamente la stessa cosa: i luoghi sono in grado di catturare i pensieri, le emozioni, i momenti e a tenerli gelosamente custoditi al loro interno, testimoni inanimati – e per loro natura involontari – del bello ma spesso anche del brutto che alberga dentro di noi e che definisce di volta in volta i contorni delle nostre esistenze.

Nella realtà filmica, nel grandissimo gioco illusorio che solo il cinema è in grado di ricreare attraverso le immagini proiettate sullo schermo, succede molto spesso che i luoghi, le ambientazioni, diventino quasi dei personaggi in carne ed ossa, talmente è funzionale il loro ruolo all’interno della narrazione. Improvvisamente, quei posti non sono più degli spazi asettici dentro i quali sentirsi o meno al sicuro, ma diventano delle vere e proprie personificazioni di ciò che realmente proviamo nel fondo della nostra anima, incanalando a tal punto i nostri tormenti interiori da fornire allo spettatore l’impressione di essere accesi, animati, quasi vivi, come se quel luogo – ad esempio – potesse avere delle colpe, al di pari di un qualsiasi essere umano.

C’è un preciso momento in Educazione fisica, il nuovo film di Stefano Cipani (Mio fratello rincorre i dinosauri), in cui il personaggio di Carmen recita ad alta voce: “Non è stata colpa nostra. È stata la palestra”, proprio come se la colpa di qualcosa possa essere realmente addossata al luogo nel quale poi quell’evento si concretizza, spesso nella sua assoluta ingenuità, altre volte nella sua incomprensibile brutalità. E quello che accade nella palestra che ospita momentaneamente le anime in pena di alcuni genitori convocati dall’attonita preside della scuola che intende metterli al corrente di un fatto gravissimo che ha coinvolto i loro figli (uno stupro ai danni di una loro compagna), è ben oltre quello che la morale comune potrebbe giudicare incomprensibile o brutale: è mostruoso, a dir poco disumano.

Perché nel momento in cui viene messo di fronte al proprio fallimento in qualità di genitore e alla possibilità (che poi diventa sconcertante verità) di aver generato, di aver cresciuto un’autentica “mela marcia”, l’essere umano diventa belva e tira fuori unghie e denti, pronto a difendere a qualsiasi costo quel castello di carta che fino a un minuto prima riteneva incrollabile; un castello dove l’errore non è ammissibile, dove la possibilità che “una cosa del genere possa accadere a me” non viene neanche lontanamente messa in conto, dove gli innocenti vengono accusati “per sfinimento”, ma dove è assolutamente lecito avanzare l’insabbiamento, provare a corrompere per mettere a tacere, trasformarsi in branco per cercare di distorcere la realtà e – cosa ancora più infima –  cercare attraverso la persuasione e la manipolazione di trasformare chi è vittima in carnefice.

Un’immagine tratta da Educazione fisica. Foto di Gianfilippo De Rossi.

Salvare i nostri figli per salvare noi stessi

Sono questi gli specchi riflessi della nostra società che aleggiano come fantasmi irrequieti nella palestra cupa, imbrattata, fatiscente di Stefano Cipani, concepita sì come un’aula di tribunale dove non c’è spazio per la severità di giudizio ma soltanto per l’imparzialità dello sguardo, ma costruita però come un bellissimo palcoscenico teatrale che risponde soltanto alle azioni e alle reazioni di chi lo occupa, pronto a cadere a pezzi da un momento all’altro e a svelare fino a che punto può spingersi l’essere umano pur di riuscire a preservare tutto ciò che in un attimo rischia di essere messo a repentaglio, perché quando si tratta di salvare i nostri figli, inevitabilmente si tratta anche di salvare noi stessi.

Una palestra degli orrori, quindi… Talmente suggestiva da risultare profondamente inquietante, adibita a contenere e nascondere tutte le brutture del mondo, chiave di volta che insieme alla parola (quintessenziale, non più trattenuta o inghiottita) manda avanti l’azione e conferisce alla storia una sferzata ancora più energica e perturbante. Un microcosmo claustrofobico e violento in cui si può rifiutare di accettare la verità e cercare di sottrarsi alle proprie responsabilità, che solo uno sguardo sulla realtà talmente lucido come quello di Damiano e Fabio D’Innocenzo (i registi di Favolacce e America latina, qui nelle rarissime vesti di sceneggiatori al servizio di altri) poteva contribuire ad esacerbare, mettendone in bella mostra non soltanto la morbosità e lo squallore, ma anche – e soprattutto – il dolore.

Un dolore che sale e si estende attraverso la verbosità che infastidisce, quella che mette a disagio, vanificandosi negli atteggiamenti scellerati di questi poveri cristi che agiscono come (forse?) farebbe un qualsiasi padre o una qualsiasi madre, ma che a conti fatti pensano come animali in gabbia, perché è molto più facile essere dei cattivi genitori che dei bravi genitori. E quando si arriva a compiere il gesto più estremo, quando il proverbiale “fronte comune” si mostra per quello che realmente è (una chimera!), e si inizia a farsi i conti in tasca l’un l’altro, a cercare di capire chi rischia di meno o chi ha meno da perdere… È proprio lì che Educazione fisica ci invita dolentemente a non puntare il dito e sospendere qualsiasi tipo di giudizio perentorio, convinti di sapere cosa possa essere ritenuto giusto e cosa sbagliato.

Perché alla fine, in un mare magnum di persone pronte a valutare il peso della propria vita e di quella degli altri sulla base di cosa rappresentiamo, ci sarà sempre qualcun altro disposto a valutare sé stesso per ciò che può essere ancora in grado di offrire all’altro e per le scelte eventualmente coraggiose che è ancora in grado di compiere, prendendosi così la sua rivincita contro chi credeva di essere meglio di lui e, in fondo, anche un po’ contro la vita stessa.

Guarda il trailer ufficiale di Educazione fisica

GIUDIZIO COMPLESSIVO

E quando si arriva a compiere il gesto più estremo, quando il proverbiale "fronte comune" si mostra per quello che realmente è (una chimera!), e si inizia a farsi i conti in tasca l'un l'altro, a cercare di capire chi rischia di meno o chi ha meno da perdere... È proprio lì che Educazione fisica ci invita dolentemente a non puntare il dito e sospendere qualsiasi tipo di giudizio perentorio, convinti di sapere cosa possa essere ritenuto giusto e cosa sbagliato.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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E quando si arriva a compiere il gesto più estremo, quando il proverbiale "fronte comune" si mostra per quello che realmente è (una chimera!), e si inizia a farsi i conti in tasca l'un l'altro, a cercare di capire chi rischia di meno o chi ha meno da perdere... È proprio lì che Educazione fisica ci invita dolentemente a non puntare il dito e sospendere qualsiasi tipo di giudizio perentorio, convinti di sapere cosa possa essere ritenuto giusto e cosa sbagliato.Educazione fisica, recensione del film di Stefano Cipani