Il sogno è uno spiraglio aperto sul nostro inconscio, pronto a procedere sempre per una libera associazione di immagini apparentemente nonsense, suggerite dalle profondità più recondite della nostra psiche. E se invece il mondo onirico fosse, a tutti gli effetti, una porta spalancata su domande che non sappiamo ancora di voler porre a noi stessi?
Dubbi, riflessioni e meccanismi che hanno da sempre affascinato tanto il mondo della psicanalisi (e della scienza) quanto quello dell’arte, portando spesso a uno sconfinamento costante tra i due e ad una reciproca contaminazione, con Jung che usa i tarocchi come archetipi e la settima arte che si affida alle teorie psicoanalitiche per usare il sogno come un grimaldello ideale per scardinare (e spiegare) anche la realtà. E quando ci troviamo di fronte ad un film come Dream Scenario, possiamo essere certi che ritroveremo tutto questo (e molto altro) nell’arco dell’intera durata dei suoi 100 minuti.
Primo film in lingua inglese scritto, diretto e montato da Kristoffer Borgli (Sick of Myself), l’opera vede protagonista un ritrovato (e imperdibile) Nicolas Cage (visto di recente in Renfield) alle prese con uno dei ruoli più complessi, fragili e inediti della sua carriera: quello del professor Paul Matthews, che all’improvviso si ritrova a colonizzare i sogni delle persone portando stupore, caos e scompiglio. E se di colpo un terzo della popolazione mondiale sognasse lo stesso uomo?
È quello che succede a Paul, anonimo professore universitario e padre di famiglia, che trova la sua vita stravolta quando inizia ad apparire in sogno a milioni di perfetti sconosciuti. Da un giorno all’altro diventa famoso, uno status che potrebbe permettergli forse di realizzare ogni suo desiderio. Ma la fama, si sa, è una cosa effimera: dopo l’inaspettata, travolgente celebrità, l’uomo scoprirà presto che basta un attimo per trasformare ogni sogno nel suo opposto.
Lo stupore spiazzante di un’opera sorprendente
Dream Scenario, dopo un passaggio trionfante al Toronto Film Festival, ha fatto il suo debutto anche nel corso della 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma (prima di approdare nelle nostre sale dal 16 novembre) portando con sé lo stupore spiazzante che aleggia solo intorno a certe opere sorprendenti, diverse da tutto ciò che il mercato dell’algoritmo ha mostrato/imposto agli spettatori fino ad oggi.
Già il concept è eccentrico: il pubblico è, ancora una volta, davanti a “l’uomo dei sogni” con sfumature di Nightmare, vista la capacità di Paul di fare irruzione nelle fantasie notturne altrui, non appena si scivola nella fase di sonno profondo. Strano ma vero, c’è un episodio di cronaca che potrebbe aver ispirato, in parte, proprio le premesse di questa storia. È il caso del fenomeno This Man, ovvero l’identikit di un uomo misterioso che nei primi anni 2000 turbò gli animi di molte persone che confermarono di averlo visto proprio in sogno, mentre si trovavano in angoli diversi del globo.
In quel caso si trattava solo di una strategia di guerrilla marketing pensata ad hoc, ma anche nel film di Borgli vengono sciorinate altre spiegazioni plausibili: si parla dell’effetto Mandela, si approfondisce il discorso psicoanalitico insieme a quello sociologico e scientifico, fino a far intendere che potrebbe esserci un fenomeno di iperstizione collettiva alla base di tutto (ovvero quando qualcosa che non esiste diventa plausibile e verosimile nel momento in cui più persone iniziano a vederla ed esperirla).

Tanti fenomeni, ma non è questo ad interessare Borgli, perché il cuore caldo del suo film batte altrove: Dream Scenario sfrutta il pretesto onirico – ed estetico – del sogno e dell’incubo per metterci di fronte al vero volto della nostra società, in una sorta di allegoria disturbante nella quale l’uomo moderno si sveste della propria maschera benpensante, mostrando realmente la propria natura ferina fino a dimostrare, ancora una volta, la verità alla base del crudele “cane mangia cane” che sostiene la teoria darwiniana dell’evoluzione.
