sabato, Febbraio 27, 2021
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Doppio Sospetto, recensione del film di Olivier Masset-Depasse

La recensione di Doppio Sospetto, film di Olivier Masset-Depasse con protagoniste Veerle Baetens e Anne Coesens. Dal 27 febbraio al cinema.

Che cosa si è disposti a fare per un figlio, o meglio: che cosa si è disposti a fare per avere un figlio? È intorno a questa (per certi versi inusuale) domanda che ruota uno dei film più interessanti di questi primi mesi dell’anno: il belga Doppio Sospetto di Olivier Masset-Depasse. Trionfatore ai premi Magritte (gli Oscar belgi), dove si è aggiudicato ben undici statuette (tra cui quelle più importanti: film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista e attore non protagonista), il film è thriller psicologico molto elegante che cattura l’attenzione dello spettatore fin dalla prima sequenza.

Belgio, anni ’60. In un ridente sobborgo, sorge una casa suddivisa in due appartamenti distinti: uno abitato dalla famiglia Brunelle e l’altro dalla famiglia Geniot. I membri dei due nuclei familiari sono amici: in modo particolare le mogli, Alice (Veerle Baetens) e Celine (Anne Coesens), ma anche i mariti, Simon (Mehdi Nebbou) e Damien (Arieh Worthalter), e i due figli piccoli, Theo e Maxime. La complice serenità in cui vivono le due famiglie è però scossa da un evento drammatico che non solo cambierà le vite dei vari personaggi, ma travolgerà sopratutto il rapporto di Alice e Celine, ponendole anche l’una contro l’altra.

Traendo ispirazione dal romanzo “Dèrriere la haine” di Barbara Abel, Olivier Masset-Depasse dirige un film che inizialmente si affida ad atmosfere tipiche del melò (in particolare quelle del cinema di Douglas Sirk), per virare poi improvvisamente verso toni più cupi e “disturbanti” che chiamano in causa non solo il cinema di Alfred Hitchcock e quello di Roman Polanski, ma in generale i caratteri peculiari del thriller.

Specchi, elementi psicoanalitici, personalità multiple (vere o presunte), misteri: Doppio Sospetto utilizza tutti i cliché tipici del genere a cui appartiene per giocare con le aspettative dello spettatore (e lo fa dalla prima straordinaria sequenza), procedendo con un ritmo compassato che alimenta, scena dopo scena, un sentimento di inquietudine che gli spettatori vivono al pari della protagonista Alice, con la quale sono portati ad identificarsi.

Contribuiscono alla cristallizzazione di questo sentimento perturbante che invade tutta la vicenda, non solo l’ottima sceneggiatura, firmata dallo stesso regista (che oltretutto non ha le pretese – grazie a Dio! – di spiegare per filo e per segno ogni cosa agli spettatori, neppure nel finale), ma sopratutto la messa in scena, e in particolare l’ampio uso di dettagli (sguardi, sorrisi, abbracci negati, ecc.) che mettono ancora più in evidenza i turbamenti di protagonista e spettatori durante il corso della narrazione.

A tutti questi elementi, sapientemente amalgamati dall’autore, si devono naturalmente aggiungere le convincenti performance di tutti gli interpreti, che concorrono alla riuscita di un film le cui innegabili qualità sono state notate anche ad Hollywood, come testimonia il fatto che il regista Masset-Depasse sia in procinto di lavorare a un remake americano del film che dovrebbe vedere protagoniste Jessica Chastain e Anne Hathaway.

Guarda il trailer ufficiale di Doppio Sospetto

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Doppio sospetto è un film che inizialmente si affida ad atmosfere tipiche del melò (in particolare quelle del cinema di Douglas Sirk), per virare poi improvvisamente verso toni più cupi e "disturbanti" che chiamano in causa non solo il cinema di Alfred Hitchcock e quello di Roman Polanski, ma in generale i caratteri peculiari del thriller. Il risultato è uno dei migliori film di inizio anno.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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