mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Dragon Ball Super: Broly, recensione del nuovo film sulle avventure di Goku

Una serie di manga in 42 volumi nata a metà anni Ottanta, quattro stagioni originali di anime televisivi, un ciclo di episodi in versione rivisitata per celebrare il ventennale, tre (discutibili) live action prodotti sia in Estremo Oriente sia negli Stati Uniti e diciannove lungometraggi animati: queste sono solo alcune delle cifre che attestano il successo di Dragon Ball, franchise nato dalla matita di Akira Toriyama e pronto a tornare sul grande schermo con Dragon Ball Super: Broly, ventesimo film della saga.

In continuità con l’ultimo anime prodotto per il mercato televisivo, questo nuovo capitolo diretto da Tatsuya Nagamine mira a rileggere la storia di Broly, sayan cacciato dalla terra natia Vegeta in tenera età e costretto a vivere con il padre su un pianeta angusto, senza possibilità di fuga. Ritrovato ormai cresciuto dall’armata galattica, Broly sarà condotto al cospetto del redivivo e temibile Freezer che, con l’inganno, lo convincerà a combattere all’ultimo sangue contro Goku e Vegeta.

Ricco di adrenalina e di battaglie, Dragon Ball Super: Broly (qui il trailer ufficiale) è un film narrativamente stratificato che, aggirando parzialmente il classico schema a cui ha abituato la Toei Animation, non presenta un cattivo bidimensionale da sconfiggere, ma gioca su personaggi ambigui, che spesso per ingenuità non sanno distinguere il bene dal male. Lo stesso Broly, già apparso in tre pellicole degli anni Novanta non in continuity con la serie principale, è totalmente ridefinito rispetto al passato e proprio per questo assolutamente funzionale al contesto.

Da un punto di vista temporale, la narrazione è inoltre volutamente disarticolata, tanto che il film può essere considerato come un prequel, un sequel e uno spin-off dell’arco narrativo cosiddetto canonico delle avventure di Goku. Offrendo uno sguardo tout court sulla vita del protagonista, il lungometraggio ci permette infatti di assistere alla distruzione del pianeta Vegeta da parte di Freezer, spesso evocata durante la serie, ricollegandosi però poi alla conclusione dell’anime.

Il vero punto di forza del progetto è tuttavia l’orchestrazione visiva della battaglia finale. Da sempre molto importante vista la natura della saga, il combattimento qui appare ancora più curato rispetto a quello televisivo: la commistione tra musica epica, montaggio sincopato e inquadrature spesso articolate permette allo spettatore di sentirsi pienamente coinvolto.

Anche l’animazione appare convincente nei momenti della lotta, dato che gioca su diverse tonalità, effetti stroboscopici e intrecci grafici anche antitetici. Sfortunatamente, lo stesso non può essere detto per le sequenze meno cadenzate, ovvero preposte all’avanzamento della trama. In linea con le critiche che puntualmente sono state mosse all’intero Dragon Ball Super, il disegno animato non è infatti curato, risultando deforme o comunque non proporzionato nella rappresentazione dei corpi.

Ricco di riferimenti alla serie principale, oltre che a figure molto amate delle storie alternative come il combattivo Gogeta, Dragon Ball Super: Broly è dunque una buona e riuscita trasposizione cinematografica del celebre manga che, oltre a piacere quasi sicuramente ai fan, potrebbe colpire anche i neofiti, grazie soprattutto alla narrazione sfaccettata e al dinamismo ritmico della messa in scena.

Guarda il trailer di Dragon Ball Super: Broly

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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