L’emergenza sanitaria mondiale, causata dalla pandemia di COVID-19, si è ormai ufficialmente conclusa da due anni ed è incredibile come un evento del genere abbia lasciato poche tracce nella produzione cinematografica contemporanea. Ci sono stati film che hanno fatto di necessità virtù puntando su storie intime, ambientate fra le mura domestiche, in modo da girare qualcosa nonostante le limitazioni del lockdown (Malcom & Marie, Something in the Dirt). Ci sono stati instant movie ignobili, pronti a capitalizzare sul tema attraverso il genere (Songbird). Poco altro.
Il cinema al tempo del COVID
A scarseggiare sono state, soprattutto, le pellicole capaci di riflettere direttamente, in mondo serio e maturo, su quel periodo, sia da un punto di vista sociologico che umano. Opere filmiche vicine a quelle che, in passato, si sono realizzate per eventi significativi come lo scandalo Watergate (Tutti gli uomini del presidente), il colpo di stato cileno (Missing – Scomparso) o la condizione dei veterani del Vietnam (Taxi Driver). È come se l’umanità intera abbia voluto semplicemente dimenticare quel drammatico momento storico e andare avanti, e con lei anche il mondo del cinema (periodo che, oltretutto, ha colpito duramente tutto il settore, con conseguenze che si sentono ancora oggi).
Ci pensa Ari Aster, fra i capofila del cosiddetto “elevated horror” made in A24 (Hereditary – Le radici del male, Midsommar – Il villaggio dei dannati), a rimediare. Dopo essere stato presentato in anteprima al 78º Festival di Cannes e più di recente alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Best Of”, arriva infatti anche nelle nostre sale Eddington, al cinema dal 17 ottobre grazie a I Wonder Pictures. Un film che commenta l’America del periodo pandemico attraverso una sfaccettata commistione di generi, che va dal neo-western alla commedia più nera.
Una pellicola che rappresenta il naturale passo successivo nella filmografia di Aster, che dopo l’incubo psicologico di Beau ha paura sembrerebbe confermare la sua volontà di prendere le distanze dai canoni dell’horror, ma senza abbandonare la voglia di scuotere lo spettatore con storie disturbanti e sgradevoli. In questo caso, anche di far storcere più di un naso, vista la natura divisiva del soggetto trattato.

Di cosa parla Eddington
Fine maggio 2020. Nella cittadina di Eddington, New Mexico, lo sceriffo Joe Cross (il premio Oscar Joaquin Phoenix) si rifiuta di rispettare le norme anti-COVID, dubbioso che il virus abbia raggiunto la sua contea. Un’attitudine che lo porta a scontrarsi con il sindaco Ted Garcia (il prezzemolino Pedro Pascal), che, nel mentre, sta facendo carte false per agevolare l’apertura di un grosso data center nella regione.
Con le elezioni alle porte, lo sceriffo decide di candidarsi alla guida della città contro l’amministrazione uscente. Ma quando le proteste di Black Lives Matter scoppiano in tutto il paese, scatenate dall’omicidio di George Floyd, la situazione è destinata a degenerare anche a Eddington, fra complottismi e veri e propri casi di isteria collettiva.
Fra neo-western e farsa alla Coen
Dopo che Aster si è confrontato con gli allucinati incubi polańskiani, il folk horror di The Wicker Man e il mondo dell’inconscio di Charlie Kaufman, filtrando il tutto attraverso la sua personale visione autoriale, questa volta è il turno del neo-western della nuova frontiera americana. Quello di autori come John Sayles (Stella solitaria) e, più di recente, Taylor Sheridan (Hell or High Water), con le loro storie ad ampio respiro che vorrebbero farsi affresco di un’intera comunità, se non di tutto il paese. Opere dove l’ambientazione è contemporanea, ma gli scenari desolati e la filosofia “canis canem edit” non sono dissimili da quelli del Vecchio West. Dove le antiche tensioni di un tempo, sia sociali che razziali, sono ancora vive e vegete e spesso si risolvono nel sangue.
Un contesto a cui Aster aggiunge i toni da farsa grottesca dei fratelli Coen, dove tutto degenera in modo inaspettato, e per le motivazioni più stupide, fino alle conseguenze più estreme: un accumulo di morti senza senso (Fargo, Burn After Reading – A prova di spia). Ma nel crollo nervoso dello sceriffo Cross – interpretato alla perfezione da Phoenix, sempre a suo agio nel ruolo del broken man – si possono trovare paralleli anche con la condizione dell’arrabbiato protagonista di Un giorno di ordinaria follia.

L’America e la pandemia
Aster popola il microcosmo di Eddington con personaggi che rappresentano un po’ tutti gli estremismi contrapposti che affliggono gli Stati Uniti odierni, dando colpi sia a destra che a sinistra. C’è di tutto, dalla moglie complottista dello sceriffo, Louise (Emma Stone), che cade nel tunnel delle cospirazioni sul deep state controllato da una rete di pedofili, alla ragazzetta, bianca e borghese, che si fa portavoce delle minoranze, pretendendo di insegnare anche agli afroamericani cosa sia il razzismo.
Due lati della barricata, ognuno con le proprie colpe e contraddizioni, ben incarnate dai due protagonisti: uno, un coglione negazionista del COVID che accumula consensi online, l’altro, un politico ispanico all’apparenza liberal, ma schiavo delle multinazionali. Comportamenti esacerbati dal contesto pandemico, dove si è dato sfogo alla peggiore ottusità da ambe le parti, sia da chi egoisticamente ha aggirato le regole, che da quelli con il vezzo di fare i moralizzatori con gli altri, con il gusto perverso dell’umiliazione alla gogna pubblica.
Un’opera ambiziosa ma poco compatta
Eddington è un’opera ambiziosa, di quelle che vorrebbero raccontare lo spaccato di un’intero paese durante un momento storico particolarmente significativo (il periodo pandemico, alla fine, è quello che ha inasprito le profonde divisioni degli USA, portando ulteriormente alla radicalizzazione di parte dell’elettorato e alla seconda amministrazione Trump), ma manca della forte visione d’insieme dei lavori di Aster più riusciti.
Un film meno compatto, dove spesso si gira a vuoto e con una parte finale che risulta, a tratti, eccessiva (una deriva ai limiti dell’horror, con letali Antifa senza volto; lo sceriffo che fa Rambo sparando con una mitragliatrice nel centro della città). Un film sbagliato, per quanto non privo di spunti interessanti, rimane pur sempre uno sbaglio.