Questo perché Paul, il protagonista di tutto e motore immobile, è un uomo tranquillo: un guter mensch buono, onesto, candido e contemplativo, uno che preferisce pensare piuttosto che agire con aggressività e che proprio di immobilismo viene accusato da tutti. Sono, infatti, della stessa corrente di pensiero anche sua moglie, le figlie adolescenti, i colleghi, il preside dell’università presso cui insegna e perfino i suoi studenti.
Paul è l’uomo qualunque, l’everyman per bene destinato a restare sul fondo della storia, lontano dalle luci della ribalta e dai riflettori accesi. Ma cosa succede se invece quest’ultimi iniziano a puntare proprio nella sua direzione, all’improvviso, accecando gli altri che lo circondano? Paul non si lascia travolgere dalla fama improvvisa, anzi; la affronta con il candore di un personaggio di Voltaire, con la gentilezza naif di chi, di colpo, scopre di avere un’opportunità da parte del destino. Ma non viene corrotto dalle lusinghe o dalle attenzioni mediatiche eccessive.
La sinfonia dell’orrore della cancel culture
Ed ecco che spunta la prima crepa di Dream Scenario dalla quale filtra il germe della riflessione più acuta: che ruolo gioca la viralità nella nostra società odierna? Attraverso i social si è compiuta la profezia di Andy Warhol e tutti possono diventare famosi per 15 minuti semplicemente apparendo, salendo così alla ribalta. Le attenzioni mediatiche sconfinano poi nella morbosità perché si innescano gli interessi legati all’indotto di un fenomeno: tutti sono consapevoli della sua breve durata, effimera, e tutti vogliono spremerlo fino in fondo prima della fine.
Da un’analisi delle idiosincrasie (mediatiche) della nostra società con tanto di pennellate di brillante satira (indirizzata soprattutto nei confronti del mondo della pubblicità e del web), si infiltra poi un altro spunto di riflessione ancor più inquietante; perché man mano che il fenomeno Paul Matthews inizia a crescere, più i sogni si moltiplicano. E ben presto si trasformano in incubi, mettendo in pratica – attraverso le immagini – quello che Freud chiamava unheimlich, ovvero perturbante: sogniamo la nostra realtà ma è distorta, riconoscibile ma trasfigurata. E Paul, l’uomo per bene, nei sogni si macchia di atti osceni, uccide, fa sesso, si trasforma lentamente in un Babadook che si annida nell’ombra e terrorizza.
Ed ecco che la gente smette di colpo di amarlo, inizia ad evitarlo e a vederlo come una minaccia, lo confina agli angoli remoti dell’esistenza per dimenticare la sua stessa presenza, rovinando in modo consapevole l’intera vita dell’uomo. E in una nuova, opulenta – quanto grottesca – allegoria, Borgli orchestra la sinfonia dell’orrore della cancel culture moderna, mettendo in scena quella necessità pratica di far sparire – come polvere sotto il tappeto – tutto ciò che è scomodo, imbarazzante, politicamente scorretto, non allineato o diverso.
Le contraddizioni della società moderna
In bilico tra commedia nera, dramma, opera di genere che flirta con l’orrore e l’inquietudine, Dream Scenario finisce per somigliare ad un caleidoscopio scomposto delle contraddizioni della nostra società moderna, che filtra attraverso una lente specifica puntando su uno storytelling dalla forte coerenza narrativa. E puntare su una storia particolare – ed eccentrica – diventa la soluzione per spingere il pubblico a fissare il proprio riflesso sullo schermo d’argento, mentre trattiene risate a denti stretti, si abbandona all’ilarità generale per le disavventure dell’everyman (e meme vivente) Paul e si commuove per la struggente malinconia di certe immagini, trasfigurate attraverso la sensibilità dell’onirico.
I toni dark si bilanciano perfettamente con l’amara tenerezza evocata dalla strepitosa performance attoriale di Nicolas Cage, attore cult (di numerosi scult) noto soprattutto per le sue performance “in overacting”, che qui presta il proprio volto laconico ad un personaggio che si colloca nel solco del Charlie/Donald Kaufman de Il ladro di orchidee, lavorando finalmente per sottrazione e incarnando, in tal modo, l’eterno archetipo dell’uomo qualunque protagonista di eventi sconvolgenti, destinato a combattere inutilmente contro i mulini a vento e uno struggente destino che lo attende.


