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È l’ultima battuta?, recensione del film di Bradley Cooper

Un matrimonio in crisi e il viaggio alla riscoperta di sé stessi sono i temi al centro di È l'ultima battuta?, terzo film di Bradley Cooper con Will Arnett e Laura Dern. Dal 2 aprile al cinema grazie a The Walt Disney Company Italia.

“Can’t we give ourselves one more chance? / Why can’t we give love that one more chance?”, recita il testo della meravigliosa Under Pressure dei Queen e David Bowie, le cui note esplodono nella bellissima scena finale di È l’ultima battuta?, il terzo film da regista di Bradley Cooper. Il quale, dopo il folgorante esordio – doppio: era anche il debutto di Lady Gaga come attrice protagonista – di A Star Is Born e il più discusso Maestro, ancora una volta si addentra in complesse storie d’amore e lo fa con la maestria e la consapevolezza di un veterano. 

(Ri)scoprire nuove e vecchie passioni

È interessante che, nello stesso giorno in cui È l’ultima battuta? arriva in Italia, esca in sala anche The Drama: sono due film diversissimi, eppure in qualche modo legati. Uno (quello con Zendaya e Pattinson) racconta un matrimonio in divenire, che entra in crisi prima di essere celebrato; l’altro invece è tutto sulla fine del matrimonio, tra due persone “infelici insieme” che vogliono provare ad essere di nuovo appagati dalla vita. 

Vita intesa innanzitutto come vita sessuale, perché non appena la separazione diventa ufficiale torna, prepotente, una libido perduta, sepolta da anni di insoddisfazione. Ma anche come vitalità, come linfa vitale, che i due protagonisti ritrovano nel momento in cui scoprono nuove passioni o ne rispolverano di vecchie. Da un lato, infatti, Alex (Will Arnett) si reca per caso in un comedy club e improvvisa un monologo di stand-up, trovando la cosa sorprendentemente liberatoria. Dall’altro, Tess (Laura Dern) riprende l’attività pallavolistica interrotta per dedicarsi alla famiglia: non può più fare la giocatrice professionista, chiaramente, ma l’allenatrice sì.  

Photo by Searchlight Pictures/Jason McDonald. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures

La stand-up come rimedio alla crisi matrimoniale

Per la prima volta, Cooper non è protagonista di un film da lui diretto. Compare comunque nei panni di Balls, eccentrico amico di Alex e marito di Christine (Andra Day), ma sceglie di affidare il ruolo principale all’amico Arnett, che si dimostra eccezionale. Eppure è chiaro, dal modo in cui la macchina da presa si incolla al volto di quest’ultimo, dal modo in cui segue e inquadra quest’uomo in crisi di mezza età che esplora nuove parti di sé stesso, che il regista senta molto “sua” questa storia, basata su quella vera del comico John Bishop. 

E chissà, magari Bishop, oltre a Cooper e Arnett, avrà raccontato la sua “origin story” anche ad Amy Sherman-Palladino, perché quello che succede ad Alex ricorda molto l’inizio di La fantastica signora Maisel, a parti invertite: anche lì c’era un’improvvisa separazione che provocava uno sfogo spontaneo davanti a un microfono in un locale notturno. Quello di Midge Maisel (la strepitosa Rachel Brosnahan), tuttavia, era un monologo molto più sboccato, rabbioso, frustrato, e culminava con una dimostrazione di oscenità pubblica, perché la serie voleva raccontare le difficoltà di una donna di affermare la propria voce in una società (quella degli anni ‘60) prettamente maschile. 

A Cooper, invece, la carriera da stand-up comedian di Alex Novak interessa fino a un certo punto, per quanto il microcosmo del club e la varietà degli stili di commedia sia rappresentato molto bene. Piuttosto, ad attirare la sua attenzione è l’effetto distensivo che lo stare sul palco, il cercare di migliorarsi, il socializzare con i colleghi (e forse farci qualcosa di più) provoca sul viso di Will Arnett; ed è, nella seconda metà del film, l’influenza che tutto questo ha sul suo matrimonio finito.  

Photo by Searchlight Pictures/Jason McDonald. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures

“This Is Our Last Dance, This Is Ourselves”

Anche per questo gran parte di È l’ultima battuta? viene filtrato attraverso la prospettiva di Alex, mentre il percorso parallelo di Tess nel mondo pallavolistico è spesso solo menzionato. Di quel poco che si vede, l’immagine più memorabile è uno scatto che la ritrae da dietro, immortalandola nel salto che precede una schiacciata: ma anche in quel caso si tratta dello sguardo del marito, che inconsapevolmente confina la donna dentro una versione di sé stessa che ormai non esiste più. Ed è qui, nel confronto tra i due, che il film ribalta il proprio punto di vista e (finalmente) illumina anche la figura femminile (e quanto è brava Laura Dern!). 

In definitiva, È l’ultima battuta? è un altro ottimo film di Bradley Cooper. Scritto magnificamente (dagli stessi Cooper e Arnett insieme a Mark Chappell) e con una coppia di protagonisti che trafigge lo schermo. Un’opera che ci ricorda come non sia mai troppo tardi per ricominciare da capo, ma nemmeno per darsi un’altra occasione. E, perché no, per ritrovare quel lato un po’ infantile, un po’ da adolescente che scopre il sesso per la prima volta, un po’ giocoso e divertito. Dopotutto, “this is our last dance / this is our last dance / this is ourselves”, no? 

Guarda il trailer ufficiale di È l’ultima battuta?

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con due strepitosi interpreti e una sceneggiatura magnificamente romantica, È l'ultima battuta è un altro ottimo film di Bradley Cooper. Il regista si addentra di nuovo in complesse storie d'amore e lo fa con la maestria e la consapevolezza di un veterano. Sulle note di Under Pressure, che esplodono nel bellissimo finale.

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Con due strepitosi interpreti e una sceneggiatura magnificamente romantica, È l'ultima battuta è un altro ottimo film di Bradley Cooper. Il regista si addentra di nuovo in complesse storie d'amore e lo fa con la maestria e la consapevolezza di un veterano. Sulle note di Under Pressure, che esplodono nel bellissimo finale. È l'ultima battuta?, recensione del film di Bradley Cooper